Manovra, quali conseguenze per l’economia italiana?

19 Ottobre 2018 Author :  

37 miliardi. Questo è il valore della manovra, dopo l’intesa a cui il Consiglio dei ministri è sopraggiunto al termine di dieci giorni tutt’altro che facili, fatti di numeri, cifre, percentuali, promesse e minacce. Dentro una serie di provvedimenti, i quali attendono tuttavia ancora l’occhio di falco di Bruxelles, che già ha avuto modo di far avvertire la sua presenza. Andiamo ad analizzare più da vicino il contenuto del Def.

Erano i due punti più attesi, ed alla fine l’accoppiata Salvini-Di Maio ha smentito, almeno per ora, chi li accusava di spot elettorali. C’è il Reddito di cittadinanza, c’è la riforma sulle pensioni che prova a mandare in pensione la Fornero. Per il Reddito, cavallo di battaglia del Movimento, il governo prevede di stanziare 9 miliardi, di cui 2,6 dal Rei, più un altro miliardo per potenziare i centri per l’impiego. Scatterà nel 2019, e dovrebbe sostanziarsi in un assegno da 780€ al mese; le modalità per la ricezione del Reddito sono quelle già ampiamente note. L’obiettivo, oltre ad equiparare l’Italia al resto dell’Europa, è rilanciare la domanda interna. Il moltiplicatore keynesiano insegna che l’effetto principale sul Pil è dato dagli investimenti pubblici, in altre parole, dall’aumento di posti di lavoro. Il Reddito va in un’altra direzione, vedremo se sarà quella corretta. La Quota 100 (62 anni + 38 di contributi), con l’aggiunta dell’opzione donna (pensione anche a 58 anni), non dovrebbe avere grossa incidenza su chi attualmente è impiegato, ma potrebbe aprire, se non delle voragini, almeno ampi spazi per le generazioni più giovani (18/19 anni), che con la Fornero rischiano ancora di trovarsi ingolfati in un meccanismo di entrata-uscita alquanto perverso.

Più incisive le riforme volute dalla Lega rispetto a quelle dei colleghi di governo, come evidenzia l’analisi di mercato sulla Manovra elaborata da Moneyfarm. Salvini infatti porta a casa la tanto agognata doppietta pace fiscale – Flat Tax, dopo un braccio di ferro dall’esito non scontato. La tassa piatta, con aliquota al 15%, andrà ad insistere sui redditi autonomi fino a 65 mila euro annui, con una riduzione di nove punti rispetto all’attuale tassazione; la misura, diffusa in diversi paesi, ha avuto effetti contrastanti, quindi è difficile ad oggi prevedere gli eventuali benefici sull’economia italiana. Il condono, invece, prevede un’aliquota al 20% per chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi; aliquota che sale al 30% in caso di integrazione successiva. L’intento è chiaro, ma le polemiche tarderanno a placarsi.

Avranno decisamente un’incidenza minore i provvedimenti introdotti per volontà del Movimento 5 Stelle. Il taglio alle pensioni d’oro, quelle sopra i 4500 €, dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa un miliardo in tre anni, ma su questo aspetto c’è divergenza rispetto alle previsioni di Boeri, che parla di massimo 150 milioni (probabile che, come spesso accade, la verità sia nel mezzo); non avranno comunque effetti di rilievo sul Pil. Ancora più inutile il taglio dei vitalizi al Senato, con un risparmio di 56 milioni l’anno. Inezie se pensiamo al bilancio dello Stato, ma provvedimento molto significativo dopo anni di promesse non mantenute in tale direzione. Se sarà una vittoria di Pirro lo scopriremo molto presto.

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