“Arrivederci, caro amico”

03 Aprile 2018 Author :  

di Francesco Apicella

“Quali parole posso trovare in questo momento…? Dolore, rabbia e delusione per questo mondo ingiusto. Arrivederci, Fratellone mio, sei e rimarrai un esempio per tutti!” con queste parole, intrise di intima commozione, Max Baggi, il campione del motociclismo italiano che ha conquistato per ben sei volte il titolo iridato, nella storia del Motomondiale, commenta su Twitter la notizia della scomparsa di Fabrizio Frizzi, a cui era legato da un profondo e ininterrotto rapporto di amicizia, nato sin da quando si erano conosciuti, per la prima volta, più di vent’anni fa, negli studi della Rai. In occasione della sua presenza a Roma Motodays, Fabrizio, intervistato, raccontò come era nata la sua amicizia col grande campione del motociclismo. “L’ho conosciuto verso la fine del 1993, lui era amico di un mio collaboratore-amico ed era venuto a trovarlo a Roma, al Teatro delle Vittorie, dove io e Milly Carlucci presentavamo lo spettacolo televisivo “Scommettiamo che”. Alla fine della trasmissione il nostro amico comune me lo presentò, pensando che io non lo conoscessi ma non era così perché io sapevo tutto di lui e, insieme, commentammo le ultime gare della stagione e gli intensi battibecchi con Loris Capirossi, soprannominato “Capirex”, 3 volte vincitore del titolo mondiale, per il quale io facevo il tifo…è stato in quel momento che è scattata la simpatia tra noi, abbiamo cominciato a familiarizzare e rapidamente siamo diventati amici. Sono contento di averlo conosciuto proprio in quel momento perchè dalla pima gara successiva, Australia 94, ha cominciato a vincere, intraprendendo una carriera sempre in ascesa, che io mi sono goduto in prima fila.” “Nel 1995” continua Frizzi nel suo racconto “,dopo che Max aveva vinto il suo primo mondiale, un rinomato settimanale familiare ci chiese di posare insieme per un servizio fotografico con copertina, vestiti da piloti, sulla pista di Vallelunga con le due mitiche Aprilia 250 nere con cui aveva vinto il titolo. Io mi comprai una tuta extralarge e mi divertii un mondo nel ruolo inedito di copilota. Dopo le foto Max mi chiese se mi andava di fare un giro di pista con le moto del servizio, che erano assicurate. Fu la prima e unica volta che guidai una moto da corsa con i pneumatici slick (pneumatico che non presenta scanalature, impiegato soprattutto negli Sport motociclistici di velocità su circuito n.d.r), quando partii mi sembrò di avere del ghiaccio al posto della gomma. Stavo così perfettamente in equilibrio, in pista, per non mettere alla prova “il ghiaccio” che, alla prima curva, ho rischiato di andare dritto. Poi, ho preso confidenza con la moto ma lei, come un puledro ribelle, mi si impennava sempre in tutte le marce, anche se andavo piano. Max mi diede un’occhiata divertita e, da allora, mi ha sempre preso in giro perché andavo con la visiera alzata. “Hai paura che il vento possa ribaltarti?” mi disse. “Ho perso il fratellone che mi proteggeva” racconta Max Biaggi, addolorato “Sin da quando ci siamo conosciuti ho capito che eravamocomplementari: lui era la parte razionale e riflessiva, io quella impulsiva. Dipendeva dal mio carattere ma anche dal mio lavoro; il mio sport mi spingeva ad avere reazioni immediate, a lottare e anche ad arrabbiarmi. Lui me lo diceva spesso: “Dovrei imparare da te, soprattutto quando devo fare un nuovo contratto. Tu combatti, sai trattare”. E quando l’ha fatto era felicissimo: “Max, ho tenuto duro e l’ho spuntata. Ho pensato a te….” “Fabrizio mi infondeva un totale senso di protezione” continua Max. “Se avevo un dubbio importante chiamavo lui. Tutte le mie vicissitudini amorose le condividevo con lui. Era il mio confidente, sapeva tutto di me. Era una persona buona, semplicemente. Anche con chi voleva fregarlo. Nel 1997 lui era in crisi con sua moglie, Rita Dalla Chiesa, e per staccare decise di accompagnarmi in Malesia dove avevo un test. In aereo incontra uno che dice di essere un mio tifoso. Poi, quando scendiamo dall’aereo e vediamo che quello ci segue, attacchiamo discorso e scopriamo che era un paparazzo mandato da un settimanale per provare a beccare Fabrizio con l’amante. Che ovviamente non c’era! Altro che mio tifoso, quello era lì per lui! Fabrizio era talmente buono che lo ha invitato alla cena del suo compleanno, il giorno dopo,e gli ha permesso pure di fare delle fotografie pur di non scontentarlo”. Arrivederci, carissimo Fabrizio, con te se ne è andato un professionista serio, talentoso ed eclettico, una persona gentile, sempre col sorriso sulle labbra e col sole nello sguardo, un uomo dotato di una simpatia spontanea, cristallina e autentica, di una squisita e contagiosa allegria innata, sempre con una parola buona e affettuosa per tutti, soprattutto per le persone più provate dalla vita e, costantemente, pronto ad aiutare il prossimo con il suo coraggio, la sua vitalità e il suo costante desiderio di fare del bene, sensibilizzando il pubblico alle malattie rare e più difficili da sconfiggere. Con te, Fabrizio, se ne è andato un amico, un fratello, un marito e un padre affettuosi e premurosi, il figlio che ogni genitore vorrebbe avere e, per i tuoi compagni di lavoro, del mondo dello spettacolo, un collega sincero e disponibile, un gentiluomo d’altri tempi, delicato e sensibile, che non parlava mai male di nessuno e di cui nessuno ha mai parlato male. Grazie per tutte le emozioni che ci hai dato in tutti gli anni che hai vissuto con noi e per quelle che il tuo ricordo, sempreverde e inossidabile, ancora darà al nostro cuore.

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