Monumento ai caduti di Pagani: l’inaugurazione con l’inno di Garibaldi e campane in festa

18 Maggio 2018 Author :  

 

di Marco Visconti 

Il mito dell’esperienza della guerra nacque con l’avvento degli Stati nazionali nella seconda metà del XVIII secolo. Durante la fine della Prima Guerra Mondiale, gli Stati occidentali interessati dal conflitto, soprattutto quelli sconfitti, ricordarono le tante perdite attraverso i monumenti. Questi, per la maggiore, servirono a glorificare i caduti anziché ricordare la tragicità della guerra. Anche in Italia ci fu un aumento progressivo dei monumenti atti a celebrare i caduti in guerra. La moda di costruire simili architetture commemorative, in diversi comuni italiani, causò un acceso dibattito pubblico, per esempio nel 1918 il giornalista Ettore Janni scrive: «E’ però un paradosso che potrebbe venire in mente a chi cercasse la più violenta espressione del proprio terrore estetico davanti alla minaccia della grande invasione monumentale che incombe sui popoli vincitori». 

 

Quando Benito Mussolini diventò presidente del Consiglio nel 1922 usò per fini politici i monumenti ai caduti. Questi divennero il terreno fertile della retorica fascista utile a esaltare i toni militaristici e nazionalistici. L’intenzione fascista di glorificare i caduti si vide soprattutto con i parchi delle rimembranze. La diffusione dei monumenti fu assicurata anche da una spinta dal “basso” grazie ai Comitati. In molti comuni italiani nacquero delle associazioni organizzate volontariamente da privati cittadini di estrazione borghese. La figura più importante fu il presidente, che venne affiancato solitamente da un segretario. 

I Comitati si occuparono a informarsi sui nomi dei deceduti in guerra, e raccolsero i fondi per far costruire i monumenti. A seconda delle circostanze, i Comitati ricevettero gli aiuti economici dai diversi gradi delle istituzioni, le associazioni pubbliche, aziende private, e dai cittadini. Seguirono generalmente dei concorsi pubblici, per scegliere gli artisti a realizzare le opere commemorative. Tuttavia gli artisti non furono sempre nominati in base alla meritocrazia, ma attraverso delle conoscenze.

Anche il comune di Pagani (SA) aderì alla realizzazione del monumento ai caduti. L’opera fu oggetto di attenzione da parte dell’amministrazione locale insieme al Comitato Iniziatore ed Esecutore dell’Opera. Tra i rappresentanti del Comitato ci furono il presidente Generoso Fusco, e il segretario Gaetano Mansi. In un secondo momento si aggregò all’iniziativa il Fascio Nazionale, i Mutilati e Invalidi di guerra, una rappresentanza di Combattenti, il Comitato Pro Monumento a Buenos Aires e New York, il quale fu creato dai paganesi all’estero. Alcune donne parteciparono all’iniziativa con un apposito Comitato di Signorine. Le signorine raccolsero i fondi grazie alla vendita delle cartoline raffiguranti il monumento. Oltre ai Comitati, i cittadini parteciparono attivamente nel fornire le oblazioni.

A stabilire il programma dei festeggiamenti fu predisposto il Comitato Per l’Inaugurazione del Monumento, che fu rappresentato dal presidente Basilio Tramontano e il segretario Gaetano Mansi. Nel 1923 venne costruito il monumento, poi il 23/11/1924 iniziò la celebrazione. L’architettura commemorativa servì a onorare i caduti, e il ritorno dei soldati dalla guerra. Il Comitato pensò che morissero 156 paganesi, ma non fu così: «i decaduti in guerra – secondo il professore paganese Giuseppe Buongiorno –furono meno di 156 persone, alcuni familiari finsero di aver perso un proprio caro per ottenere la pensione di guerra. Il professor Gaetano Mansi fu incaricato a verificare i morti in guerra, ma non pose al vaglio le informazioni date dai familiari dei potenziali deceduti».

Alcuni giorni prima dell’inaugurazione, il sindaco Basilio Tramontano inviò dei telegrammi al re Vittorio Emanuele III, il Duca d’Aosta, Ministro della Guerra, Ministro della Marina, Sottosegretario alle Colonie. Queste alte figure politiche risposero al messaggio di non poter aderire all’evento.

«Il monumento ai caduti di pagani» è il titolo di un articolo che immortalò tutti i momenti salienti del giorno dell’inaugurazione. Nel documento si ricava anche una descrizione dell’opera scultorea che coronò il monumento:

«… Sul basamento si eleva un prisma quadrato su cui ferma il piede destro la statua della Vittoria alata, in bronzo, che nella destra mano presenta una corona di lauro e quercia e nell’altra un ramo di palma …».

Le Vittorie alate furono ben piantate nella memoria collettiva prima ancora del dopoguerra. La grande fama si percepì con la costruzione nel 1911 del Vittoriano. La fonderia partenopea Chiurazzi ottenne una buona notorietà in Campania grazie alle sculture commemorative. Nel 1895 acquisì il permesso a realizzare i calchi di statue, utensili e arredi di
bronzo conservati nel museo archeologico nazionale di Napoli. 

Negli anni del dopoguerra, la fonderia realizzò una produzione in serie della Vittoria alata, ispirata alla statua pompeiana risalente agli inizi del periodo della Roma Imperiale. La statua pompeiana fu influenzata a sua volta dalla dea Nike di Taranto.

La fonderia Chiurazzi produsse diverse varianti delle Vittorie alate, che coronarono i vari monumenti ai caduti, tra cui quello di Pagani. La diffusione di simili sculture fu garantita pure da quel gioco linguistico unitamente a quello simbolico dell’assonanza Vittoria/Vittorio Veneto, in quanto servì a evidenziare una sorte di riscatto dalle tante disfatte subite nelle precedenti battaglie, e dal collegamento Vittoria/Vittorio Emanuele.

 

Il suindicato articolo ci fornisce altre informazioni sul monumento: «… Sulla faccia principale, sotto il capitello è posto lo stemma del Comune, in bronzo, e più giù è incisa la seguente epigrafe: “CRESCE COL TEMPO CHE PASSA LA SANTITA’ DEL NOSTRO MARTIRIO COSI’ CRESCA NEI VIVI LA MEMORIA E I PROPOSITI MAGNANIMI” – la scritta fu dettata dal preside del liceo G.B.Vico di Nocera Inferiore – sul basamento, dallo spigolo nord-est del prisma si stacca in altorilievo la figura, in marmo, di un contadino, nudo dalla cintola in su, e nel resto vestito ancora di indumenti militari, che colla destra depone gli strumenti bellici e colla sinistra impugna una zappa, il quale par voglia dire: Compiuto il mio dovere verso la Patria in pericolo, non appena depongo le armi, ripiglio gli strumenti del pacifico lavoro dei campi, lavoro che dovrà ricostruire la ricchezza nazionale minorata dalla guerra. All’angolo nord-ovest un tripode da cui si sprigiona una fiamma. Agli altri angoli altri fregi allegorici. Sulle altre tre facce del prisma sono incisi e smaltati in
rosso pompeiano i nomi dei 156 Caduti per ferro e piombo nemico. L’altezza totale del Monumento dal piano della piazza è di m.8,50. Circonda il Monumento un prato circolare a piano inclinato e faccia convessa, chiuso da un forte cancello della circonferenza di m.30 e dall’altezza di m.1,10, poggiante su un cordino di basoli bugnati, alte m. 0,15. Il prato in giro è curato e infiorato gratuitamente dal grande patriota Giovanni Dott. Criscuolo …».

 

Il giorno dopo l’inaugurazione, il capitano di Nocera Inferiore Armando Calabrò inviò un messaggio al Ministero dell’Interno in cui lo informò dell’evento avvenuto il giorno precedente, e gli comunicò il numero dei partecipanti: 

«Ieri 23 corrente, a Pagani, con l’intervento di circa cinquemila persone, è stato inaugurato il monumento ai caduti in guerra …». 

Alla vigilia della cerimonia esplosero alcune bombe aeree, dalle ore 9 arrivarono i primi illustri personaggi. Nel frattempo partì la banda musicale che fu accolta dalle bandiere tricolori sugli edifici. Il corteo giunse alla stazione a omaggiare l’arrivo alle 9:30 dell’ex Ministro dell’Istruzione S.E. Torre. Furono riccamente addobbati: gli ingressi della piazza, le abitazioni e le tre tribune ubicate nelle vicinanze del monumento. La tribuna d’onore a sinistra venne riservata alle madri, vedove e i figli dei caduti; al centro fu assegnato all’amministrazione comunale insieme al comitato; invece a destra agli invitati e alle donne.

L’inaugurazione cominciò alle 10:30 nel momento in cui ritornò il corteo al monumento. Iniziò la canzone del Piave cantata dagli scolari sotto la direzione del professor Carmine Mangino, poi il sindaco pronunciò un discorso. Concluso il discorso, un mutilato di guerra tolse il velo sul monumento. L’evento fu accompagnato dall’inno di Garibaldi dalla banda, dal suono di tutte le campane delle chiese, e lo scoppio delle batterie. 

Seguì l’orazione di S.E.Torre sulla necessità della guerra, dopo parlò il professor Mansi, che fece un resoconto delle persone impiegate alla costruzione del monumento. Il professore, in qualità di delegato del Comitato, a conclusione del discorso concesse simbolicamente il monumento al sindaco Basilio Tramontano. Quando finirono i discorsi, alcuni dei presenti deposero la corona di alloro e i garofani sull’opera architettonica. Cominciò la visita del monumento dei partecipanti, in ordine: le autorità, i parenti dei caduti, mutilati, combattenti, le associazioni civili e politiche. Verso le 12 terminò la cerimonia.

Il sindaco invitò i numerosi intervenuti forestieri a un vermouth di onore nel Municipio. Più tardi, Salvatore e Giuseppe Tortora ospitarono nella loro villa: le massime autorità, il personale amministrativo, i membri del comitato. La festa si protrasse fin di sera. 

Le lampadine variopinte sui terrazzi degli edifici crearono un bellissimo gioco di colori in prossimità del monumento. Alle ore 21 i presenti assistettero all’accensione dei bengala, e seguì lo scoppiodelle granate colorate sul monte S. Egidio.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, per far fronte alla penuria di munizioni venne fusa anche la Vittoria alata di Pagani. Il primo riferimento normativo a fondere il ferro risale al decreto legge del 26/10/1939 e convertito in legge il 10/02/1940. La norma fa riferimento alla raccolta dell’ente Distribuzione Rottami di tutti quei materiali metallici aventi un peso superiore ai 200 kg senza una rilevanza artistica.

Nei mesi successivi furono indotte nuove leggi sempre più restrittive tanto da includere anche le opere d’importanza artistica, sotto la previa approvazione delle Prefetture, delle Reali Soprintendenze, o del Ministero per l’educazione.

Nel 1959 dopo pochi anni dalla nascita della Repubblica, Domenico Stile creò una nuova statua: «La giovane Repubblica Italiana». Per citare le parole del novantenne paganese Antonio Lamberti: «posò per la statua una bella donna, Maria Consiglia Tramontano figlia del sindaco Carlo Tramontano». La statua è alta 2,50 m con il peso di 400 kg. Alcune informazioni sull’opera scultorea sono state ricavate da una targa in ottone impressa a lato del basamento. La targa è stata fatta costruire nel 2003 da Gerardo Sinatore, allora assessore alla Cultura di Pagani.

«La giovane Repubblica Italiana» reca alla mano destra una fiaccola, invece alla mano sinistra porta una corona di alloro. Il vestito rimanda a molte Vittorie alate. La ruota dentata, con una sorte di croce al centro, rinvia a un elemento cardine della costituzione, il lavoro. Accanto alla ruota è situata un’àncora, che simboleggia la stabilità. Sulla parte frontale del basamento c’è la seguente scritta: «NELLA VISIONE DI UN’ITALIA PIU’ GRANDE S’IMMOLARONO IN TUTTE LE GUERRE PER UN IDEALE DI GLORIA PAGANI CONSACRA I SUOI CADUTI ALL’ETERNITA».

 

Fonti Bibliografiche

J.Ettore, L’invasione monumentale in «Emporium» n. 288 (1918);
«Il Monumento ai caduti di Pagani», Numero Unico – Ricordo;
G.L.Mosse, Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti, Bari, Gius. Laterza & Figli, 2002;
M.R.Nappi, La Campania e la Grande Guerra: I Monumenti ai Caduti della Provincia di Salerno,
Roma, Gangemi editore, 2009;
V.Vidotto, La vittoria e i monumenti ai caduti in «Mélanges de l’École française de Rome» n.112 – 2
(2000);
Sitografia
[consultato il 20/08/2018];
[consultato il 15/08/2018];
>[consultato il 26/08/2018];
Fonti documentarie
Archivio di Stato di Salerno, Monumento ai caduti a Colliano, Laviano, Pagani, Penta, Sarno,
S.Marzano, Valle di Pompei, b.387, f.lo. 8.

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