Riti e Miti. Asso di spada

13 Novembre 2017 Author :  

Non sono un giocatore né mai ho amato il gioco, ma ne comprendo la dinamica che, credo, essere legata, oltre alla possibilità immediata di guadagno, soprattutto alle emozioni; emozioni poderose, che soltanto il rischio può offrire; ed il rischio ha bisogno di opportunità, di eventi, di possibilità, per assumere il suo aspetto fatale. Ha bisogno di un tavolo da gioco al quale sedersi con la realtà, perché se non c’è realtà, non c’è rischio. Ma realtà non significa verità, anzi. La realtà è uno dei tanti aspetti esteriori della vita, ed il vero giocatore è colui che fonde, separa e combina queste immagini, è colui che mette in gioco la vita con se stessa. E la cerca in ogni dove, continuamente, a costo di dilaniarsi il cuore, sconquassarsi la mente, ferirsi la carne, perdersi d’animo. Io non voglio perdermi d’animo, vorrei soltanto comprendere e comprendermi. Da bambino, ricordo di aver avuto anche io un mazzo di carte napoletane, ma in miniatura. L’ho ritrovato dopo una vita, proprio qualche giorno fa e per puro caso. Non erano più quaranta, ne mancava una, ma erano tutte in ottima condizione. A volte è come se ci fossero cose che ti posseggono, dalle quali non pretendi nulla, oppure cose riposte dal tempo nei sotterranei della memoria che inaspettatamente rinvengono, pretendendo attenzione. Allora comprendi che non sono cose, futili obliati ricordi, ma segni, tracce, indizi. Segni per riconoscere il proprio destino, tracce per ritrovare il passato, indizi che aiutano a collegare l’immanente al trascendente. Tutto dipende se in quel momento si è volti più al presente, al passato o al futuro. La mia grande passione era contemplarle, osservarle per ore, perdermi in quelle enigmatiche figure, ma senza alcun perché. Mi facevano sognare. Non pensavo al gioco; possedevano quel qualcosa di misterioso che è proprio dei simboli. Ma se una qualsiasi cosa o persona fa sognare, non è forse magia, mistero? O che cos’è? Tra le carte che preferivo ve n’era una che è impressa nei miei ricordi, l’Asso di spade: una lama inguainata in un fodero rosso, con l’elsa dorata e un impugnatura, forse più adatta ad un pugnale. Il pugnale è l’arma del traditore, la spada quella dell’impavido. Ma ciò che mi stregava era la cintura serpentiforme. Il serpente, irresistibile ma pericoloso. Allora lo associavo all’inganno, al male; Maria, nella sua espressione biblica, ad esempio, è la donna che schiaccia la testa del serpente. Non conoscevo altri significati legati ad esso, come quello della rinascita, dell’oroburos[1], dell’eterno ritorno, della mente cosmica, della conoscenza, della liberazione, dell’eternità[2]. In India il geomante[3] sa indicare il punto in cui si trova il serpente che sostiene il mondo. In quel punto il capomastro pianta un picchetto affilato per immobilizzargli la testa e quindi, poter porre la prima pietra di un tempio. Quel punto corrisponde al centro esatto del mondo. Non so, però, se il serpente ne costituisca la pietra d’inciampo o quella d’angolo. Tuttavia quella lama inguainata mi rassicurava. La lama resta la mia arma preferita. La collego, per sinestesia, al coraggio, al clangore del metallo, ma soprattutto alla danza, che è il linguaggio primordiale che precede la preghiera parlata, l’orazione. Ancora oggi, il gioco delle carte non mi seduce, perché esilia l’uomo permanentemente nella falsa speranza, tuttavia il potere delle carte va sicuramente al di là del gioco. Nei tarocchidivinatori l’Asso di spade significa Consapevolezza, ma anche Eccesso nel bene e nel male e, quando è rovesciato, è di cattivo auspicio: - Qualcuno sta compiendo alle tue spalle e contro di te, azioni scorrette. Anni fa acquistai dei mazzi di carte regionali. Notai con mia grande sorpresa che sulle Triestine, l’Asso di spade recava il motto: - Il giuoco della spada a molti non aggrada. Mi colpì. Per gli Orientali la spada è l’Anima vivente del guerriero. L’Asso di spade siciliano, invece, era raffigurato da una sciabola, e quello sardo da una spada enorme, retta da un puttino. In seguito, curiosando in un bric à brac, trovai un antico mazzo di carte Trevigiane. Subito le sfogliai ad una ad una, alla ricerca del mio Asso di spade. Anche su questo vi era una massima: - Non ti fidar di me se il cuor ti manca. Asso, significa etimologicamente, Arido, Solo, Deserto, ma anche Spingere. Nel gioco a carte l’Asso di Spade è un carico di undici punti a Briscola, la meglio a Tressette e sedici punti per la Primiera, in quello di parole è una lama di carta per ammazzare il tempo.

asso di spade

di Gerardo Sinatore, tratto da INDACO, edito da Punto Agro News, 2017

(con fotoemozioni di Laura Giordano)


[1] L'Uroboro, detto Ouroboros: Serpente che si mangia la coda. Antico simbolo presente in moltissime culture rappresentato sia da un Serpente o un Drago che forma un cerchio ciclico.

[2] Il simbolo assume la forma di 0, di 8 coricato (infinito), di S e di Spirale: è il Ciclo Eterno, l’iIfinito, l’iIluminazione e il Kundalini che è la conoscenza sopita che giace nell’Osso “Sacro”, per l’appunto.

[3] Colui che pratica la Geomanzia, introdotta dagli Arabi in Europa: arte per individuare luoghi carichi di energia. 

 

 

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