"Io e mia sorella": un aneddoto tutto da ridere su Carlo Verdone

28 Ottobre 2017 Author :  

di Francesco Apicella

Vi voglio raccontare un bellissimo aneddoto su Carlo Verdone, uno degli artisti più amati e più stimati del cinema italiano: attore, regista e sceneggiatore. Il secondo nome di Carlo è Gregorio, gli fu messo perché fosse di buon augurio, in quanto, essendo nato di venerdì 17, poteva avere una vita sfortunata. A Roma si usa dire di una persona fortunata che ha “Un gran Gregorio”, cioè che ha “un grande sedere”, una grande fortuna. In poche parole a Roma la parola “gregorio” è sinonimo di “culo”. Nel 1980 Verdone, dopo il grande successo, ottenuto  nel 1978 coi suoi personaggi nel programma televisivo “Non stop” di Enzo Trapani, esordì nel cinema come regista, attore e sceneggiatore, col bellissimo film “Un sacco bello”, prodotto dal grande regista italiano Sergio Leone, che seguì da vicino Carlo nella realizzazione del suo primo film. Carlo aveva ricevuto, precedentemente, già altre proposte dal mondo del cinema ma aveva sempre rifiutato di accettare l’invito. Quando, invece, gli telefonò Sergio Leone, in persona, di cui lui era un grande ammiratore, proponendogli di portare sullo schermo i personaggi che lui aveva portato con successo in TV, Carlo non seppe dire di no e accettò di buon grado, convinto che era giunto per lui, finalmente, il momento di fare cinema. Poiché non era facile trovare un regista che lo dirigesse, Leone gli propose di dirigersi da solo, in quanto i personaggi del film erano,  intimamente, suoi e solo suoi, fino al midollo. Il film ebbe un grande successo di pubblico e di critica e diede inizio alla folgorante carriera di Carlo Verdone nel firmamento cinematografico. L’aneddoto che sto per raccontarvi riguarda il film “Io e mia sorella” che Carlo girò nel 1987, accanto a Ornella Muti ed Elena Sofia Ricci.Volli accanto a me Ornella Muti” racconta Verdone “perché ne volevo esaltare l’aspetto della ragazza semplice, non più “fatale”, volevo mostrarla come la ragazza della porta accanto e lei girò il film senza trucco e riuscì ad essere perfettamente se stessa. La Muti firmò il contratto con grande gioia e, solo dopo aver firmato, ci disse che era al quinto mese di gravidanza e che, durante le riprese, sarebbe entrata nel sesto. Ci fu il panico! “Ma questa ci partorisce sul set!” dissi con le mani nei capelli a Mario Cecchi Gori, il produttore del film. Ma, nonostante le preoccupazioni, decidemmo di girare e, grazie al costumista Luca Sabatelli e al direttore della fotografia Danilo Desideri, che fecero miracoli per nascondere la gravidanza della Muti, che avanzava inesorabile, si riuscì a finire le riprese del film, prima che, ad Ornella, iniziassero le doglie. La parte finale del film fu girata a Brighton e l’ultimo giorno, di notte, la Muti ebbe dei forti e preoccupanti dolori che, per fortuna, passarono del tutto. Così decidemmo di girare in fretta  l’ultima scena, quella in cui scopro che mia sorella, dalla vita sentimentale quanto mai incasinata, aveva una terza relazione, in corso, con uno squinternato chitarrista inglese  e, per questo ruolo, prendemmo  un vero chitarrista di un gruppo rock inglese. La Muti poteva partorire da un momento all’altro e il chitarrista non si trovava per girare la scena. L’organizzatore Piero Lazzari andò su tutte le furie e uscì una sfilza infinita di imprecazioni e volgarità di ogni genere dalla sua bocca. “Tu vedrai che sto str..zo ce fa saltà il film!” Alla fine decidemmo di andarlo a prendere nell’hotel dove alloggiava. Lo trovammo completamente rincojonito da un cocktail di birre, alcolici vari e probabilmente hashish.  Fu trascinato a calci nel sedere fino al bus che doveva condurci sul set. Come entrò, barcollante, nel bus, l’organizzatore lo prese a sberle in faccia. “No, no!Ah Piero… così gli lasci i segni! Questo deve girà!!” gridai. Ma non riuscii a fermare Lazzari che continuò a colpirlo, gridando infuriato “A str...o, o fai er cinema o te droghi” Ma, naturalmente, quello non capiva una parola perché non parlava per niente italiano. Poi, completamente fuori di sé, lo prese per il collo e gli urlò: “ Io te faccio pagà i danni, a menestrello del ca..o!”.  Non finì nemmeno di dire quelle parole che il chitarrista ebbe un viuolento conato evomitò su Lazzari e sul mio aiuto regista Roberto Gianduia, inondandolo fino al collo. Ricominciarono le sberle e a Lazzari, questa volta, si unì anche l’aiuto regista. Per girare la scena, sul set, ci fu bisogno di un chilo di cerone per coprire il viso del chitarrista chiazzato dai segni degli schiaffi pesanti. Quella scena fu girata nel minor tempo possibile, nel timore che alla Muti potessero venire, da un momento all’altro le doglie del parto”. Povero Carlo Verdone: che fatica, che ansia e che agitazione!. Per fortuna, nonostante tutti questi incidenti di percorso, Verdone realizzò un film bellissimo che ottenne un grande successo di pubblico e, dalla critica, è considerato un vero e proprio gioiellino della cinematografia italiana. Ringrazio Verdone per questo divertente aneddoto e per tutte le emozioni che, sempre, ci ha regalato e ancora ci regalerà con i suoi film. Grazie,Carlo, a nome mio e di tutti i lettori!

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