Campania. Dati allarmanti sul bullismo: di chi è la colpa?

19 Dicembre 2017 Author :  

Namastè cari lettori.
Oggi rifletteremo insieme su un fenomeno ancora troppo presente tra le nuove generazioni: il bullismo. Partiamo da un passo concreto fatto dallo Stato Italiano contro tale fenomeno definendolo un VERO E PROPRIO REATO attraverso l’approvando della legge 71 del 29 maggio 2017. Questa è una vera e propria conquista per chi da anni si batte per dare voce alle innumerevoli sofferenze psicologiche e fisiche a cui sono sottoposti alcuni ragazzi, per non parlare delle conseguenze avvertite durante la crescita. Ma, nonostante questo, le cose sembrano non essere migliorate, perchè con sommo dispiacere leggo una ricerca sull’ “Incidenza del bullismo nelle scuole della Regione Campania” commissionata dal Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, dove si registrano dati allarmanti e sconcertanti sull’aumento del fenomeno. Circa 616 casi di bullismo registrati tra il 2016 e il 2017 nelle province di Napoli e Caserta, con una media di circa 3 casi per scuola. In netto aumento sono anche i casi, nazionali ed internazionali di cyberbullismo, forma tecnologica evoluta del fenomeno. Di dominio pubblico c’è la storia del piccolo Keaton Jones, il quale in lacrime ha confessato alla madre e a oltre venti milioni di persone di essere vittima di bullismo. Tratto da La Repubblica del 12 dicembre 2017: “Keaton è americano, del Tennessee, è adolescente, e un tumore gli ha lasciato qualche segno. La madre, tornando in macchina da scuola, ha registrato in un video il suo sfogo. Keaton, in lacrime, parla delle prese in giro di cui è stato vittima: «Mi dicono che sono brutto, che non ho amici, mi prendono in giro per il mio naso». Piange. E racconta che a mensa gli hanno versato del latte addosso, messo del prosciutto fra i vestiti, tirato del pane. All’inizio del video domanda: «Perché lo fanno? Qual è il punto?» (Di Paolo P. “La Repubblica” 12.12.2017). Fortunatamente Keaton ha trovato sostegno in tante celebrità americane che hanno abbracciato la sua causa, schierandosi contro tale violenza. Il mio pensiero, però, va ai tantissimi Keaton che non hanno il coraggio di raccontare ai genitori, agli insegnanti o agli amici il dolore e il disagio che provano a scuola, o in altri contesti aggregativi.
Mi chiedo perché tutto questo, considerando che “teoricamente” la società ha attivato diverse azioni volte a sensibilizzare e prevenire tale fenomeno.
Le riflessioni sono tante: forse una delle cause potrebbe essere che a causa delle nuove forme di comunicazioni, sempre più tecnologiche, le relazioni nella maggior parte dei casi si fermano a contatti virtuali, avvenuti su chat e social, che non hanno nulla a che fare con la realtà. Il calore delle relazioni viene sostituito con lo schermo freddo di uno smartphon, e questo non aiuta i ragazzi a sperimentarsi in modo caldo e diretto con un proprio simile. La profonda analfabetizzazione emotiva che vede come soggetti i ragazzi è una problematica estremamente seria considerando che tale modalità sarà poi, a sua volta, riproposta anche in età adulta.
Un’altra causa potrebbe essere la frenesia della nostra società, sempre volta al fare e non all’essere. Gli standard da dover raggiungere sono sempre diversi e più alti, e non tutti hanno gli stessi tempi. Talvolta chi è più lento viene fagocitato dalla massa, che segue una logica individualista e non di gruppo. Come se ammettere di poter essere imperfetti possa segnarci inevitabilmente. Siamo, noi tutti, la Scenografia perfetta a sostegno di tale fenomeno. Siamo noi adulti che, pur osservando prese in giro in ogni ambito di vita, non ci adoperiamo purchè tali comportamenti non vengano perpetrati. Magari siamo i primi ad abbozzare un sorriso se siamo spettatori di uno sfottò che ha come oggetto la “vittima” di turno.
Credo che sia proprio tale cultura che impedisca, ancora oggi, ai ragazzi di comprendere in pieno che tali comportamenti sono diventati veri e propri REATI. Il cambiamento dovrebbe partire dalla famiglia, dai centri cittadini, dalle comunità parrocchiali poiché: i bulli sono bambini come gli altri, solo che mettono in pratica ciò che hanno imparato durante la loro crescita! Sono il risultato di insegnamenti volti all’individualismo, e alla poca empatia verso gli altri. Questi bambini rappresentano in taluni casi il fallimento educativo della nostra società. Sono ragazzi che scelgono di fare i bulli e manifestano un elevato livello di rabbia e di aggressività, sia verbalmente che fisicamente, verso altri, scelti per la loro fragilità. Questi atteggiamenti, nella maggior parte dei casi, sono sintomatici di profonde sofferenze che confondono il bambino stesso. Sono il riflesso concreto di una società che se scoperta nelle sue falle, fa spallucce e cerca di non assumersi le proprie responsabilità, facendo da scarica barile.
Ricordatevi di denunciare, perche “Il coraggio è fuoco, e il bullismo è fumo” (Benjamin Disraeli). Per qualsiasi informazione e supporto, l’equipe della Rubrica Namastè è a disposizione contattando l’email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Dottoressa Raffaella Marciano
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.
Curatrice Rubrica “Namastè”
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www.psicologamarciano.it
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