Sarno. Forza Italia: "Commercio ambulante, tributi alle stelle e tanta confusione: ecco una soluzione..."

19 Gennaio 2018 Author :  

Forza Italia Sarno sul piede di guerra per la confusione che regna sul commercio ambulante. Costi alti e tanti dubbi, ecco la nota dei forzisti sarnesi capitanati dal segretario Giuseppe Palomba e dal capogruppo consiliare Giuseppe Agovino: "Com’è noto i commercianti ambulanti di Sarno e quelli che operano nel mercato settimanale e rionale stanno da anni scontando i contraccolpi di una crisi economica molto dura. La cosa è chiara anche a questa Amministrazione che ha cercato di adottare misure di sostegno e di rilancio del settore commerciale locale, molto spesso, ahimè, rimaste nel limbo delle pie intenzioni o delle delibere/manifesto.
Ora se guardiamo ai dati osserviamo che la fiera settimanale del giovedì nel giro di qualche anno ha visto il numero degli operatori su posteggio assegnato passare da circa 240 a circa 170, con un calo progressivo dovuto da una parte ad un evidente onere eccessivo della COSAP e, dall’altra, alla difficoltà per molti di far fronte al pagamento dei debiti pregressi accumulati, con conseguente pronuncia di decine di decadenze delle concessione per inadempimento degli obblighi riconnessi al titolo medesimo.
È opportuno far presente che gli ambulanti che operano su più mercati giornalieri rischiano di pagare mensilmente più di un canone medio di locazione di immobili fittati ad uso commerciale e questo in un contesto di crisi cui si aggiunge la concorrenza dei negozi commerciali, i cui prodotti sono sempre più competitivi per qualità e prezzo con quelli praticati dal settore del commercio ambulante - si legge nella nota -  Qui la lungimiranza amministrativa ci chiede di operare affinché tale settore non finisca del tutto, tenuto conto che in questo Paese di attività economiche non è che ce ne siano tante e nemmeno del tutto floride.
In un caso analogo, come possiamo vedere sul WEB (www. Ilpescara.it), nel Comune di Pescara, di fronte a decadenze a raffica contro molti commercianti morosi, l’opposizione ha scritto “[…] un sindaco non può semplicemente revocare le licenze di vendita e mettere sulla strada dei padri di famiglia: piuttosto il sindaco avrebbe dovuto convocare quegli ambulanti, capire il perché della loro morosità, prendere atto di una crisi economica che sta strozzando soprattutto le piccole imprese, ambulanti compresi, e aprire la strada a piani di rientro personalizzati, concedendo a quegli operatori la possibilità di mantenere il proprio posteggio, e di continuare a lavorare per rimettersi e coprire il proprio debito”.
È evidente a tutti la contraddizione e la schizofrenia amministrativa in questo caso. Da una parte si vuole che chi ha il debito paghi e dall’altra lo si manda in mezzo alla strada. Come fa a pagare chi non lavora?
Dunque bisogna trovare un punto di equilibrio tra le esigenze dell’Ente di conseguire le entrate dovute e quelle del commerciante che, in ossequio anche a quanto previsto dalla normativa in materia, esige che gli oneri fiscali e parafiscali dovuti siano calcolati tenuto conto del valore del bene pubblico concesso e del valore economico dell’attività che vi si va a svolgere. Valore quest’ultimo che necessariamente deve tener conto della crisi economica complessiva.
Da quanto sopra ne discende che non è possibile pensare di far cassa con introiti la cui entità è estremante fluttuante per non dire incerta. Mandare via i commercianti non significa rimpiazzarli con un turn over che non esiste, significa solo rinunciare ad una entrata, sicuramente marginale, e, soprattutto, non far lavorare tanta gente che ne ha bisogno.
Alla luce di quanto sopra ci piace riportare parte della pronuncia della Commissione Tributaria Lombardia, sentenza del 17 gennaio 2005, n. 48: “ […] la tassazione a favore dell’Ente Locale ha la funzione di ristorare la collettività della sottrazione all’uso collettivo di un bene pubblico, come il suolo che è stato occupato. La TOSAP è qualificata tassa e non imposta proprio perché rappresenta un ristoro per la sottrazione effettiva, ancorché temporanea, operata da un singolo di un bene di proprietà collettiva. Non è né potrà, viceversa, essere uno strumento di politica economica per l’ente locale, al pari di un’imposta locale e, di conseguenza non potrà essere applicata seguendo esigenze e finalità di bilancio alcuna. Da ciò deriva la necessità di interpretare norme, come quella in esame, secondo l’ottica del ristoro dell’obiettiva e reale sottrazione del bene all’uso collettivo e non secondo lo scopo di massimizzare il gettito per l’ente locale”. Quanto sopra vale, ovviamente, anche per la COSAP i cui presupposti sono i medesimi e, soprattutto, perché il canone risolve definitivamente la querelle sulla natura di imposta o tassa dell’onere legato all’occupazione del suolo pubblico.
Tanto premesso si chiede a questa Amministrazione di procedere tempestivamente all’approvazione di regolamenti che disciplinino in modo chiaro le procedure sia di riscossione coattiva, con la possibilità di fare ricorso a modalità agevolate di pagamento quale la rottamazione delle cartelle, sia della pronuncia di decadenza, definendone il procedimento e il carattere di sanzione autonoma o accessoria, prevedendo, inoltre, come impedirla nel rispetto dell’art. 2966 del codice civile, se applicabile alla fattispecie. A tal proposito sarebbe oltremodo auspicabile che, nelle more dell’approvazione dei dovuti adeguamenti regolamentari, l’Amministrazione adottasse, con una delibera della Giunta Comunale, un atto di indirizzo rivolto agli Uffici interessati che disciplini la fase transitoria".

Punto Agro News

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