"Giorgio ci vediamo sabato", l'esilarante aneddoto di Nino Manfredi

03 Gennaio 2018 Author :  

di Francesco Apicella

Come augurio di buon anno voglio regalarvi un divertente aneddoto su Nino Manfredi, lo straordinario attore , punta di diamante del cinema, del teatro e della televisione di casa nostra. La sua lunga e fortunata carriera artistica, costellata di innumerevoli successi di critica e di pubblico è un esempio di squisita professionalità, di bravura e di precisione assolute per tutti i giovani che, animati dalla passione per la recitazione, vogliono intraprendere il difficile e impervio cammino dell’attore. L’aneddoto che sto per narrarvi risale a quando Manfredi frequentava ancora l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico e l’ha raccontato lui stesso, divertito, a Gigi Proietti in una delle puntate della trasmissione televisiva “Super Varietà” di Rai 1. “Tu lo sai” dice Manfredi a Proietti “ che ho fatto l’Accademia e, all’inizio, prima di prendere lezioni di dizione, la mia pronuncia era un misto di ciociaro e di romano e la mia voce non aveva i toni espressivi che ha ora. A quel tempo gli allievi del terzo anno preparavano i nuovi arrivati e a me toccò il futuro, grande regista teatrale Luigi Squarzina. Doveva prepararmi lui!” “A te a pigliarte e a buttarte dalla finestra” mi fece Squarzina “ nun se farebbe un soldo di danno per il teatro però proviamo lo stesso.” “Parlavo tutto di naso e non si capiva un granchè di quello che dicevo. Tanto è vero che la “diagnosi” della Mannucci (Isabella De Grandis Mannucci, insegnante di educazione della voce n.d.r.) fu “Ha una voce gutturale, di testa, inascoltabile negli acuti” “Pare che quando mi arrabbiavo andavo su, troppo in alto, con gli acuti e nun me se poteva proprio sentì. La Mannucci che, ancora oggi, ringrazio mi ha sdraiato per tre anni sopra un tavolino, mi faceva stare rilassato e mi faceva ripetere “Mia, Mio, Mie, Miu, imponendomi di toccare con la punta della lingua tutti i denti mentre lo dicevo” “E da lì ha imparato a parlare bene” gli fa Proietti “ No, ancora no. Ancora dicevo “ A Giorgio se vedemo sabbbado” con la prima “o” di Giorgio completamente aperta e mettendo tre “b” e la “d” finale, al posto della “t” nella parola sabato.” “Ma ci metti 3 “b”!! mi fecero in Accademia quando pronunci sabato?” “E sì, ce ne mettevo proprio tre! Una me la portavo dalla Ciociaria e due da Roma. Dopo 3 mesi, se volevo rimanere ancora in Accademia, mi resi conto che dovevo imparare bene la dizione; alla fine ci riuscii e, soddisfatto, dicevo tranquillamente “Giorgio (con la prima “o” completamente chiusa e con la bocca a culo di gallina), ci vediamo sabato (rigorosamente con una “b” sola e con la “t” finale). Un giorno mentre andavo “ar bijardo” dissi al mio amico Giorgio che veniva sempre a giocà a boccette lì “Giorgio, allora, ci vediamo sabato” mi scappò così, in italiano e dizione perfetti, “con la “o” chiusa, una sola “b” e la “t” finale; nella sala biliardo mi guardarono tutti con sospetto, si guardarono tra loro e, poi, uno di loro, rivolto al mio amico Giorgio, sottovoce, gli disse “A Giò nun c’annà, me sa che questo è frocio!”. Grande Nino! Durante gli anni passati in Accademia ha imparato a parlare modulando la sua voce in maniera perfetta e con una dizione impeccabile ma, poi, catturato dal grande schermo, ironia della sorte, ha raggiunto l’apice del successo recitando in romanesco, in tantissimi film che, per anni, hanno deliziato il palato di tutti gli spettatori. Indimenticabile!

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