Ansia materna: ecco come gestirla

11 Dicembre 2017 Author :  

Namastè amici…
quest’oggi insieme parleremo dell’ansia, nello specifico, l’ansia materna.
L’ansia in generale è un segnale psicologico che si presenta per uno scopo. È un insieme di reazioni che scattano quando una persona percepisce di trovarsi in una situazione di pericolo. La reazione, generalmente, è di fuga o attacco.
L’ansia materna è un possibile, anzi, molto probabile elemento che definisce l’essere mamma. All’improvviso ci si trova con un frugoletto che dipende completamente da noi, ma soprattutto ci si rende conto che quell’esserino non ha la più pallida idea di…. nulla! Non conosce, ne riconosce il pericolo, per cui è necessario che sia la mamma, prima a preservarlo e successivamente ad insegnargli quando una situazione può diventare per lui pericolosa.
Mi direte voi a questo punto che significa questa introduzione. Ecco! L’ansia materna è indispensabile! perché permette alla madre di prevenire conseguenze negative. Cioè permette di attivare un campanello d’allarme, che precede il rischio vero e proprio, mettendola sull’attenti! Esempio pratico: il bimbo gattona, ci si trova in un ambiente in cui ci sono gradini non chiusi. La mamma terrà il bimbo in braccio, se il bimbo sarà a terra, la mamma magari, si metterà davanti ai gradini per evitare che il bimbo ci si avvicini troppo rischiando di cadere.
Allora qual è il problema?
Il problema è che talvolta l’ansia diventa ingestibile, non permette una serena crescita al bimbo, ne una serena maternità alla madre stessa, che, pensa e ripensa continuamente al negativo. Partiamo dal presupposto che il bambino percepisce il mondo attraverso gli occhi della madre, attraverso i suoi atteggiamenti, le sue reazioni, fisiche ed emotive. È giusto lasciare al bambino un margine di indipendenza, proporzionato alle sua età e valutando le situazioni. Ad esempio se vi trovate in una ludoteca e ci sono quelle casette piene di palline in cui i bimbi adorano tuffarsi, evitiamo di chiamarlo continuamente per paura che possa “affogare” sotto le palline! Se siamo nel parco e corre di qua e di la non blocchiamolo, nella peggiore delle ipotesi si sbuccerà un ginocchio!
Come facciamo per capire che stiamo esagerando, che la nostra ansia sta superando il limite che non è più salutare per me e per il mio bimbo. Ci sono alcuni indicatori:
Ci sentiamo molto agitate, non riusciamo a gestire la nostra paura; le persone che ci stanno in torno con cui abbiamo un rapporto stretto, riferiscono di vederci troppo ansiose; non riusciamo a vivere serenamente le azioni del nostro bambino; vediamo catastrofi imminenti, ma nel nostro immaginario.
Questi segnali sono semplici da individuare, se doveste rendervi conto che vi appartengono è forse il caso di rivolgervi ad uno specialista. Non siete malate! Ma l’esperto potrà fornirvi gli strumenti giusti per tenere a bada l’ansia, quando non serve. Viere d’ansia crea problemi e infelicità a te mamma, ma influisce e compromette. certamente, il sano sviluppo del bambino a livello, emotivo, individuale e sociale. Teniamo ben presente che, se mamma è spaventata, io mi spavento. Se mamma è arrabbiata (con papà o chiunque altro), io sono arrabbiato. Se mamma non mi permette di fare delle cose, magari non ne sono capace, non ci riuscirò, non posso farcela! Ecco questo accade più o meno in quelle piccole testine. Dare un margine di indipendenza “controllato” significa essenzialmente comunicare al proprio figlio:-“ io mi fido di te, ho fiducia nelle tue capacità e possibilità, io ci sono, ma se vuoi…..
I nostri bimbi hanno bisogno di cadere per imparare a rialzarsi!

Dott.ssa Maria Rita Ciancia
Psicologa Clinica e di Comunità
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Curatrice Rubrica Namastè Dottoressa Marciano

 

 

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