"Indaco": Il potere poetico, conoscitivo e salvifico della Parola. Il libro di Gerardo Sinatore

10 Gennaio 2018 Author :  

I libri, miei compagni di viaggio, fedeli e solidali, finora li avevo solo letti, analizzati, recensiti, e anche presentati. Ed ecco che qualche mese fa mi sono ritrovata sul tavolo da lavoro (in cucina) l’Anteprima di stampa dell’ultima opera di Gerardo Sinatore, INDACO, accompagnata dalla timida e garbata, ma precisa richiesta, da parte dell’Autore, di visionarla, correggerla, etc. etc. È cominciata così un’avventura, non nego talvolta onerosa, ma sicuramente per me ricca di emozioni e opportunità di incontro, confronto e conoscenze, dunque di crescita umana e culturale. Ho dato avvio al mio limae labor con l’attenzione costante volta a registrare fedelmente, attraverso la punteggiatura, il ritmo e le pieghe, anche le più recondite, di un pensiero fervido, profondo e complesso, e a salvaguardare l’autenticità e l’originalità della forma. Questo il mio incontro con INDACO: caleidoscopica danza di figure, di colori, sapori, suoni e luoghi; crogiuolo di sensazioni, emozioni, visioni. Epifanie … per mezzo della Parola. Perché l’opera nasce dall’amore e dalla radicata curiosità, da parte dell’Autore, per la Parola: Segno e Rivelazione. La Parola come forma primigenia di conoscenza; sinolo di significato e significante. Attraverso di essa Sinatore si avvia lungo il sentiero tortuoso e fascinoso della decifrazione del mondo che, anche nelle sue manifestazioni apparentemente insignificanti, rinvia al suo animo emozioni e folgorazioni che lasciano intravedere, talvolta, frammenti di verità. Aedo e rapsodo del nostro tempo, Gerardo Sinatore leva la sua voce: … per raccontare, all’umanità occupata da questa innaturale civiltà economica, di fascinosi cicli del divenire e di equilibri eterni, retti da echi di parole pensate e da intervalli di musiche quiete. Molti, poco sentono e molto parlano. Lui, poco parla e molto sente. Visioni, emozioni, simboli: di questo si nutre l’animo del Nostro, proteso a tradurre in parole il magma emotivo che gli ribolle dentro. Ed è qui l’ardua impresa, il lungo travaglio, la faticosa elaborazione. Perché le Parole ci sono, son tante, come simboli in una foresta, difficile però è scorgere quelle giuste, autentiche, originarie, scevre dalle corrosive incrostazioni del tempo. Pochissime sono quelle che recano suoni, forme, e significati incorrotti, che sanno descrivere l’idea del mondo esteriore, svelandone la realtà di quello interiore. La Parola è per il Nostro la via per la quale si dà voce e forma al grumo represso che opprime. E ci aiuta a dipanare il cieco e dolente groviglio di sentimenti e di emozioni, e a tradurli in racconto. L’opera di Gerardo Sinatore, nella fantasmagorica materia di cui si nutre, è un libro sul potere poetico, conoscitivo e salvifico della Parola. Solingo e aristocratico, visionario e decadente, ma anche fiducioso come l’ultimo dei romantici, lo scrittore sogna ancora di rivoluzionare il mondo con la sua pagina. Scrivere è per Lui un bi-sogno profondissimo di essere, di esistere, di fare. Non solipsistico sogno di evasione, ma anche osservazione e critica della realtà contingente. Veementi le pagine in cui l’Autore fa sentire la sua voce contro l’odierna società economica e tecnologica che ha rubato all’uomo l’anima e ne soffoca lo spirito, disumanizzandolo con i falsi miti del possesso e del potere. Dolente invettiva contro una società che ha sottratto all’uomo anche il tempo, catapultandolo in una vorticosa corsa che non lascia spazio né per sé né per gli altri, e lo omologa, reprimendone subdolamente la libertà e l’identità.

In INDACO Sinatore non parla solo a se stesso e con se stesso, ma anche a tutti noi, invitandoci a riappropriarci della nostra originaria e autentica dimensione, di quella Humanitas, di terenziana memoria (alterità, solidarietà), messa a dura prova in una società proiettata unicamente verso l’utile, il successo, il culto di sé, il potere. Società tecnologicamente avanzata, ma umanamente ed eticamente arretrata; scaduta anche sul piano religioso, se usa la religione come strumento o alibi per guerre di conquista e di sopraffazione. Nella sua opera Gerardo Sinatore spazia tra la terra e il cielo, canta la bellezza del mondo e celebra al contempo la grandezza di Dio creatore. E canta la donna, di fronte alla cui bellezza il suo corpo freme, il cuore palpita, l’anima sua vola verso il cielo. Alcune pagine del libro echeggiano come appassionato Inno all’Amore: Desiderio di bellezza, che si manifesta all’uomo attraverso le dolci sembianze di una donna … dagli occhi di gatto. Intensa e delicata visione neostilnovistica della donna come epifania del divino, che non rinnega il mondo sensibile e terreno. La pagina di Gerardo Sinatore, infatti, sa di terra, calda e sanguigna; sa di cielo … INDACO; sa di anima, la sua, che egli va raccontando scoprendone i più reconditi anfratti, spesso sul filo della memoria. E sul filo della memoria scorrono elegiache pagine appena sussurrate, cariche di pathos e di lirismo, ispirate ai ricordi e alla figura del padre, con il quale l’Autore, come la maggior parte dei figli, ebbe, quando era in vita, un rapporto conflittuale, che solo in età matura si rivela nella sua autenticità ed essenza di amore ed ammirazione. A lui Gerardo Sinatore si racconta, squadernando pagine della sua vita e moti dell’anima prima mai manifestati. In forma epistolare Egli traccia qui un sofferto ritratto di sé ed il suo percorso interiore di vita, da bambino chiuso, emotivo, insicuro, assetato d’amore e deportato d’amore a giovane ribelle ai cliché, alla ricerca del senso della vita e del suo frammento di felicità. Un essere dimidiato tra la paura di diventare uomo e l’angoscia di rimanere bambino. Un uomo perennemente in fuga, un clandestino, un ladro, che, dopo aver toccato il fondo della solitudine e della disperazione, ha trovato in sé la forza di rinascere, grazie all’arte, alla creatività, alla scrittura. E oggi si sente conciliato con il mondo intero e parte integrante di esso ed anela unicamente a respirare all’unisono con l’Armonia dell’Universo. 

Ancora una volta in queste pagine la Parola appare come rivelazione, come apertura dell’io dell’Autore dinanzi al padre; come elaborazione del perenne e doloroso senso di inadeguatezza di un figlio di fronte al padre e alle sue aspettative. La Parola come scoperta dell’Io adulto, maturo; ponte tra figlio e padre, che va oltre la morte.

INDACO - di Gerardo Sinatore - Edizioni Punto Agro News 2017

 

Anna Buonocore 

Docente di Lettere Classiche, Critico letterario, Editor, Conferenziera, Ideatrice e Curatrice di Premi Letterari.

 

 

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