Metamorfosi. Un sapere antico

03 Ottobre 2017 Author :  

Non sono un bizzoco, ma il mio sentimento religioso permea ogni cosa che scrivo, perché nasce dall’interesse che ho per la ricerca della verità. Spesso nomino Gesù, perché per me è sinonimo di profonda sapienza e guida. E soltanto la verità guida la sapienza. La verità è più in alto delle religioni. Di Unti e di Cristi ce ne sono stati tanti e altri ce ne saranno, ma come Gesù ancora nessuno. Gesù non era un cristiano, era un dotto, un grande maestro, il più sapiente tra gli uomini, un uomo saggio, come ebbe a testimoniare Giuseppe Flavio. Le sue conoscenze sulle meccaniche celesti erano talmente profonde che le sue inconfutabili verità facevano di lui, agli occhi di chi anelava alla conoscenza, l’autentico volto di dio, la rivelazione dei misteri del mondo. Cristo è stato il collo della clessidra che ha riversato ciò che è sopra in ciò che è sotto. Antropologicamente ha messo a nudo il comportamento umano attraverso Giuda, Simon Pietro, Tommaso, Anna, la Maddalena, la Samaritana, la Cananea, la donna curva miracolata di sabato[1], il Cireneo, Claudia Procla, moglie di Pilato, la Crocefissione e Giuseppe di Arimatea. Ha denudato anche le istituzioni: il Sinedrio, l’autorità di Erode e di Ponzio Pilato. La testimonianza storica di Gesù è rappresentata dalla profondità delle sue parole, dai suoi insegnamenti; non è importante provare se sia o meno esistito, né che sia stato crocifisso, né che sia risuscitato e nato da una vergine, o che abbia fatto l’amore, bevuto e cantato come un beone o levitato e camminato sulle acque meglio di Dynamo[2], né che sia stato un uomo, un dio ol’idea di dio. Alla luce dei fatti resta, da più di duemila anni, il personaggio più influente, più nominato, più pregato, più predicato, più bestemmiato e chiacchierato del mondo. Qualche cosa pur significherà. Mi piace conoscere l’antica sapienza che è raccolta, in massima parte, nei libri sacri. Sono per me sacri quei libri, presenti in Oriente e in Occidente, che contengono la forma dell’essenza delle religioni e la sostanza della vita. Ognuno di essi rivela (cioè svela) quella saggezza, esperienza di una verità, che sfida la logica ai confini della comprensione e percezione umana. Una conoscenza a volte diretta, rivelata esclusivamente per immagini mentali. Attingere da questi testi significa aumentare la possibilità di avvicinarsi alla verità, a quella legata all’Origine delle cose, anche in termini temporali. Pertanto, qualsiasi cosa essi vi racchiudano, sarà sempre più vicina delle altre verità, poiché più originali. Gli Antichi non erano né meno ipocriti né meno bugiardi di noi, ma ciò che hanno tramandato è, in tutti i casi, più vicino al principio, alla parola ancora incorrotta, vergine, sia dal punto di vista sostanziale (culturale) che temporale. Apprendere dagli Antichi anche attraverso la mitologia avvicina la parola alla sostanza del significato delle cose. Nessun mito, nessuna leggenda popolare, è esclusivamente frutto della fantasia. La fantasia è l’intuizione che si concretizza nella sintesi dell’esperienza umana, diretta e indiretta. Ed ogni cosa, pertanto, possiede sempre un fondo di verità. Sir Peter Le Page Renouf, nel 1904, sosteneva che: - La mitologia è il deposito della più antica scienza umana. Sono d’accordissimo. E la mia non è un’opinione, ma una conferma personale; una valutazione guidata dal buon senso che la stessa storia dell’umanità continua ad insegnare attraverso menzogne e verità. La conferma arriva anche da Il mulino di Amleto, una pubblicazione di uno dei più eminenti interpreti del razionalismo scientifico, Giorgio de Santillana, che l’ha formulato con la scienziata Hertha von Dechend. Insieme sostengono che: - Anche il mito è una “scienza esatta”, dietro la quale si stende l’ombra maestosa di Ananke, la Necessità. Anche il mito opera misure, con precisione spietata: non sono però le misure di uno Spazio indefinito e omogeneo, bensì quelle di un Tempo ciclico e qualitativo, segnato da scansioni scritte nel cielo, fatali perché sono il Fato stesso.Sono più che convinto che sarà la mitologia, ovvero il racconto stratificato degli antichi, il pensiero arcaico, a mettere a nudo, prima o poi, tutte quelle false teologie che hanno depredato e svilito la stessa mitologia. Il teosofo armeno George Ivanovich Gurdjieff disse che quando si era reso conto che l’antica saggezza era stata tramandata di generazione in generazione per migliaia di anni, pur arrivando ai nostri giorni quasi inalterata, si era pentito di aver iniziato troppo tardi ad attribuire alle leggende dell’antichità l’immenso significato che ora si rendeva conto possedessero. Comprendere i testi sacri significa anche poter udire il suono della parola primigenia. Anche il suono doveva rappresentare o i-mitare la cosa che la parola creata doveva contenere, conferirle forma e quindi, darle realtà. Ciò ci fa sperare che la parola arcaica, o anche un suo marginale residuo, potrebbe ancora recare il significato che le era stato dato quando, agli albori del mondo visto dagli occhi puri dell’uomo, fu simboleggiata per poter esprimere con immediatezza significato e significante, e corrispondere a quella legge per la quale la verità si manifesta sempre e solo per immagini. Cioè, la verità non si spiega e non si legge, ma si vede. Rifletteteci: quando pensate ad una cosa sostenendola con convinzione, la vedete con gli occhi della mente, chiara, nitida, inequivocabile, e nessuna altra verità potrà scalfirla. In effetti, le parole avevano in principio dei significati che oggi si sono nascosti o appaiono addirittura contraddittori rispetto ai significati correnti. Ogni parola trattiene in strati successivi parte della storia dell’uomo e della coscienza. La parola è il più antico reperto umano ed è la risposta a tante domande che l’archeologia dovrebbe invece saper indagare. Ricostruire il suo significato, lungo questo percorso, significa riannodare i nostri legami con il passato e, quindi, vedere il mondo per quello che è. D’altra parte la nostra decadente cultura si fonda su rotture e continuità, cioè sulla trasmissione ad intervalli di parole, testi, simboli e figure con cui, di volta in volta, le epoche si sono poste con comprensioni diverse, attualizzandole, ma anche spesso alterandole. Questo ritmo alterno del rapporto con il proprio passato, questa relazione inquieta con le radici, invita a prendere visione di fonti, le più attendibili, cioè sottoposte a diverse e numerose esegesi, come appunto lo sono quelle sacre che insisto nel dire che costituiscano un valido sussidio per poter comprendere ogni fine. Il termine Fine sta sia per scopo che per conclusione. La sapienza raccolta nei testi sacri, come accennato, è stratificata: ogni strato è comprensibile e corrisponde al grado di comprensione del suo lettore. Ecco perché questi testi vanno letti e riletti a più riprese ed in tempi diversi. Tutti dovremmo riflettere sul fatto che il mondo della materia cambia, si trasforma, come quello spirituale, per raggiungere la perfezione, e che l’umanità prende una direzione o l’altra per volontà di un solo individuo, mai di tanti. Sono i singoli, quelli dotati di carisma[3],a trascinare gli altri, poiché la folla in sé non conduce, segue. Nel corso dell’umana esistenza, sempre c’è stato qualcuno che ha indicato la via della perfezione, e sempre ci sarà. Cristo, cioè Yehoshuah ben Joseph, detto Iesus Nazoreus, non è stato il primo né sarà l’ultimo dei cristi, cioè degli unti, di coloro che sono dotati di una sensibilità cosmica, che echeggiano la voce del dio imperscrutabile. Altrimenti perché sono ricordati, ad esempio, gli Abramo, i Giacobbe, i Noè, i Mosè, i Melki-zedek, gli Enoch, gli Elia, i Mani, gli Yma-Zoroastro, i Giovanni il Battista, i Damodar-Krishna, i Maometto, i Confucio, i Gauthama Siddharta-Buddha o i Milarepa[4] e i Bahä’Ulläh, se non per il fatto che sono stati ciecamente seguiti come le operaie seguono la regina, le pecore i montoni, i cavalli lo stallone e il branco il capo-branco?  Non sono stati questi, in misura minore o maggiore, portatori di unità, di nuova novella e quindi di un’arcaica sapienza che ha risvegliato gli uomini dal ciclico torpore di quei tempi? Dice Giordano Bruno: - Non sono solo. C’è un folto gruppo di Esseri, che sono scesi più volte nel corso della storia e si riconoscono nel grande Ermete, Pitagora, Socrate, Platone, Empedocle … Un concetto quasi analogo lo ribadisce Paolo di Tarso: - Poiché, sebbene vi siano in cielo e in terra quelli chiamati Dèi, vi sono pure molti Dèi e molti Signori…[5] In merito ai filosofi, gli amanti del sapere, essi costituiscono nient’altro che il parametro del grado di profondità di pensiero che l’uomo ha raggiunto, oppure il grado di idee che hanno raggiunto l’uomo. Ogni congettura è una dimensione di verità, così come ogni essere, che la morte rende invisibile e sconosciuto a se stesso, custodisce un suo sapere antico.

di Gerardo Sinatore, tratto da INDACO, edito da Punto Agro News, 2017

(con fotoemozioni di Laura Giordano)


[1] Cfr. Luca, 13, 12-13.

[2] Il giovane illusionista inglese Steven Frayne (Bradford, 1982).

[3] Dal greco: Kháris: Grazia.

[4] Dal tibetano: Mila = Buona e Repa = Novella.

[5] Cfr. Paolo, Corinzi, VIII, 5.

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