“Arte Ambientale” all'oasi dunale di Paestum nel contesto di festAmbiente Paestumanità

10 Agosto 2017 Author :  

Il modello di sviluppo proposto dai paesi occidentali, non è uno sviluppo reale e sostenibile; questo modello di sviluppo crea indebitamento e povertà perché si sono sostenuti i costi di un presunto benessere cedendo le ricchezze naturali del paese a potenze straniere. Inoltre, le risorse ambientali, grazie sempre a questo disumano modello occidentale (la c.d. Civiltà Economica), sono state dilaniate, deturpate, impoverite o rese sterili dalle monocolture, dall’incentivazione all’uso di bio-teconolgie, dall’induzione alla produzione di Organismi Geneticamente Modificati e l’utilizzo massivo di devastanti erbicidi sintetici. Infatti, per Vandana Shiva[1]: - Le nuove biotecnologie hanno creato (e ancora creano) insicurezza alimentare e morte per fame, sprecando risorse con monocolture distruttive mantenute utilizzando ingenti incentivi […] Queste pratiche riflettono una neo-colonizzazione occidentale a livello culturale ed economico … La visione dell’Occidente che esalta il Progresso, ma misurandolo in termini di Profitto, è quanto di più disastroso sia stato mai posto in atto a danno dell’intera Umanità. È con questa visione che, voluta dai gruppi economici dominanti sostenuti da una politica ipocrita e fedifraga, è iniziata l’inarrestabile distruzione di culture, di tradizioni e di modelli sociali, per far posto a culture competitive il cui grado di civiltà è dato solo dal mercato. Pertanto, mi è facile sostenere che questo nostro mondo non è diventato affatto il previsto villaggio globale, ma un esteso e ricolmo campo di disadattati i quali, tra un immenso disordine orizzontale e verticale di cemento, s’incamminano perseguitati dalla fame e dall’ansia dei conflitti, distratti tra testimonianze di ere differenti, terreni abbandonati, campi e mari inquinati, casupole, fondaci, chiese, fabbriche sgombre ed edifici scalcinati, mentre incombe, più della povertà economica, la miseria dell’animo umano dei governanti. Ciò che abbiamo vissuto sinora, costellato da suicidi, fallimenti economici e sciagure ambientali, è il risultato di una civiltà che abbiamo voluto a tutti i costi, barattando le “fabbriche” con i campi ed i mestieri, nell’illusione di faticare di meno per poter comprare più cose inutili …Intorno a tutto ciò, ribollono identità culturali, mostrate, imbavagliate, trascurate o negate, che costituiscono il nodo problematico della cittadinanza e della sua base morale nella società contemporanea. Secondo Ivan Illich[2]: - Due terzi dell’umanità potrebbero ancora evitare di passare per l’età industriale se sceglieranno, sin d’ora, un modo di produzione fondato su un equilibrio postindustriale, quello stesso al quale i paesi sovraindustrializzati dovranno prima o poi ricorrere per superare il caos […] Dinanzi al disastro incombente, la società può adagiarsi a sopravvivere entro i limiti fissati e imposti da una dittatura burocratica o può reagire politicamente pretendendo un processo politico che permetta alla popolazione di stabilire il massimo che ciascuno può esigere, in un mondo dalle risorse manifestamente limitate; un processo che porti a concordare entro quali limiti va tenuta la crescita degli strumenti; un processo che incoraggi la ricerca radicale intesa a far sì che un numero crescente di persone, possa fare sempre di più con sempre meno...

Ma io sono certo che esiste un legame più vasto e profondo che abbraccia lo spazio, il tempo, l’uomo ed il luogo, e questo legame si chiama armonia la quale si ottiene con la fratellanza tra gli esseri umani, che non è affatto un’utopia. Infatti, questa esperienza, seppur breve, ha ampiamente dimostrato che esiste un significato, un senso, una direzione, che da millenni induce l’uomo ad uno stare insieme. A quale esperienza mi riferisco? Alla IV edizione di festAmbiente Paestumanità, conclusasi il 16 luglio del 2017, voluta da Legambiente Paestum nelle persone di Pasquale Longo e Cosimina Capo che - oltre ai convegni, svolti con dibattiti serrati su urgenti quanto incombenti tematiche sociali ed universali come quelle sull’accoglienza dei migranti costretti a fuggire dalle proprie terre e dai propri affetti per una esiziale geopolitica subordinata all’oligo-economia di mercato - ospitava anche un’attività di Arte Ambientale nell’oasi dunale di Legambiente Paestum dal 14 al 16 luglio 2017, curata ed organizzata dal sottoscritto, dal titolo Terra! Terra … (Approdi e Radici). Il tema, individuato da Cosimina Capo e Pasquale Longo, era chiaramente una chiamata all’individuazione di soluzioni alle problematiche correnti. Quel “Terra!”, esclamato, voleva indicare l’approdo, la salvezza, la casa, mentre l’altro “Terra…”, sospensivo, le radici, il viaggio, la fuga. L’Arte Ambientale è un richiamo alla coscienza ambientalista e nasce da una sintesi estetica tra medium espressivo, luogo e tempo. L’opera d’Arte Ambientale è concepita come un processo di armonizzazione naturale che, con lo scorrere del tempo, assorbe in sé il tempo stesso, il luogo, le atmosfere e lo stesso Artista, come Uomo parte della natura naturante. Questa attività artistica è stata eseguita esclusivamente sul luogo, con elementi ivi reperiti (pietre, rami secchi, oggetti rifiutati da riciclare, etc.). Agli Artisti, è stato consentito soltanto di portare alcuni strumenti per poter realizzare la metamorfosi artistica (seghetti, forbici, etc.) oltre ai colori e a materiali (biodegradabili) sussidiari come, ad esempio, spaghi, funi, (di fibre vegetali) e nastri colorati (di cotone). All’evento hanno preso parte, dopo una rapida selezione, 21 artisti: Lello Ronca, ideatore e fondatore dell’evento artistico, dopo l’attività si è così espresso senza nascondere una certa soddisfazione: - Quest’iniziativa, nata per consapevolizzare l’uomo sulla potenza della Natura e sull’ispirazione che essa esercita nel linguaggio espressivo, finalmente sta assumendo la sua autentica forma. Ho dovuto attendere quattro edizioni ma finalmente ho potuto vedere come giovani artisti, che sono stati le vere opere d’arte di questa rassegna, si sono immersi nella natura per raccogliere ed accogliere i suoi suggerimenti. Li ho visti fissare la costa irrorata dalle onde ribelli, perdersi nella pineta brulicante per captare i suoi innumerevoli spiriti e trasferirli nelle narrazioni delle loro opere ambientali e ancora, incantarsi alla vista delle piccole dune sabbiose impreziosite dai gigli di mare. Lello Ronca ha lasciato nella magica pineta la prova dell’umano cinismo: un relitto, il fasciame di un’imbarcazione che emanava l’odore dell’indifferenza, del disinteresse che si faceva morte. Oltre al M.° Ronca, altri veterani hanno confermato la loro presenza per la quarta volta consecutiva, come Cosimina Capo, artista ed angelo custode dell’oasi Legambiente, a lei si deve una scultura zoomorfa, dipinta come una zebra, che fa da vedetta sulla rada. Adele Ruggiero, che ha creato, con materiale riciclato, una rete in pvc per indicare le relazioni umane ma anche una separazione, una protezione, una trappola, una ragnatela, lasciando a chi l’osserva la scelta di collocarsi da una parte o dall’altra di essa, cioè dalla parte della Natura naturans o dell’Homo destruens. Per la Ruggiero, quella rete ha anche un valore spirituale, di connessione, di preghiera, invocazione. Quando le ho chiesto che importanza avesse avuto la tecnica al fine del concepimento e della realizzazione dell’opera, mi ha sommessamente detto che: - la tecnica cede sempre alla Natura cioè, che la Natura è sempre maestra d’arte. Doriana e Patrizia Giannattasio, che hanno tenuto a sottolinearmi quanto l’istinto, l’interazione, la meraviglia, siano preponderanti nell’Arte Ambientale e quanto il confronto e l’incontro con l’altro, siano essenziali per la conoscenza delle proprie emozioni e per comunicare con le cose del mondo. La loro opera aerea è un pentagramma sul quale il respiro del vento annota il suo canto. Vincenzo Pepe, artista dell’ex gruppo “Vincenzo al cubo”, un gruppo di tre artisti (Vincenzo Pepe, Vincenzo Brenga e Vincenzo Guida), aventi il medesimo nome di battesimo, ha confermato la sua IV presenza. Già autore di “Altrodinote” (un tronco rinsecchito, posizionato orizzontalmente su due cavalletti, con lamelle intercalate nel suo fusto che, come tasti di un liuto, sono pronte a vibrare al tocco del viandante) e “Tridente, un’opera alta più di cinque metri che riproduce appunto il forcone di Nettuno, quest’anno ha istallato Acqua” collegandosi al tema Terra! Terra

Acqua” è un tubo oscillante di 4,20 metri, fissato tra due pali paralleli, nel cui interno, intermezzato da canne di bambù, sono stati inseriti chiodi e sabbia per riprodurre, con l’oscillazione, il suono della pioggia scrosciante da un verso, e dall’altro quello dell’onda che s’infrange sulla roccia. Alfonso Natella, il più anziano dei veterani, ha costruito un cavallo di legno di circa tre metri per tre, per: - rivendicare l’antica comune cultura sannita e richiamare l’uomo arcaico che è in noi, il pastore, alla ricerca del bene poiché, come dicevano alcuni filosofi classici, è il Bene che rende immortali. Io sono d’accordo con Alfonso, militante della prima ora a difesa del proletario, poiché si avverte il bisogno di ritrovarsi e per farlo, bisogna spalancare le porte al mondo antico, quello che ci da’ la possibilità di vivere in armonia con il Tutto rendendoci più sensibili alle emozioni, alle sensazioni e ai sentimenti, quello che ci fa riconoscere e manifestare i moti dell’anima godendo di essi. Artemisia Giorgio, quindicenne, la più giovane dei veterani della rassegna, ha proposto un orologio che recava al suo zenit un biglietto scritto di proprio pugno per esprimere la forza di volontà e un quadrante costellato da oggetti rinvenuti, come: bambole, piantine geografiche, fiori di plastica e una pistola giocattolo, per delineare il tempo dell’uomo che sempre inizia con un oggetto ludico e talvolta termina con un oggetto di morte. Artemisia ha confessato che questa sua rinnovata presenza è stata sicuramente più bella delle precedenti ma molto più complessa, più sofferta. Paco Slate, un writer napoletano, ha lasciato invece un profilo femminile esotico sull’imbiancato casotto dell’oasi dunale, vivacizzato da prismi colorati. Santa Rossi, in tandem con Daniela D’Oria, ha creato un Maleficium contro i piromani, assassini della terra, che ultimamente hanno dato fuoco ai boschi del Vesuvio. Per Santa, il sentimento più bello è stato quello di aver fuso le proprie idee artistiche con “Gazzella”, alias Daniela, affermando di essersi commossa nel sentire gli odori, i suoni, le voci della Natura: - nastri variopinti che sventolavano, benedicenti, su alberi sacri. Daniela D’Oria, originaria di Capoverde, mi ha confessato di essere stata sempre a piedi scalzi, a contatto diretto con la terra, e di aver rivissuto vite obnubilate. Mi ha anche detto che è stato meraviglioso conoscere altri artisti e fare arte senza sgorbie e pennelli, che si è sentita come “incantata” - pensiero condiviso con Santa - a tal punto da non resistere lungamente a stare lontana dalla voce reclamante della pineta: - Appena ci allontanavamo udivamo come un richiamo, una voglia di ritornare in pineta, presso la nostra opera, poiché lì sentivamo riempirci l’anima ed entravamo in uno stato di quiete e pienezza. L’opera di Santa Rossi e Daniela D’Oria consiste in 7 alberi vestiti di bianco a guardia di un mandala con al centro il Vesuvio incendiato. A completamento dell’opera, le due fate, hanno anche inneggiato un canto al tramonto per invocare la forza del Bene. Rachele Montoro, fotografa, ha legato una sua foto al fusto di un albero, una donna che generava dal ventre gemme, fiori e foglie. Chiara Pirollo, che ha creato un’opera raffigurante i “quattro elementi”, mi ha raccontato che mano a mano che raccoglieva materiale nella boscaglia per la sua creazione, le si imprimeva sempre di più la voglia di non far più ritorno nella città e restare tra gli alberi a vivere la percezione di una nuova realtà. Per Elisa Granito, questa partecipazione è stata invece una vera “iniziazione”, un’esperienza d’integrazione e di conoscenza, un distacco dalla città ed un avvicinamento all’umanità. Con la sua opera ha inscenato un attacco di pennuti pellirosse ad un fortino-McDonald, ossia la vita primitiva e la civiltà degli artifici. Mi ha detto, prima di andare via: - Ho seppellito qui il mio cuore. Ludovica Cinque, Francesco Ruggiero, Luigia Anna Vicidomini, Gerardo Mostacciuolo, quest’ultimo un writer come Paco Slate, ha portare a casa la vissuta “convivialità” quella che Illich identifica nella gioia della sobrietà. Gerardo Mostacciulo con Irene De Prisco, cesellatrice e musicista, hanno riprodotto la soglia di una “casa naturale” tempestata da cuori, con tanto di vialetto e scala a chiocciola che porta in Alto. Irene ha tenuto a dirmi che si è sentita “ri-generata” e di aver conosciuto il tempo dilatato … una felice eternità. Infine, i musicisti Vincenzo Romano e Laura Paolillo hanno donato, oltre alle loro musiche ed ai loro allegri quanto virtuosi canti, un’opera simboleggiante un fiore gigante costruito con rami spezzati, gemme e foglie posto come un totem la centro dell’ombreggiante pineta. Durante l’esecuzione dei lavori, prevista per i primi due giorni (14 e 15 luglio), all’oasi dunale di Legambiente Paestum, c’era la vita fibrillante: volontari di Legambiente provenienti da alcune regioni italiane e migranti di diverse nazionalità, dal Mali allo Sri Lanka, uniti da una corale quanto gioiosa armonia. Ho potuto così confermare quanto la Realtà sia costituita di fenomeni che, collegati in modi diversi, danno origine alle varie esperienze fisiche e psichiche; cioè che non sono i corpi a generare le sensazioni, bensì, sono i complessi di sensazioni a generare l’espressione dei corpi. Come le pietre lavorate che emergono dal deserto o dai fondali marini a distanza di chilometri tra di loro rivelano a chi sa guardare la presenza di una intera città sepolta dalle sabbie, così questa attività ha rivelato una realtà complessa ed insospettabile che è la nostra meravigliosa realtà. Einstein ha affermato che per essere felice gli bastava sentire il mistero dell’eternità della vita, avere la coscienza e l’intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell’intelligenza che si manifesta nella Natura. Ma che cos’è la Natura? La Natura è, appunto, una delle manifestazioni dell’Intelligenza dell’Universo. Questa Intelligenza, che è l’unica Verità dall’uomo pronunciata, assume i più svariati ed innominabili nomi per il profano, il religioso, il filosofo, l’artista e lo scienziato. L’Intelligenza regola attraverso le sue leggi, il moto e la quiete. In virtù di queste leggi, funzionano nella stessa maniera, singolarmente e insieme, sia l’universo planetario che l’anima, la natura ed ogni organismo o creatura vivente, percepibile ed impercettibile. A tal proposito, come osservava lo studioso d’arte Titus Burckhardt nel commentare il filosofo e maestro Ibn‘ Arabî: - l’uomo è superiore all’animale per la sua partecipazione attiva all’Intelligenza, l’animale è dal suo lato superiore all’uomo per la natura primordiale, cioè per la sua fedeltà alla propria norma cosmica. Durante la mia permanenza all’oasi dunale di Legambiente Paestum ho stretto legami con molti ed uno di essi, fuggito dalla sua Terra d’Africa, mi ha detto: - Chi non perdona gli altri distrugge il ponte nel punto in cui anche lui deve passare. In effetti, d’accordo con Epicuro, sono certo che è meglio una società che spera nell’amicizia, che una che faccia affidamento sulla giustizia. Epicuro diceva ancora, che : - Ogni mattina, l’amicizia fa il giro della terra per ridestare gli uomini, affinché si possano felicitare a vicenda. Ed io penso che essa si sia radicata nelle opera maestosa di Pasquale Longo e Cosimina Capo, in festAmbiente Paestumanità.In quei lunghi e lieti giorni che ho avuto la fortuna di vivere pienamente a contatto con la Natura, con l’Arte e l’Umanità, ho sentito l’anima ballarmi dentro ed ho visto il fuoco della meravigliosa idea che tutto ciò che sembra importante nella vita “reale”, non lo è; ho visto una nuova luce ed ho capito: - che L’amore è sempre duro, scalzo, vagabondo, uso a dormir nudo e sulla nuda terra[3]

 


[1]Vandana Shiva è la teorica più nota dell’Ecologia Sociale. È una Fisica Quantistica ed un’Economista che dirige il “Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali” di Dehradun, in India, che si batte contro le multinazionali come la Monsanto SpA che produce semi ed erbicidi.

[2] Cfr. Ivan Illich, La Convivialità, Centro intercu’tural de documentacion Cuernavaca (Messico), 1972

[3] Socrate per bocca di Diotima di Mantinea

 

 

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