Marcia contro le mafie, i familiari delle vittime: "La legalità non è un abito da indossare a proprio piacimento"

21 Marzo 2018 Author :  

Un lungo corteo che non è solo una liturgia in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, ma anche un modo per dire “noi ci siamo” e non abbiamo paura. Un modo per stare vicino a chi ancora combatte: “Certi ricordi non si cancellano e perdere mio fratello mi ha fatto capire quanto gli volessi bene: in effetti il suo ricordo per me è come se fosse una presenza con cui mi devo confrontare tutti i giorni anche se non ci possiamo più abbracciare, guardarci negli occhi – dice Mario Esposito Ferraioli, fratello di Antonio Esposito Ferraioli. L’omicidio di Mario Esposito Ferraioli fu fatto nel 1978, fu commesso da ambienti camorristici cui il Ferraioli stesso si contrapponeva in qualità di rappresentante sindacale aziendale della Cgil presso lo stabilimento della Fatme di Pagani. “Mio fratello Tonino era un ragazzo gentile dai modi meravigliosi, purtroppo è morto perché quel silenzio che troppe volte sentiamo addosso. Lui non era fatto per girarsi dall'altra parte, il silenzio di molti lo ha ucciso. Quel girarsi dall'altra parte, quella mancata condivisione. Abbiamo storie che ci rivelano tanto, si vede un controluce di persone che hanno affrontato la vita con coraggio senza mai smettere di credere – spiega Esposito Ferraioli – Non si può trasmettere la legalità se non la si vive, purtroppo spesso le istituzioni non capiscono che la legalità non è un abito che si può indossare quando ci fa comodo, ma è uno stile di vita da assumere e da portare dentro: la legalità è qualcosa che non si insegna, ma si consegna tutti i giorni. Sono i dettagli quotidiani quelli che dicono molto di ognuno di noi. In effetti questo profumo di legalità che è partito da Pompei, da Scafati sta inebriando tutta la Campania e speriamo – con le altre manifestazioni - si espanda presto in tutta Italia. Dobbiamo dire grazie alla scuola, agli insegnanti, alle associazioni e soprattutto a Libera e a Don Luigi Ciotti che è una persona eccezionale e che fa tanto per i familiari delle vittime e l'intera comunità” commenta Mario Esposito Ferraioli.

Carmela Sermino moglie di Giuseppe Veropalumbo, morto a Torre Annunziata, la notte di San Silvestro del 2007: ore 23:15, un proiettile sparato da qualcuno per “festeggiare“, lo raggiunse al petto. Un'altra vita spezzata dalla malavita, senza senso.
“Per noi è una giornata importantissima, siamo tutti i familiari qui in piazza e come in tutte le piazze d'Italia: veramente siamo tanti, questo fa capire quanto le mafie, la camorra, la 'ndrangheta, la Sacra Corona hanno rotto la vita a tante vittime innocenti d'Italia – dice Carmela Sermino - Noi siamo qui insieme per portare, non solo la memoria dei nostri cari, ma anche un messaggio affinchè non ci sia più questo lungo elenco di nomi, affinchè non ci sia più mafia. Deve essere un impegno di 365 giorni all'anno. Per noi la giornata del 21 marzo è un punto cruciale perché ci riuniamo spesso nelle scuole andando ad incontrare ragazzi, facendo iniziative per quanto riguarda la giustizia, il comportamento che bisogna assumere giorno per giorno, perché ripeto, l'allenamento deve essere quotidiano. La legalità non è una parola da insegnare, non basta cercarla sull'enciclopedia: deve essere appresa nel concreto, in maniera pratica. Se ognuno di noi fa il proprio lavoro e fa il proprio dovere, le cose cambiano”.

Ecco l'elenco completo delle vittime delle mafie #pernondimenticare #21marzo

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