Identità, storia e cultura: la festa della Madonna delle Galline. Ecco tutti i riti della tradizione e gli eventi

06 Aprile 2018 Author :  

di Gerardo Sinatore

La Festa della Madonna delle Galline è retta da una moltitudine di “rappresentazioni” (ritualità). Attraverso di esse, svela l’Identità, la Cultura e al Storia dell’arcaica quanto arcana “Terra de’ Pagani!”. Identità, Cultura e Storia, sembrano oggi elementi lontani, eppure il Paganese se li trova cuciti addosso, durante la Festa, come un abito su misura che indossa per onorare una “appartenenza” comunitaria non soltanto di “luogo”, ma soprattutto “etnica”, di “sangue” pur considerando che ogni rappresentazione comunque è soggetta a profonde mutazioni temporali e ad alterazioni di significato, proprie di tutti i dati culturali. A tal proposito, sarebbe anche un grosso errore, come dice l’antropologo Di Nola, considerare le “feste” portatrici di valori soltanto se radicati in una modularità prototipica o un’immagine distorta che viene dalla memoria di epoche lontane o dalla tradizione orale: Le feste, sono complessi culturali assoggettati continuamente a profonde modificazioni che le arricchiscono e le rigenerano. Non sono presunti complessi irrigiditi in una loro forma originaria, della quale la forma attuale andrebbe considerata come decadimento [..] Spesso, gli osservatori esprimono il loro scandalo perché ritengono che la nuclearità religiosa arcaica della celebrazione appaia contaminata da nuovi elementi deturpanti come la distribuzione di cibi, di vino, di musica fragorosa ed ossessiva [..] Ma quanti all’osservazione attuale aggiungono i tentativi di rinverdire i progressi storici che accompagnano i momenti festivi, sanno bene che le “invasioni” consumistiche, forse anche in forme più esplosive ed imponenti di quelle attuali, hanno da sempre accompagnato i momenti “religiosi”. La “festa” in sé, interrompe la routine e fa esplodere l’alterità, quell’io reale che releghiamo nel profondo, spinto dai numerosi ruoli che assumiamo, spesso anche inconsciamente, nel teatro della società e il tempo in sé, diventa tempo di esperienza di libertà e di trasgressione. Nella “festa” si riscontrano nell’individuo due fasi, una di liberazione dalla tensione emozionale e l’altra di intensa esposizione alla “potenza” e nel nostro caso, la potenza è la “Madonna delle Galline” e, come dice Guénon: la Religione è l’unione con il sé interiore, che è a sua volta uno con lo Spirito dell’Universo [..] essa consiste essenzialmente nell’unione dell’individuo con gli stati superiori del suo essere, e, attraverso questi, con lo Spirito Universale, unione dalla quale scompare l’individualità, così come ogni altra distinzione illusoria; ed essa, di conseguenza, comprende anche i mezzi per realizzare questa unione… Nelle Terre della Valle del Sarno, dal lunedì in albis sino a settembre, ci sono “feste” che scandiscono il tempo religioso e quello sociale, caratterizzate da pellegrinaggi e riti.

ECCO TUTTI I RITI DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLE GALLINE

Ed ora, vediamo come si svolgeva e si svolge ancora il rito/festa della Madonna delle Galline evidenziando che il primo “atto” è dedicato “all’alzata del quadro” che si effettua, quale annuncio, un mese prima della festa.

Questa Festa è “mobile”, cioè sottoposta alla legge dei cicli naturali e quindi connessa ad un rituale più arcaico di quello delle feste “a data fissa” ed è collegata esattamente al ciclo della luna e dell’equinozio di primavera. La connessione con il ciclo lunare ribadisce il carattere femminile della rappresentazione (Dea/Madonna) e ciò “centralizza” anche la presenza dei “femminielli”. Dopo “l’alzata del quadro”, sino al venerdì si fa dono alla Madonna di colombi, galline, pavoni e frutti della terra, per sciogliere voti o rendere grazia. Il venerdì (6 aprile 2018), la banda musicale gira per il centro storico chiamando all’appello i devoti per l’apertura del Santuario che avviene con un vero tripudio alle ore 18,00 in punto; si comincia così a danzare nei cortili allestiti a “Toselli devozionali”. Il sabato (7 aprile 2017) la giornata è dedicata ai Toselli che danno il benvenuto agli ospiti offrendo loro cibo (il piatto della festa consiste in tagliolini al ragù, carciofi farciti arrostiti, soppressate e vino di Gragnano), danze e musica. Alle 9,00 in punto della Domenica (8 aprile 2018) ‘A Madonn’ ‘jesce ‘e ‘nnove e s’arretira ‘a calata ‘e ll’ora esce dal Santuario il corteo processionale religioso che accompagna la Madonna la quale fa visita ai Paganesi sin nelle loro case. Dai balconi tutti fanno mostra dei capi nuziali più belli (coperte di merletti e damaschi) esponendoli per catturare lo sguardo della Vergine (la Grazia) e portarlo all’interno della propra famiglia. Tra le tappe più suggestive della Processione, che avanza lentamente tra fuochi pirotecnici, applausi fragorosi, suonate di tammorre e canti ‘a Figliola, sono da segnalare: quelle del mattino a Casa (Rione) Campitelli e a Casa Califano. In quest’ultimo rione c’è il Tosello Storico di uno dei massimi promotori della festa (deceduto nel 2008 proprio durante la Festa della Madonna delle Galline) il cantore ed attore Franco Tiano detto l’Africano. Altre due tappe da non perdere assolutamente, ma pomeridiane, sono quella del Tosello do’ Barone ‘ncopp’ ‘e Palazzine dove, come cascate, al passare della Vergine in processione i devoti lanciano dai palazzi quintali di coriandoli, petali di fiori e foglie tagliuzzate che oscurano il sole mentre Vincenzo Romano, il noto “cantore pellegrino” innalza i suoi canti affascinanti facendo andare in visibilio il numerosissimo ed incontenibile pubblico in attesa. L’altra tappa dal significato “rituale” è quella di Piazza S. Alfonso dove avviene lo “Scambio dei Doni” o “Rito della Pace” per ricordare la profonda devozione del santo illuminato, patrono di Pagani, verso la Vergine: sul sagrato della Basilica i Padri Redentoristi offrono due galline con una medaglina sacra al collo legata con un nastro rosso mentre si elevano inni. Tra gli inni, ancora quello di Vincenzo Romano che intona “Curri curri Mamma mia” di Alfonso de’ Liguori scritta in vernacolo a Pagani nell’estate del 1775. Dopo lo “Scambio del Dono” si perpetua l’ultimo tratto della processione, detto “solenne”, che attraversa il corso centrale in pompa magna. Intanto i Forestieri (pellegrini, visitatori e studiosi) si intrattengono nella Villa Comunale per assistere alle danze dei Sarnesi e dei Sammarzanesi, pilastri della tradizione paganese insieme ai popoli vesuviani. Con il passaggio della processione nei Toselli, che sono tutti posti sul tragitto processionale, i devoti dei toselli svelano l’immagine della Madonna posta in bella mostra. Dopo di che si comincia a ballare sino all’alba per l’ultimo “atto”: la ”Deposizione delle Tammorre”, che consiste in un corteo di tammorrari che alle 6,00 del mattino del lunedì (9 aprile 2017) suonano all’unisono marciando nel centro storico a ritmo, partendo dal Tosello Storico ‘e l’Africano (Casa Califano), sino al Santuario dove, dopo la declamazione della “Preghiera del Tammorraro” ( del compianto Frano Tiano) ed alcuni canti tradizionali (Madonna delle Grazie) si depongono le tammorre ai piedi della Vergine, uscendo dal Santuario a marcia indietro senza mai distogliere lo sguardo fisso sulla Madonna, salutandola per l’anno prossimo dicendo “pe’ cient’anni!” Finita la festa “tradizionale”, il lunedì (8 aprile 2018) sera ed il martedì (9 aprile 2018) gli ospiti sono invitati ad assistere al Ritmofestival (Festival Internazionale del Ritmo). Quest’anno sono stati chiamati ad allietare: “James Senese e i Napoli centrale”.

LA PROCESSIONE - di Gerardo Sinatore

LA MISTICA E LA FESTA DELLA MADONNA  - di Gerardo Sinatore

LA MADONNA GIOISA, LA VERGINE DELLE GALLINE - di Gerardo Sinatore

IL PROGRAMMA DELLA FESTA - di Maurizio Schettino

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