Riti e Miti - L’Origine della Valle del Sarno: i pelasgi e la civiltà del Sarno

09 Gennaio 2017 Author :  

Il Sud si chiamava nell’antichità Italia, dagli Itali che come i Siculi, appartenevano alla stirpe indigena. Quando Antioco da Siracusa la indicò con il nome di Enotrica o Ausonicai, i Greci non erano ancora sopraggiuntiii. Secondo Aristotele: - fu Italòs, re degli Enotri, a darle il nome e trasformare i nomadi Enotri in agricoltoriiii, dandogli nuove leggi. Nonostante Antiocoiv ed Aristotelev, non pochi restano gli Antichi che hanno sostenuto che i pelasgi siano stati gli Italiani ab origine, forse per significare cha la nostra prima forma di civiltà distintiva - parliamo di civiltà, ovvero di organizzazione sociale e non di cultura che, semplicisticamente, è il modo di vivere, di pensare e di rappresentarsi di un popolo - sia stata, con ogni probabilità e verosimilmente, al di là del diverso giudizio di valore ed interpretazione soggettiva che si da sulle fonti antiche, importata dai diversi popoli sopraggiunti dalle porte del Mediterraneo. Le informazioni pervenuteci intorno ai pelasgi ci sono state trasmesse in gran parte da scrittori, geografi e storici greci, che non raramente mal interpretavano le fonti autentiche, dai loro mythoi e da quelli di popoli indo-europei-asiatici. È dal IV millennio a.C. che i risultati degli scavivi condotti a Çatalhöyükvii provano che i pelasgi mossero verso l’Egeo lasciando tracce evidenti della loro civiltà nei paesi del Mediterraneo in cui approdarono. Conone, Polibio e Straboneviii, attribuiscono ad essi la fondazione di Sarnoix, anticamente chiamata Sarro, i quali, giunti dall’area del Peloponneso nella Valle del Sacro Fiumex la chiamarono Valle del Sarro e si diedero l’appellativo di Sarrasti. Saro, dall’augurante baia di Sarosxi dalla quale erano salpati lasciando alle loro spalle forse Alba Lydi, la carestia e non da lungo tempo, l’interminabile guerra di Troia a cui molti vi avevano forse partecipato, fu detto il monte che a guardia della Valle vi si eregeva. Con Sarno nacquero altri insediamenti che formarono un agglomerato di villaggi sparsi, come Sparta in Laconia, e tra di essi ce ne sarà uno che meglio degli altri si svilupperà includendo genti e territori diversi, Nucriaxii.

LA NASCITA DEI VILLAGGI E LE LORO CULTURE - Forse, allora il cielo era di un azzurro profondo, il caldo non soffocava ed il clima non variava repentinamente. L’aria non era né immobile né troppo mossa e la vegetazione sbocciava, agli occhi dei nostri inseminatori, in un trionfo di nuovi colori. Giunti nella recondita valle delle delizie e dopo che le loro famiglie ed i compagni d’avventura si ebbero tutti stabiliti, si stanziarono con le proprie tribù sulle sponde limacciose del Sacro Fiume fondando cinque villaggi a governo dei rispettivi scali fluvialixiii che svilupparono con i nativi, popolo per lo più agreste ma non per questo indolente che per carattere e tradizione, amava i forestieri e praticava il culto di un’arcana panteistica religione senza nomexiv, inaccessibile ai più e primigenia come la Verità, con i suoi vetustissimi riti italici. Pertanto, dopo la sorpresa e lo straniamento iniziale, un grande connubio fu praticamente sancito. Un’integrazione durata secoli per compatibilità delle loro rispettive nature. I Sarrasti, sotto la protezione divina del loro Sangariusxv formarono così, un unico pacifico popolo fuso nelle rispettive culture con stanziamenti che si estendevano sino a Marcina. Saros, era detto anche il ciclo delle eclissi, un antico studio astrale già in uso ai maghi Šarrānixvi ossia ai Caldeixvii, e Croce del Sudxviii era una costellazione nota in quel tempo soltanto ai Caldei che nomina, guarda il caso, un luogo dell’attuale territorio di Nocera (Inferiore) ove si venerava Juno Sarrana. Proviamo ad immaginare, per un istante, questi Pelasgi-Sarrasti-Tirreni nel momento in cui sono approdati per la prima volta dal Mar dei Piratixix alla foce del Sarro, con le loro agili imbarcazioni e raggiungere il cuore della Valle. Di certo saranno stati colpiti come da un segno divino alla vista di quella selva rigogliosa irrigata da limpide acque fluviali, dagli antri ben nascosti, dalle fitte voci di uccelli acquatici, dalla vasta coltre di odorosi noci-bianco-fioritixx e dolci e dalle numerose sorgenti che, scrosciando, si tuffavano dall’alto, trasformando il fiume in latte per le proprietà del suo prodigioso letto. Sarà bello anche immaginare quella loro lunga ed ibrida schiera di equipaggi e passeggeri, di donne, bambini, vecchi, giovani di belle speranze, di intere famiglie di tribù diverse con pratiche e credenze varie, ma sicuramente similari nella sostanza, di ascoltarli esclamare, felicemente sbigottiti, alla vista di quello spettacolo: Catha! Catha!xxi Ai loro occhi, forse, era come se si fosse mostrato l’Eden, il biblico giardino irrigato di acqua fluviale dalle quattro confluenzexxii, un paradiso perduto racchiuso in una conca che si estendeva per circa centomila ettari su un terreno eccezionalmete fertile e protetto, irrigato da un corso a tratti navigabilexxiii, ricco di cacciagione e, a pochexxiv miglia, con un porto marittimo che vedrà nascere la vivace Pompejaxxv. A guardia di questo eden v’era una corona di monti lussureggiantixxvi sui quali i nativi praticavano il pascolo e l’antica arte casearia e i Latini chiamarono mons Lactarius o Lactariis, cioè Monti del lattexxvii (in arabo Al Lat significa Monti della Dea) tra i quali si ergeva, come un pastore a guardia delle greggi, la vetta illuminante del Monte Albinoxxviii circoscritta dal Saro e dal dio Velchan, il Vesuvioxxix, un vulcano nato dal mare.

iCitato da Dionigi, in La guerra del peloponneso di Tucidide al Lib. I, 20.

iiCfr.G.B. Garzetti, Della storia e della condizione d’Italia sotto il governo degli imperatori romani, II ed. lib.IV, Padova, 1841, pagg. 349-359.

iiiCfr. Aristotele, Politica, Lib. VII, c. 10; cfr. G. Marciano di Leverano, Descrizione, Origini e successi della prov. d’Otranto, Na, Stamp. dell’Iride, 185, p. 9.

ivAntioco di Siracusa, storico, V sec. a.C.

vFilosofo greco nato il 384-383 a.C.

viScavi archeologici realizzati nel 1955 dall’archeologo inglese James Mellaart e poi nel 1979 dall’austriaco Fritz Schachermeyr, storico dell'antichità.

viiTurchia

viiiStrabone non parla, invece, dei Fenici, che pure avrebbero potuto abitare la zona del Sarno e che pure avrebbero potuto dar origine all'idronimo, se è vero che Saron è anche toponimo palestinese e che Sarra corrispondeva a Tor, cioè alla Tiro dei Fenici, e che in latino Sarranus stava ad indicare tirio o fenicio.

ixSecondo alcuni, sarebbe di origni etrusche il nome del fiume Sarno e significherebbe: fiume dalle molte sorgenti.

x Cfr. O. Ferrara, Culti nella Campania antica – Il remoto dio delle fonti, (www. Auditorium. Info /orazio- ferrara-culti- nella-campania- antica-il-remoto- dio-delle- fonti-2/)2004: - La simbologia sulle antiche monete dei Sarrasti, rinvenute nel corso degli scavi della Valle del Sarno e in particolare in Nuceria Alfaterna, conferma il culto delle acque del Sarno deificato. Culto attestato per l'età romana da Svetonio e dall'effigie sacra ritrovata nel borgo marinaro fluviale di Pompei; culto assai diffuso, come evidenziato dal grande storico Mommsen. La simbologia della stragrande maggioranza delle monete, soprattutto quelle di epoca preromana, riporta sempre, pur nella diversità dei segni grafici, ad un unico concetto o idea-guida. Infatti i simboli impressi, quale la protome o testa equina, i due cavalieri, il cavallo che sovrasta una stella, la testa giovanile con corna ritorte, il cane, il toro con volto umano, il giovane con accanto un cavallo, non sono altro che multipli grafici esoterici di una stessa immagine o concetto sacrale, che affonda le sue radici nel preistorico culto delle acque o della civiltà delle Sacre Sorgenti. Questo culto, ripreso ed integrato con elementi magici dagli Etruschi durante il loro predominio sulla valle, sarà trasmesso in seguito ai Romani. A Sarno si ritrovano accomunati tutti gli elementi sacri indispensabili al culto di questa antica religiosità mediterranea pre-indoeuropea: la montagna ai cui piedi sgorgano copiose sorgenti che danno vita ad un fiume. Caratteristiche queste che predestinavano il luogo ad un destino misterioso e fatale, come testimonia il successivo insediamento del Fanum etrusco. Il nucleo centrale della preistorica religione delle Sacre Sorgenti è imperniato su una ambigua trinità: la Grande Dea, signora della montagna sacra, dalle cui viscere sgorga il fiume ovvero il Dio della sorgente, figlio e sposo allo stesso tempo della Grande Dea o Madre a cui dona la fertilità, infine due cavalieri, di cui uno immortale e uno mortale (rappresentanti l'uomo nella sua doppia natura corporea e spirituale). Questi due cavalieri, la cui immagine ricorre in molte monete sarraste, saranno identificati poi in epoca storica con i Dioscuri (ndA: e più tardi ancora, intorno all’anno 1000, da Hugo de’ Pagani per i suoi Cavalieri Templari). Cfr. anche, G. Sinatore, Cronomitostoria della festa di un popolo. Madonna de’ Pagani detta de’ Galline, NPL, Pagani, 2014

xiIn Anatolia.

xiiDa neos-kairos = nuovo abitato

xiiiCon il tempo i villaggi della Valle divennero grandi esportatori di grano che trafficavamo su per il Sacro Fiume ove costruirono, secondo Strabone, cinque epineon, ovvero scali fluviali, cfr. Strabone, Geografia V, 4. 8 et 4. 246- 247.

xivTeologia paganica Italica.

xvSangario, Sangarius, divinità fluviale dell’Asia Minore che dà’ il nome al fiume dell’Anatolia.

xviIntorno ai Sarrani, nell’antichità si dibatteva se fossero di Tiro o di Cartagine e un Attilio Sarrano fu anche il nome dato al figlio del console Attilio Regulo (Marcus Atilius Regulus), condottiero della Prima Guerra Punica. Sarrani, erano anche chiamati i flauti dei musici che si posizionavano a sinistra. Distinguevansi inoltre i flauti sarrani, frigi, lidi, i flauti degli spettacoli, che fatti erano d'argento, d'avorio o d'osso, e quelli dei sacrifizi che erano d'ordinario di bosso. I flauti erano gli strumenti militari dei Lacedemoni [...], cfr. ad vocem “flauto”, Dizionario delle Origini Invenzioni e Scoperte, vol. II, Tipografia Bonfanti, Milano, 1829, p.1159.

xviiAntico popolo mesopotamico. Caldeo, significa Conoscitore delle Stelle. I condottieri Caldei vengono indicati sempre al plurale come šarrāni (re) o anche ra'sāni.

xviiiLa Croce del Sud anticamente era considerata tutt’uno col Centauro. Alpha Centauri, la terza stella più luminosa della volta celeste e più vicina a noi, era già riportata sulle mappe dei Caldei, cfr. Diodoro Siculo. Bibliotheca historica, II,29. Nel cuore di Alpha Centauri c'è un pianeta gemello della Terra ovvero con alcune caratteristiche che lo accomunano a noi; come la Terra, infatti, ruota attorno ad una stella molto simile al nostro Sole. A proposito della costellazione della Croce del Sud può essere interessante sapere che l'avvicinarsi al solstizio d’inverno per gli antichi, voleva dire la fine dei raccolti e simboleggiava un processo di morte: la morte del Sole che per 3 giorni smette apparentemente di muoversi verso Sud. In questi 3 giorni, ovvero il 22, 23 e 24 dicembre, il sole rimane in prossimità della Croce del Sud: la costellazione Crux e dopo, il 25 dicembre appunto, torna a muoversi di 1 grado verso Nord facendo presagire giorni più lunghi, calore e primavera.

xixMar Tirreno.

xxMandorli.

xxiChe significa: protezione, riparo, divinità.

xxiiAnche il Sarno ha quattro bocche maggiori chiamate Gualchiera, Cerola, Foce e Santa Marina e tre minori: Cantarone, Rogna e Pennacchio che, dopo un dato percorso, si riuniscono in unico corso detto Affrontata.

xxiiiSignificativa la citazione di Strabone per i riferimenti alla navigabilità ed alla funzione commerciale del fiume che costituiva un importante via di comunicazione e di collegamento per gli interni centri di Nocera, Nola ed Acerra, oltre che per Pompei, il cui porto assumeva un ruolo di primaria importanza: - Sia questo sia Pompei che vien dopo, presso la quale scorre il fiume Sarno, li possedettero gli Osci, poi gli Etruschi e i Pelasgi, quindi i Sanniti, che pure furono cacciati da quei luoghi. Pompei, presso il fiume Sarno che accetta e spedisce merci, è il porto di Nola, di Nocera e di Acerra, centro omonimo di quello presso Cremona. Sovrasta tutti questi luoghi il monte Vesuvio; cfr. Strabone, Geografia V, 4. 246-247; Cfr. G. Centonze, Dal Sarno all’Arno. L’idronimo Sarnus da Virgilio al Sannazzaro, 1989, WEB, da Cultura e Territorio, V-1988 [1989], pp. 191-212; G. Centonze, Stabiana. Castellammare di Stabia e dintorni nella storia, nella letteratura, nell’arte, Bardi Editore, Roma, 2005.

xxiv Nove miglia.

xxvTra i 5 epineon il quinto, pompe, cioè il più importante, fu chiamato Pompeia: [...] Pompei, presso il fiume Sarno che accetta e spedisce merci, è il porto di Nola, di Nocera e di Acerra, centro omonimo di quello presso Cremona. Sovrasta tutti questi luoghi il monte Vesuvio; cfr. Strabone, Geografia V, 4. 246-247; Cfr. G. Centonze, Dal Sarno all’Arno. L’idronimo Sarnus da Virgilio al Sannazzaro, 1989, WEB, da Cultura e Territorio, V-1988 [1989], pp. 191-212.

xxviLa pianura del Sarno, aperta verso Ovest dove confina con il Golfo di Napoli, è chiusa a Nord-Ovest dal Vesuvio, ad Est dal Sub-Appennino Sannita, a Sud dai Monti Lattari.

xxviiI Monti Lattari costituiscono un tratto dell’Anti-appennino Campano. Di natura calcarea, hanno un profilo frastagliato e formano il prolungamento occidentale dei monti Picentini dell'Appennino campano, poi costeggiando l'Agro Nocerino si protendono nel mar Tirreno formando la Penisola Sorrentina. La catena montuosa è delimitata a nord-ovest dal golfo di Napoli, a nord dalla valle dell'Agro Nocerino- piana del Sarno, ad est dalla valle Metelliana ed a sud dal golfo di Salerno.

xxviiiAl di là delle traduzioni ed interpretazioni delle fonti storiche antiche, è importante, per un attimo, assumere l’antica cultura religiosa per poter comprendere l’uomo davanti alla bellezza ed alla potenza inconosciuta della Natura. L’alto è di per sé sacro, e la montagna rappresenta l’occhio ed il trono degli dèi. Il Monte Albino, dove albino significa: chiaro, splendente, luce, bianco, cioè che colpisce gli occhi, la dimora dell’Alto, (dalla radice preindoeuropea *alb-/*alp, con un Alb come sonorizzazione di Alp che significava anche altura, monte, pietra, dalla quale radice deriva anche il toponimo Alburni, il termine alpi e ancor meglio l’Alborj (come la spiaggia di Vietri sul Mare) che era il monte persiano che rappresentava (e per alcuni ancora lo rappresenta) il centro del creato, il trono dell’Alto, così come lo rappresentano il monte Meru dell’induismo, l’Olimpo greco, il Moriah massonico, il Montsalvat del Gral, la montagna di Qaf dell'Islam, quella del Sinai, dell’Ararat e del Garizim. Importante, è anche sapere che Tasges, il dio etrusco, era albino dalla nascita. Con il prefisso alb-, sono da evidenziare anche Albium Intemelium (Ventimigla), Albium Ingaunum (Albenga), Alba, Albalonga ecc., In Catalogna c'è una cittadina, in alto sui Pirenei che si chiama Alp conservando la radice pre-indoeuropea Alb/Alp (Alb come sonorizzazione di Alp): Alp – lap – pal = roccia; Alb – Bal = bagliore. Cfr. anche G. B. Pellegrini, Toponomastica italiana, Hoepli, 1990, p. 369: - dall’indoeuropeo albh= bianco (cfr. umbro alfu = alba; spetta a tale radice anche Albinia (Tab. Peut. Rav. V 2) > Albenga in Etruria…

xxixCfr. R. S. Conway, The italic dialects, University Press, Cambridge, 1897, parag. 143, p. 141; su alcue monete ritrovate nei pressi di Nola, forse è indicato con il nome osco-etrusco-pelasgo, il Fensernu, Fenseris ossia Veseris, Vesuvio; alias il Monte Somma.

 

 

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