Bombe ed estorsioni nel nome del clan: incubo racket ad Angri e Sant'Egidio | Il sistema criminale

20 Ottobre 2017 Author :  

Cercavano di convincere le vittime, per lo più imprenditori edili ed immobiliari, a pagare il “pizzo” spacciandosi di essere esponenti della camorra e utilizzando bombe e armi. Quattro persone, di Angri, di Pompei e di Sant'Antonio Abate, arrestate dai carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, supportati dai militari di Castellammare di Stabia e di Torre Annunziata: sono accusati di concorso in estorsioni, tentate e consumate, aggravate dal metodo mafioso. E' l'esito di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Salerno, avviata nel febbraio dello scorso anno, in seguito all'esplosione di un ordigno in un cantiere edile di Sant'Egidio del Monte Albino, dove stava sorgendo un centro medico polispecialistico.
La loro richiesta estorsiva era di 100mila euro, anticipata da “visite” che gli indagati, armati di pistole, facevano nei luoghi di lavoro. Nel mirino - è stato accertato in venti mesi d’indagine - anche altre due imprese di costruzione, impegnate ad Angri, nella costruzione di un cavalcavia ferroviario. Sono finiti in carcere Marzio Galasso, 54enne di Sant'Antonio Abate ma residente ad Angri, e Aniello Bruno, 49 anni di Angri. Ai domiciliari invece sono finiti Aldo Fluido Esposito, 58enne di Castellammare di Stabia ma residente a Pompei, e Giovanni Galasso, 30enne figlio di Marzio. Altri cinque complici, invece, sono stati denunciati. Si tratta di M.L., 54enne abatese, P.G., 41enne di Angri, G.M, 60enne angrese, A.N., 56enne di Castel San Giorgio, e V.C., 69enne di Angri.

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