Angri, frana. Ortolani: "Ecco cos'è successo, adesso è il momento di porsi delle domande" | Il video

10 Novembre 2017 Author :  

“Angri: l'alluvione del 6 novembre 2017 è arrivata utilizzando il viadotto autostradale”: a dirlo è il geologo Franco Ortolani. Si tratta di una “alluvione moderna: lascia gli alvei e inforca il viadotto autostradale superando la profonda trincea nella quale scorre l'autostrada trovandosi direttamente sul centro storico senza ostacoli! Alluvione da Guinness dei primati!
I flussi fangosi e detritici innescatisi lungo i versanti devastati dagli incendi estivi in seguito al nubifragio che ha investito l'area tra Nocera Inferiore ed Angri alle prime ore del 6 novembre 2017 (circa 50 mm in circa un'ora), si sono incanalati in un vallone poi raggiunta la zona pedemontana dove gli alvei sono stati "sapientemente" cancellati dall'uomo non si sono persi d'animo – spiega Ortolani in una nota - Lasciata la zona pedemontana i flussi si sono incanalati lungo alcune strade che si dirigono verso l'abitato a valle. Un profondo ed insuperabile ostacolo avrebbe potuto sbarrare la discesa verso il centro storico e l'invasione disastrosa dell'abitato: la profonda trincea nella quale scorre l'Autostrada Napoli-Salerno. Dimostrando una insospettabile originalità i flussi hanno imboccato il viadotto che supera trincea ed autostrada e si sono riversati senza più ostacoli nel centro abitato spingendosi fino alla stazione lontana alcuni chilometri dai versanti dai quali si erano originati. Alluvione intelligente? O uomo stupido?”.

ROGHI ED EFFETTI - Inoltre Ortolani insiste riprendendo la denuncia sui roghi: “I dissesti del 6 novembre 2017 ad Angri causati dagli incendi che in estate hanno devastato i versanti a monte, dalla mancanza di vie di deflusso adeguate nell’area urbana e da non adeguata cartografia del PAI. Il giorno 6 novembre 2017 la Campania è stata interessata dalla prevista perturbazione che dopo lungo periodo siccitoso ha fatto precipitare abbondante pioggia. Come si ricorderà, durante l’estate i versanti boscati campani sono stati in parte devastati da incendi criminali che hanno destabilizzato la superficie del suolo ricoprendola di cenere – spiega Ortolani - Fino all’inizio di novembre solo a San Rufo nel Vallo di Diano si era verificato un nubifragio che aveva innescato flussi fangoso e detritici che invasero anche l’area urbana oltre che le strade. Dopo gli incendi i versanti e le zone pedemontane sono rimaste nelle stesse condizioni per cui si aspettava l’arrivo dei nubifragi autunnali per vedere cosa sarebbe accaduto! Le piogge del 6 novembre 2017 sono state caratterizzate da vari eventi tipo nubifragio della durata di alcune decine di minuti che, laddove hanno investito versanti incendiati durante l’estate, hanno innescato i previsti flussi fangosi e fangoso detritici. Positano rientra tra i centri famosi nel mondo interessato dai dissesti post incendio. Anche nella città di Angri si sono verificate invasioni di acqua fangosa e detriti fino nel centro città, a poche decine di metri dal Castello Doria, lungo strade che nel piano del rischio idrogeologico elaborato dall’Autorità di Bacino non erano stata individuate come aree a rischio di invasione di flussi fangoso detritici. E’ un aspetto noto che l’area urbana è cresciuta senza alcun riguardo per le sistemazioni idrauliche, deviando, coprendo, intasando alvei. Ovviamente i tre aspetti si sono sinergicamente sommati per determinare i dissesti urbani del 6 novembre 2017.
Angri rappresenta uno dei prototipi di area urbana cresciuta spensieratamente nella zona pedemontana senza tenere conto delle problematiche geoambientali che potrebbero rovinosamente interessarla provenienti dai versanti circostanti. Questi ultimi sono stabili dal punto di vista geomorfologico in quanto impostati su rocce carbonati che. Sono vegetati in quanto sulla roccia si trovano sedimenti di origine vulcanica con spessori variabili da qualche decina di cm a vari metri che hanno originato un suolo fertilissimo.
Questi sedimenti diventano instabili se si saturano di acqua in seguito a precipitazioni prolungate e in tal caso possono originare colate rapide di fango e detriti come accaduto nel sarnese nel 1998 e a pochi chilometri di distanza a Nocera Inferiore nel 2005”.

L'INSTABILITA' DOPO GLI INCENDI BOSCHIVI - Per Ortolani la situazione è davvero al limite: “Un altro fattore di instabilità è causato dagli incendi boschivi che determinano l’accumulo di cenere impermeabilizzante sul suolo e da successivi, eventuali, nubifragi anche della durata di alcune decine di minuti con precipitazioni di alcune decine di mm.
E’ evidente che un’area urbana nella zona pedemontana deve essere dotata di ampi canali per lo smaltimento dei flussi fangosi e detritici provenienti dai versanti che devono essere soggetti a ripetuta manutenzione. In molte aree urbane pedemontane i canali originari sono stati tombati e deviati in vario modo per piegare la natura alle esigenze di una urbanistica non ecosostenibile. In seguito agli eventi alluvionali del 6 novembre 2017 si cercheranno i responsabili, come sempre accade dopo un evento idrogeologico disastroso”.

LE DOMANDE DI ORTOLANI: “a- E’ stato un evento piovoso eccezionale imprevedibile per cui nessuno ha colpa?
b- E’ un evento eccezionale irripetibile?
c- E’ colpa della natura?
d- E’ colpa dell’uomo?
Esponiamo i risultati fino ad ora ottenuti con lo studio del fenomeno del 6 novembre 2017. 1- Circa i punti a, b e c si fa presente che le precipitazioni piovose del 6 novembre non sono per niente un evento eccezionale in quanto periodicamente si verificano piogge simili nell’Agro Nocerino Sarnese e sui Monti Lattari, come si riscontra negli anni passati. E pertanto rappresentano pure un evento naturale ripetibile. 2- Circa il punto d c’è da considerare che la responsabilità de fenomeno alluvionale urbano è da attribuire all’uomo che per decenni ha urbanizzato senza adeguare la città ai bisogni della natura con ampie vie di deflusso per smaltire i flussi idrici, fangosi e detritici provenienti dai versanti a monte in occasione di eventi tipo nubifragio. Le responsabilità dell’uomo si individuano anche negli incendi criminali che hanno devastato i boschi a monte di Angri mettendo le premesse per successivi disastri idrogeologici in seguito ad eventi piovosi tipo nubifragio. Dopo l’incendio del secolo del Vesuvio e del Somma di luglio 2017 abbiamo sollecitato i responsabili istituzionali ad intervenire per ripristinare le vie di deflusso per evitare fenomeni alluvionali. Naturalmente si fa riferimento alle mappe del rischio idraulico del PAI elaborate dall’Autorità di Bacino competente che devono individuare e delimitare le aree dove si possono verificare esondazioni con conseguenti flussi fangoso detritici. Altra responsabilità umana è da individuare in una non adeguata elaborazione delle mappe del rischio idraulico in quanto l’area devastata dai flussi non era stata individuata come area a rischio -continua Ortolani - Se i versanti non fossero stati devastati dagli incendi criminali non si sarebbe verificato il disastro idrogeologico urbano. Basta prendere in considerazione le precipitazioni cadute a pochi chilometri di distanza a monte di Nocera Inferiore dove il pluviometro di campanialive ha registrato circa 100 mm nel giorno 6. E’ evidente che solo dove i versanti erano stati devastati dagli incendi estivi, come a monte di Angri, le precipitazioni piovose tipo nubifragio hanno innescato deflusso superficiale e conseguenti flussi rapidi fangoso detritici”.

 

GUARDA LA VIDEO INTERVISTA AL SINDACO DI ANGRI COSIMO FERRAIOLI

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