"La valigetta misteriosa" nel capolavoro di Quentin Tarantino

24 Dicembre 2016 Author :  

di Francesco Apicella

Pulp Fiction”, il capolavoro di Quentin Tarantino, con John travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Bruce Willis, Tim Roth , Christopher Walken, Harvey Keitel e tanti altri bravi attori, fu girato nel 1994 ed ottenne tantissimi premi cinematografici, fra cui i la Palma d’oro al festival di Cannes del 1994 e l’Oscar per la migliore sceneggiatura a Quentin Tatantino e Roger Avary nel 1995. E’ l’ultimo capitolo della “trilogia pulp” di Tarantino, dopo “Le iene” del 1992 e “Una vita al massimo” del 1993 che, però, fu diretto da Tony Scott. Tutti si sono chiesti cosa ci fosse nella valigetta luminosa che Vincent e Jules avevano recuperato. Il suo contenuto non viene mai mostrato sullo schermo, né viene mai menzionato. Si vede solo l’espressione stupita di chi guarda al suo interno, da cui proviene una luce radiosa e quasi mistica (effetto che venne realizzato con una lampadina arancione). La combinazione per aprire la misteriosa valigetta è un numero di 3 cifre inquietanti: 666. Il numero che, secondo il capitolo 13 del libro dell’Apocalisse, nel Nuovo Testamento della Bibbia, corrisponde a quello della Bestia. Riguardo al contenuto della valigetta circolarono molte ipotesi , alcune delle quali veramente strambe e bizzarre. C’è chi sostenne che contenesse l’anima di Marsellus o l’essenza stessa della violenza. L’ipotesi più azzardata fu quella della famosa critica cinematografica Susan Fraiman che in un suo articolo sostenne, convinta, che la valigetta contenesse “un’interiorità maschile, chiusa in un duro rivestimento esterno”. La fantasia creativa dei critici, a volte, non ha limiti! Avary, il coautore del film, rivelò che, all’inizio, la valigetta doveva contenere semplicemente dei diamanti ma l’idea, ritenuta troppo banale e scontata, era stata subito messa da parte. Inoltre, nella scena finale all’Hawthorne Grill si potrebbe dedurre che il contenuto siano dei soldi o della cocaina. Fu Tarantino stesso a svelare il mistero, dichiarando che, in realtà, la valigetta non conteneva un bel niente e che si trattava semplicemente di un “MacGuffin”, un espediente narrativo che mette in risalto un particolare visivo, al fine di creare curiosità e suspense e catturare, così, l’attenzione dello spettatore. Il termine fu inventato dal celebre regista britannico Alfred Hitchcock, il maestro del brivido, di cui Tarantino aveva grande stima e a cui ammise di essersi ispirato. “Una delle cose che preferisco nel raccontare storie come faccio io” ha dichiarato “è dare forti emozioni: lasciare che il pubblico si rilassi, si diverta e, poi, all’improvviso….boom!, voglio trasportarli improvvisamente in un altro film.”  L’esempio per eccellenza di MacGuffin è la busta con i 40.000 dollari sottratti da Marion nel capolavoro di Hitchcock “Psyco”. La busta che la ragazza porta con sé, mentre scappa dalla città, viene ripetutamente e insistentemente inquadrata come se fosse il perno principale della storia. Poi però, più avanti, la trama prende una piega del tutto diversa e la busta esce di scena, per cui lo spettatore si rende conto che la busta coi soldi era solo un espediente narrativo per mettere in moto la vera storia. La valigetta di Pulp Fiction, per gli effetti emotivi che ottiene sullo spettatore, è forse il più grande MacGuffin della storia del cinema  e, personalmente, anche se non amo il genere dei film violenti, inframmezzati da scene splatter compiaciute, devo riconoscere che Tarantino è un regista creativo, innovativo e di grande genialità narrativa.

 

 

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