Scafati. Delitto di Ravello, la Dipino si difende: "Non ho ucciso io Patrizia"

27 Febbraio 2018 Author :  

Vincenza Dipino, già condannata in primo grado a 23 anni di reclusione per l’omicidio di Patrizia Attruia, dinanzi ai giudici della Corte di Assise e di Appello si difende dalle accuse e punta il dito contro Vincenzo Lima. Quest’ultimo è accusato di concorso in omicidio. Il procuratore generale, Antonella Giannelli, al termine della requisitoria ha chiesto per l’imputata la condanna a 15 anni di reclusione (8 anni in meno rispetto alla condanna di primo grado).

La dichiarazione in aula

La Dipino alla corte, presieduta da Verdoliva, ha reso spontanee dichiarazioni, ricostruendo, quanto accaduto quel giorno del 2015 nella sua abitazione di Ravello. La Dipino ha affermato di non essere stata lei ad uccidere Patrizia Attruia. Quella sera del 25 marzo Patrizia, rientrata in casa (vivevano tutti e tre sotto lo stesso tetto ospiti della Dipino) avrebbe sorpreso il suo compagno, Giuseppe Lima, in atteggiamenti di complicità con l’imputata. Nacque una violenta litigata. Poi dalle parole si passò ai fatti: tra i tre vi fu una colluttazione che portò alla morte della donna originaria di Scafati. I due giorni successivi, in cui il corpo della vittima rimase stipato nella cassapanca, i tormenti del Lima che, terrorizzando la Dipino, la costrinse a dire il falso accusandosi. Nel corso del dibattimento i legali della Dipino Marcello Giani e Stefania Forlani hanno formulato alcune eccezioni preliminari. Il procuratore Antonella Giannelli ha chiesto una cospicua riduzione di pena da 23 a 15 anni. Il processo è rinviato al prossimo 12 marzo. Per Lima, che ha scelto il rito abbreviato, il 12 febbraio scorso il pubblico ministero

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