Cibo ed emozioni

20 Novembre 2017 Author :  

di Francesco Ruggiero

Mangiamo perché ne abbiamo davvero bisogno oppure per appagare le nostre ansie e le nostre delusioni? Che ruolo giocano le emozioni quando siamo a tavola?

Il cibo rappresenta per tutti il sostituto d’elezione dei bisogni insoddisfatti, più accettato a livello sociale del fumo e meno dannoso dell’alcool. Aprire il frigorifero in cerca di una consolazione (oppure svuotare la scatola dei biscotti o quella dei cioccolatini) è quindi il modo più semplice per controbilanciare l’ansia, le frustrazioni, lo stress e le tensioni. Del resto si è abituati fin da piccoli a ricevere cibo come compensazione o premio. Una caramella, un dolcetto… Un palliativo, insomma, che calma dopo un momento di rabbia, delusione o noia. In tal modo aumenta il rischio di diventare cibo-dipendenti, sfruttando ogni occasione per accumulare involontariamente calorie per lo più inutili e dannose.
Il problema è che questa modalità si scontra con una valutazione personale il più delle volte negativa del comportamento adottato. Entra in contrasto con un’etica alimentare, diffusa soprattutto nella società occidentale, che si manifesta con una sorta di criminalizzazione degli atteggiamenti alimentari. Cibi grassi e dolci, tutto ciò che dà in qualche modo piacere può nascondere pericoli per la salute e la linea. Così dalla voglia si passa al peccato e dal peccato all’auto-condanna, in una catena in cui ogni piacere rubato genera sensi di colpa che squilibrano il rapporto con il cibo e rendono sempre più difficile alimentarsi in modo corretto, sereno e, soprattutto, sano.
L’equilibrio a tavola.
Per ritrovare un approccio equilibrato al cibo è essenziale, innanzitutto, liberarsi dei comportamenti errati e degli automatismi sviluppati negli anni (come sbocconcellare un intero panino nell’attesa del primo piatto o inghiottire il cibo senza assaporarlo). A questo scopo ecco alcune di indicazioni pratiche di pronto utilizzo:
• Prima di iniziare la dieta, tenete per 15 giorni un diario alimentare in cui annotare tutto quello che mangiate, a che ora e per quale motivo. Ogni sera riflettete su quello che avete scritto. In questo modo, giorno dopo giorno, diventerete consapevoli della funzione di compensazione emotiva attribuita agli alimenti.
• Decidete al mattino cosa mangerete a pranzo e a cena, scegliendo tra i cibi sani quelli che vi gratificano di più.
• Non mangiate altri alimenti oltre a quelli inseriti nella lista dei cibi scelti all’inizio della giornata.
• Dopo ogni pasto, sparecchiate immediatamente la tavola facendo sparire tutti gli avanzi.
• Per non cadere in tentazione, ogni volta che state per cedere ad “fuori pasto”, chiedetevi se lo stimolo della fame è reale. Se la risposta è NO (cioè se vi accorgete, per esempio, che state scartando un cioccolatino solo perché vi sentite giù) pensate a una serie di gratificazioni da sostituire al cibo e scegliete quella più adatta al momento.
• L’opinione che avete di voi stessi è il risultato di una somma dei giudizi che vi date in ogni momento. Proviene da una serie di situazioni, ruoli, luoghi in cui vi siete sperimentati. Provate allora ad immaginarla come una banca dati dove avete numerosi conti correnti e controllate quali sono in attivo e quali in passivo. Vi accorgerete che esistono conti da cui non attingete mai. Da oggi, pensateci più spesso e ricominciate a dar loro valore.

Dottor Francesco Ruggiero Nutrizionista
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Namastè - Curatrice Rubrica Dottoressa Marciano

 

 

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