Giovani e sesso: Hiv e Aids quasi sconosciuti per 17enni

05 Giugno 2018
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Da un'indagine attuata negli ultimi cinque anni scolastici su 12685 studenti emergono importanti limiti nelle conoscenze sulle modalità di trasmissione del virus e di protezione individuale soprattutto negli istituti tecnici e nelle scuole professionali. Persiste, per quanto in calo (nei maschi dall'11 al 5.5% in cinque anni) una significativa percentuale di studenti che dichiarano di non aver mai sentito parlare di HIV/AIDS. Significativamente più a rischio di non disporre di alcuna informazione sono i ragazzi con uno o entrambi i genitori stranieri. Scuola e televisione, ma molto meno famiglia, internet o amici identificati come fonti di informazione. In incremento da un anno all'altro le conoscenze nelle scuole oggetto di interventi ripetuti, probabile effetto di un 'contagio positivo delle informazioni' attraverso un'educazione tra pari. In calo l'autostima, soprattutto tra le ragazze. L'indagine promossa dall'Associazione Nazionale per la Lotta contro l'AIDS (ANLAIDS) ha permesso di analizzare 12.685 questionari anonimi somministrati prima di un intervento formativo in 67 Istituti Scolastici pubblici in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna (39% licei, 54% istituti tecnici, 7% istituti professionali), prevalentemente concentrati nelle aree metropolitane di Milano e di Roma. In 30 Istituti è stato possibile disporre di dati riguardanti interventi effettuati consecutivamente sulle classi terze di anni successivi. L'età media dei ragazzi che hanno compilato il questionario era di 17 anni; 6473 (51%) erano di sesso femminile. I ragazzi che dichiaravano di non aver mai sentito parlare di HIV/AIDS prima dell'intervento in corso raggiungeva l'8% (l'11% nei maschi) nel 2013-2014, per poi scendere significativamente negli anni successivi ( 3,1% nelle femmine e 5,5% nei maschi nel 2017-2018). Tra i fattori di rischio indipendentemente associati alla totale ignoranza del problema il sesso maschile, l'essere studenti di scuole professionali o di istituti tecnici rispetto ai liceali, avere uno o entrambi i genitori stranieri. "In una scuola che accoglie sempre più ragazzi provenienti da altre culture, anche gli interventi di prevenzione e di educazione alla salute devono tenere conto dei diversi percorsi individuali dei ragazzi - commenta Massimo Galli, Presidente Simit-Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, che è responsabile scientifico del Progetto Scuola di Anlaids fin dalla sua costituzione - non deve poi stupire che il diradarsi degli interventi di prevenzione negli ultimi anni abbia generato sacche di totale non conoscenza del problema, specie nelle fasce più svantaggiate degli studenti. Va poi ricordato che l'indagine è stata attuata prevalentemente in scuole di aree metropolitane e in cui spesso gli interventi formativi sono stati ripetuti per più anni consecutivi, facilitando la comunicazione tra pari. È quindi possibile che la totale ignoranza del problema tra i ragazzi sia fenomeno anche più diffuso di quanto emerga da questi dati". "L'impressione - commenta ancora Galli - è che i ragazzi considerino l'argomento come un tema scolastico, estraneo al loro vissuto e tale da meritare un approfondimento in internet o un confronto con gli amici solo per una minoranza. Il dato ribalta completamente i risultati ottenuti in un campione analogo in Milano negli anni tra il '98-'99 e il 2000-2001, in cui gli amici e in minor misura la famiglia occupavano i primi posti come fonti d'informazione e ambiti di confronto. La caduta di attenzione rispetto al problema emerge soprattutto sul dato riferito alla famiglia, che è costante negli ultimi anni".
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