Il Cavallo di bronzo del grande mago Virgilio

16 Novembre 2017 Author :  

di Antonello Di Martino

La leggenda narra che il grande mago Virgilio collocasse nei pressi del Duomo una grande statua bronzea di un cavallo rampante bellissimo…

Premessa
Mantova mi ha generato la Calabria mi ha rapito, ora mi tiene Partenope. Questo il testamento di un uomo morente che lega per sempre, la sua anima alla città che più di ogni altra aveva amato Il più grande poeta della latinità ha con Napoli un rapporto molto speciale. Virgilio ben presto si trasferì a Napoli e i vicini Campi Flegrei, furono fonte d’ispirazione per interi brani dell’Eneide.
Virgilio così si lega molto a Napoli una città assai particolare nata sulla tomba di una sirena sospesa tra il mondo infero e quello delle colline circostanti.
Grazie soprattutto all’Eneide la fama di Virgilio, aumenta nel poema che celebra la genesi e la gloria di Roma. Convergono a esse, tutte le scienze di allora medicina, astronomia, religioni, mito Al punto tale che di lì a poco, inizierà a essere utilizzato come LIBRO ORACOLARE.
Aperto a caso e dove cadeva l’occhio, i suoi versi erano considerati pro fe zie
Attribuendo al poeta l’aura di ONNISCIENTE.
Con il delinearsi della fede cristiana, i Padri della Chiesa si accorgono che nella IV Egloga delle Bucoliche, si annuncia l’avvento di un misterioso “puer” che segna il ritorno all’Età dell’Oro. Questa nascita è subito messa in relazione con l’avvento di Gesù bambino che avrebbe portato la salvezza dell’umanità.
Ecco che man mano Virgilio inizia a diventare ponte tra la cultura del paganesimo oramai decadente e quella nascente della nuova fede cristiana.
E proprio qui! A Napoli … il cristianesimo, prende connotati molto particolari al punto che, gli antichi segni pagani presenti in città furono ricondotti all’opera prodigiosa di Virgilio.
Quest’opera prodigiosa, ci è pervenuta grazie a “Cronaca di Partenope” un antico manoscritto della fine del 1300 custodito nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Questo prezioso codice, narra le vicende della città dalla fondazione all’età tardo-angioina Scritto non in latino, ma in una lingua italiana ancora agli esordi è sempre stato guardato con scetticismo perché intriso di credenze popolari e superstizioni dietro le quali però ci si è accorti della presenza di tanti riferimenti utili per interpretare la storia più arcana di Napoli.
Nell’alto medioevo una volta concluso il processo di cristianizzazione della società Virgilio diventa personaggio scomodo. Mentre è recuperato nella sua veste poetica gli antichi segni magici a lui attribuiti distribuiti in vari punti della città, diventano l’humus dei nostri percorsi narrati a Napoli …

CRONACA DI PARTENOPE
“Come fé un cavallo di matallo per guarre li cavalli infirmi..”
Ancora fe’ forgiare lo ditto Virgilio un cavallo di metallo sub cierta constellazione di stelle, che per la visione sola del ditto cavallo se gli approssimavi altri cavalli stimolati da alcuna infirmità dentro lo corpo, d’ognuna infirmità aveano rimedio di sanità e finalemente erano curati. Il quale cavallo li maniscalchi de la cità di Napoli, stimolati da grande dolore imperoché non potevano conseguire guadagno de le cure delli cavalli infirmi, una notte perforarolo in ventre; dapo’ de la quale percussione e rottura il preditto cavallo perdío la virtú. Lo metallo de lo quale cavallo fo convertuto e meschiato a la construzione de le campane de la magiore ecclesia di Napoli in-de-lo anno M.CCCXXII. Il quale cavallo si stava guardato a la corte de la predetta ecclesia di Napoli, e del quale cavallo si crede che la plazza di Capuana porte l’arme overo la insegna, zoè un cavallo in colore d’oro senza freno. Per la qual cosa, quando lo Serenissimo Principe Re Carlo primo sovra nominato intrao in-de-la cità di Napoli, maravegliandose de le arme de la detta plazza e de la plazza di Nido, la quale avea per arme un cavallo nigro pure senza freno, comandò che sse scrivesseno quisti duo versi: «Rex domat hunc aequus Parthenopensis equum / hactenus effrenis nunc frenis parat habeas»: de li quali versi la sentenzia in vulgare si è questa: che ‘l Re giusto di Napoli doma questo cavallo isfrenato e a li omini senza freno li apparechia li redine del freno.

VIRGILIO, IL CAVALLO SFRENATO E LE CAMPANE DEL DUOMO
Collegamento a Cronaca di Partenope
Nelle antiche insegne di Napoli c’era un cavallo sfrenato. Era il simbolo di Napoli, tratto da un grande cavallo di bronzo che poteva ammirarsi nei pressi del duomo, dove oggi sta l’obelisco di San Gennaro. Questo cavallo si diceva fosse stato forgiato da Virgilio. Su tale questo cavallo c’è una gran confusione. Una statua che raffigurava un grande cavallo di bronzo, sfrenato e dall’aspetto furente, certamente a Napoli c’era. Il cavallo era sacro a Poseidone e a Demetra. Secondo la tradizione torreggiava su un alto piedistallo nello slargo innanzi al Duomo o nell’area immediatamente attigua, dove fu eretto nel XVII secolo l’obelisco di San Gennaro, cioè Piazzetta Sforza. In ogni modo sembra che fosse una scultura talmente bella da essere considerata metafora dell’orgoglio indomito della città, e come tale raffigurata nelle insegne degli antichi Sedili di Capuana e di Nido. Un cavallo nero contrassegnava il seggio di Nido, un cavallo bianco il seggio di Capuana. Sembra che quando Corrado IV entrò a Napoli, indispettito che i napoletani non vollero arrendersi, fece mettere le briglie a questo cavallo per sfregio. Era però anche un monumento ritenuto anche magico e la gente ci girava intorno tre volte per far guarire i cavalli, un rituale che forse nascondeva un rimedio contro forme di impotenza o a stimolare la potenza sessuale. Nella Cronaca si legge che i maniscalchi invidiosi della città, indispettiti dalle virtù del cavallo che curava gli altri cavalli ammalati, una notte gli perforarono il ventre, per cui la statua perse le sue virtù. In verità l’arcivescovo di Napoli Matteo Filomarino, infastidito che il popolo chiedeva più grazie al cavallo che al vicino San Gennaro, fece sciogliere in una fornace il cavallo ma risparmiò la testa, molto probabilmente quella che ora si trova sull’uscita della metropolitana fermata Museo di Napoli. Il suo metallo fu poi riconvertito nel bronzo delle campane della cattedrale nell’anno 1322. La testa del cavallo fu collocata in palazzo Carafa che da allora fu chiamato il Palazzo del Cavallo di Bronzo e non mancarono pubblicazioni che assegnavano questa testa a Donatello, mentre altre a manifattura greco-romana del III a.C., attribuzione che sembra avere oggi un maggiore credito. Ciò nonostante fino a pochi decenni fa i cittadini continuarono a portare gli animali ammalati prima alla chiesa di Sant’Eligio Maggiore al Mercato, poi alla chiesa di Sant’Antonio Abate nel giorno della festività del santo, facendo girare gli animali tre volte intorno alla chiesa adornati di collane di tarallini, campanelli e pezzetti di stoffa rossa.

 

 

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