Politica

FDI - Aliberti e' il solito giocatore delle tre carte.
Nel Consiglio Comunale del 16 giugno si e' consumato l'inciucio, cioe' Aliberti e' riuscito a raggiungere la quota di 13 consiglieri solo grazie al trasformismo di Quartucci e Raviotta e il voto determinante del consigliere Roberto Barchiesi. Con questa operazione di trasformismo Aliberti si e' rilevato un cialtrone perche' e' venuto meno a quanto da lui sostenuto in ogni dove e cioe' che mai avrebbe governato con accordi trasversali, papocchi e ammucchiate. Diciamo che era meglio dimettersi che governare con questa situazione.
Noi vigileremo per evitare che vengono portate azioni a danno della città. Invitiamo il Sindaco a prendere atto che non ha piu' la maggioranza e a rassegnare le dimissioni per il bene della Città.

CAROTENUTO, SCAFATI ARANCIONE - Il consiglio comunale di giovedi sul bilancio ha determinato alcune riflessioni non solo di carattere politico, ma anche di carattere storico: con il voto di Raviotta e Quartucci -consiglieri eletti tra le fila della minoranza- si riapre quel dibattito rispetto al processo che ha avuto inizio già nella seconda metà del XIX secolo e che si chiama trasformismo.
Il trasformismo è una pratica che il nostro paese conosce bene perché già durante i governi della Sinistra Storica a guida Depretis e Crispi si sono avuti gli episodi in cui parlamentari eletti tra le fila della destra sono passati dall'altra parte della barricata (i moderati infatti venivano invitati a “trasformarsi” in progressisti), portando corruzione e scandali.
Già nel 1882 quindi, con la "trasformazione" veniva meno l'appartenenza a un bagaglio politico e culturale che avrebbe dovuto differenziare organizzazioni e uomini politici.
E’ utile ricordare che il trasformismo non si basa su un accordo programmatico, come qualche consigliere comunale oggi cerca a fatica di giustificare, ma si regge su un compromesso costante e continuo accompagnato da un patteggiamento sistemico: questo porta all'immobilismo dell'azione di governo e al decadimento più profondo del dibattito politico.
Non dobbiamo quindi meravigliarci, che a distanza di circa 130 anni, questi fenomeni tornino sotto forme diverse e con giustificazioni diverse, con maggiore forza in contesti sociali e politici come i nostri, perchè essi stessi rappresentano la cultura politica degli uomini che ricoprono ruoli pubblici, di tutte le epoche storiche.
E' evidente che nella fattispecie locale, i due consiglieri si sono assunti una grossa responsabilità votando un bilancio quasi in pre-dissesto, al netto delle responsabilità personali che si sono accollati: dovrebbero sapere che con questi conti nulla potrà essere fatto nei prossimi mesi o anni al di fuori di tagli lineari che colpiranno indistintamente tutte le fasce della popolazione; con il loro voto hanno determinato l'impossibilità anche di ragionare su una maggiore equità di carico fiscale che adesso rischia di aumentare vorticosamente, dovendo coprire buchi e gravi e sprechi compiuti in questi anni di gestione clientelare; con il loro voto hanno legittimato un'attività politico amministrativa da "manuale cencelli", determinando ingiustizie sociali, tensioni sociali e atrofizzazione del dibattito politico; hanno determinato una quasi totale impossibilità di compiere investimenti per limiti imposti dalla legge (TUEL); hanno rafforzato quei sentimenti di sfiducia e indignazione nelle istituzioni sempre più marcate; infine hanno determinato un “accanimento terapeutico politico e amministrativo” che non porterà a nulla, ma solo immobilismo e tempo perso nel garantirsi una maggioranza di governo.
La città e gli scafatesi non sono stupidi e sapranno giudicare quando verranno chiamati ad esprimersi.

Punto Agro News

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