Il grande Fellini e l'aneddoto su “Il viaggio di Giuseppe Mastorna”

28 Gennaio 2018 Author :  

di Francesco Apicella

Vi voglio raccontare un avvincente aneddoto su Federico Fellini, uno dei più grandi registi di tutti i tempi, fiore all’occhiello del cinema italiano nel mondo, pluripremiato e amatissimo dai critici e dal pubblico. Questa che sto per raccontarvi è la storia di un film sull’Aldilà, un film a cui Fellini teneva tantissimo ma che, purtroppo, per una serie di circostanze  avverse non riuscì mai a realizzare nel corso della sua carriera. L’idea del film prese vita nel 1965, dopo “Giulietta degli spiriti”, il primo lungometraggio a colori girato dal grande regista. L’ispirazione del soggetto fu “Il viaggio di Domenico Molo”, un racconto giovanile di Dino Buzzati che Fellini aveva letto quando era ancora studente a Rimini. E’ la storia di un violoncellista che viaggia su un aereo, durante una terribile tempesta. L’aereo sobbalza paurosamente, sta quasi per schiantarsi sui monti poi, come d’incanto, tutto si placa e l’aereo atterra nella piazza di un’ignota città del Nord, davanti a una grande cattedrale gotica che ricorda il duomo di Colonia. I passeggeri credono di essere salvi ma, in realtà, sono tutti morti perché il loro aereo non è affatto atterrato, si è schiantato al suolo; quella strana città, piena di chiese e l’hotel che li ospita sono in un’altra dimensione, sono nell’Aldilà. Un Aldilà un po’ squallido, quello felliniano, lontano mille miglia dalla visione trascendentale che ne aveva avuto Dante nella Divina Commedia. Quello di Fellini è un’Aldilà visto dagli occhi di un laico. Un Aldilà realistico e immanente, uguale, identico alla vita in cui siamo già immersi quotidianamente e di cui fino alla fine capiamo ben poco. Il violoncellista si sente a disagio in quella città sconosciuta, in quel luogo che sente ostile, diverso, incomprensibile ma al tempo stesso, a volte, quasi familiare. e si reca alla stazione per proseguire il suo viaggio. Ma, arrivato alla stazione, succede qualcosa di ancora più inquietante. Affacciato al finestrino, sul treno di fronte a lui, c’è un ragazzo che lo saluta. Mastorna lo guarda atterrito: quel ragazzo è un suo amico ma non dovrebbe essere lì perché è morto tanti anni prima. Pietrificato dalla paura e inconsapevole di essere egli stesso morto, continua a vagare perla città alla ricerca disperata di una via d’uscita, ignaro che si sta muovendo in una dimensione che va oltre la vita, in un Aldilà caotico e surreale, non molto dissimile dal mondo reale. Ci sono persone che si gettano felici dalle finestre perché, essendo già morti, sanno di non poter morire, c’è un teatro in cui va in scena uno strano giudizio universale che somiglia alla cerimonia degli oscar e ci sono monatti che gettano su carri bestiame le vittime di una strana febbre: il sonno eterno. Il viaggio trabocca di incontri e di invenzioni fantasiose e sorprendenti. A un certo momento si trova, addirittura, prigioniero dei suoi avi, riuniti in gran completo nella casa paterna per giudicarlo In questo film c’è tutta la cosmogonia onirica del Fellini di allora, caratterizzata da un incontro continuo, affascinante e indissolubile tra il mondo dei sogni e la vita reale.  La sceneggiatura, realizzata con Dino Buzzati e lo sceneggiatore Brunello Rondi  era a buon punto,il grande produttore Dino De Laurentiis aveva già allestito parte del set del film a Dinocittà, i suoi studi cinematografici fuori Roma, sulla Pontina ma non era contento del soggetto , da buon napoletano era superstizioso ed era convinto che un film sulla morte portasse male. La scelta del protagonista era caduta sul bravissimo Marcello Mastoianni e sembrava mancasse pochissimo all’inizio delle riprese. Ma c’era qualcosa che non andava, Fellini era, inspiegabilmente, inquieto e quell’inquietudine sottile, corrosiva e sempre presente lo tormentava, rendendolo fragile, coi nervi a fior di pelle e prigioniero delle sue ansie e paure. E, più di ogni altra cosa, a turbarlo…c’erano i sogni, quei sogni che, Fellini, su consiglio del suo psicanalista Ernst Berhard, appuntava, appena sveglio, su un quaderno che teneva sul comodino accanto al letto. In uno di questi sogni il regista è alla guida di un aereo in difficoltà ma, per fortuna, riesce a fermarlo, all’imbocco di una galleria. Lì nota due vecchie che fanno la maglia e che gli ricordano le Parche della mitologia romana,quelle divinità che controllano il destino degli uomini e tagliano il filo della loro vita. Fellini non ha dubbi sul significato di quel sogno: l’aereo è il “Mastorna” e questo è il film che lo porterà a schiantarsi definitivamente. Seguono altri presagi funesti, sono quelli che gli psicanalisti junghiani chiamano episodi di sincronicità. Un giorno, mentre riposa in uno degli uffici della produzione, Fellini ha una visione che lo terrorizza: vede il duomo di Colonia crollargli addosso e con un balzo fa in tempo a salvarsi, trovandosi al centro della stanza. In un altro sogno il regista si trova aggrappato a un treno in corsa,lanciato verso l’ignoto, vorrebbe entrare nella carrozza ma non ci riesce, chiede aiuto a squarciagola ma nessuno viene a salvarlo. Forse quel treno è la vita che scorre veloce, che passa e se ne va, lasciandolo fuori. A precipitare le cose arriva un biglietto del sensitivo torinese, suo amico,  Gustavo Rol , i cui consigli Fellini teneva in gran conto e che, spesso, avevano influenzato le sue decisioni e il corso della sua vita. “Non fare questo film!” diceva laconicamente il biglietto. Federico ha paura perché quel film, nato come un sogno, adesso è diventato un incubo angosciante. Scrive a De Laurentiis e gli comunica la sua decisione di non volere più fare il film. Il produttore va su tutte le furie perché ha investito centinaia di milioni in quel progetto e, per di più, dovendo licenziare la troupe che già aveva allestito per la realizzazione del film, tantissime persone rimarrebbero senza lavoro. Procede per vie legali e il 25 settembre 1966 alcuni agenti si presentano a casa del regista e sequestrano quadri e soprammobili di valore. Successivamente, però, grazie a un dialogo chiarificatore tra i due grandi uomini, la frattura si risolve con buon esito e la produzione del “Mastorna”, con una nuova troupe e un nuovo protagonista può ricominciare. Questa volta la scelta cade su Ugo Tognazzi che firma anche il contratto per iniziare le riprese. Ma anche questa volta il destino si accanisce contro la realizzazione del film. La notte del 21 aprile 1967 Fellini mentre riposa in un lussuoso residence di Roma, si sente malissimo, cade sul pavimento della stanza e lotta tra la vita e la morte Ma, per fortuna, arriva un aiuto provvidenziale! Qualcuno abbatte la porta, soccorre il regista agonizzante e lo porta , di corsa, in ospedale. Viene sottoposto a una lunga serie di analisi e di indagini diagnostiche: si teme seriamente per la sua vita. Poi, gli viene fatta la diagnosi giusta, ha una rarissima malattia, la sindrome di Sanarelli-Shwartzman; viene sottoposto alle cure adeguate e riesce a guarire. Torna a casa, piuttosto provato, convinto che quello sia l’ultimo segnale che gli dice di non fare quel film. Inoltre, il 21 agosto, fa un altro sogno funesto:sogna di dover aiutare alcuni bambini in grave pericolo di morte, riesce a salvarli ma a carissimo prezzo perché viene decapitato. Per Fellini la spiegazione di quel sogno è molto semplice: quei bambini sono i film che lui deve ancora fare mentre l’uomo decapitato è Giuseppe Mastorna, cioè lui stesso. Quel giorno stesso Fellini firma con De Laurentiis un nuovo contratto che sostituisce quello precedente: un contratto per 3 nuovi film fra cui, questa volta, “Il viaggio di G. Mastorna” non c’è. L’incubo, finalmente, è finito! Poi, inaspettatamente, un giorno del 1977, Fellini, seduto a un tavolo con lo sceneggiatore Tonino Guerra, suo amico e collaboratore, preso dalla nostalgia, in un improvviso impulso confidenziale, gli racconta la storia del suo “Mastorna” e aggiunge un finale ottimista che, al momento,della prima sceneggiatura, non c’era:dopo aver fatto tanti incontri strani e varie esperienze sconvolgenti, il violoncellista riesce ad andarsene da quella città che tanto lo ha turbato e, dopo aver attraversato le montagne, imbocca un sentiero che lo porta fino a Firenze, una Firenze familiare e bellissima, dove c’è un’orchestra che suona una musica dolce, struggente e disperata, una musica da suonare assieme a lui. Quel viaggio allucinante gli ha lasciato dentro un profondo senso di liberazione dalla paura della morte e gli ha trasmesso un’irresistibile voglia di vivere. “ E’ vita anche la morte” ipotizza Fellini, concludendo, come conclude Dante nell’ultimo verso dell’Inferno:” e quindi uscimmo a riveder le stelle”. Tonino Guerra ascolta attento, incantato da quella storia surreale e affascinante, si appassiona e vorrebbe realizzare, finalmente, quel film, tante volte rimandato, scrivendone la sceneggiatura insieme a Fellini. E’ per lui una sensazione bellissima ma, proprio in quel momento, Fellini riceve una telefonata  che gli comunica una notizia molto brutta e l’incanto di quel magico racconto s’infrange, all’istante, come vetro rotto. Stavolta è davvero la fine del progetto “Mastorna”!. Il regista getta il copione in un armadio e lo chiude a chiave. Ma, come tutti i fantasmi, anche il “Mastorna” tornerà ancora nella vita artistica di Fellini , sarà un serbatoio prezioso da cui attingere continuamente idee, fantasie e immagini per i suoi film successivi.”Mastorna”, più che un sogno è stato  un viaggio che ha portato il regista nelle profondità inesplorate del suo inconscio, sul ciglio di un abisso infinito, fino quasi a farlo morire ma lui si è fermato giusto in tempo, ha rinunciato al film e ha ricominciato a sognare, regalandoci altri grandi, indimenticabili, capolavori. Spero di aver omaggiato con questo aneddoto l’arte sublime del grande maestro del cinema e di avergli fatto, ovunque si trovi, un piccolo…grande regalo, per ringraziarlo, grato e commosso, per  le emozioni che lui, da mago esperto e fantasioso, ha regalato a me e a tutti gli spettatori in tanti anni di mirabile attività artistica. Grazie, Federico, a nome di tutti!

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