Namastè. Il senso della lentezza

30 Maggio 2018 Author :  

“Io difendo il ritmo umano: il tempo preciso, né più né meno, che serve per fare le cose per bene. Per pensare, per riflettere e per non dimenticare chi siamo”
Luis Sepùlveda

Namastè cari lettori

Dal titolo del nostro articolo avrete già immaginato il tema che tratteremo oggi: La lentezza!
Vi è mai capitato di dire o di sentirvi dire “Ora non posso, sono di fretta! - Ho 3000 cose da fare, magari dopo! – Potessi avere una giornata di 48 ore, ma non mi basterebbe il tempo!”.
Credo proprio che questo sia successo ad ognuno di noi!
In questo mese ho avuto l’opportunità di leggere, durante il laboratorio di lettura Attraversando le Righe, un testo molto interessante: “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” di Luise Sepùlveda. Sin da subito è stato difficile per noi riuscire a rientrare nella prospettiva della piccola “Ribelle” (il nome della nostra minuscola protagonista), sempre pronti ad andare ad una velocità diversa, eppure ci siamo posti in una nuova prospettiva, che ci ha permesso di riattribuire alla lentezza un suo antico valore.
Oggi la nostra società carbura ad altissimi giri, e la benzina principale è l’Ansia di dover fare tutto al meglio e in un tempo sempre più breve. Questa necessità è aumentata ancora di più con l’utilizzo delle nuove tecnologie, che sottendono ad una comunicazione istantanea, e il nostro sistema nervoso cerca di regolarsi in base a tale necessità, affrettando decisioni e scelte talvolta di vitale importanza.
La comunicazione è scandita dalle piattaforme social (Facebook, Instagram, Twitter, e al di sopra di tutti WhatsApp ecc), e la messaggistica istantanea ci mette nella condizione di dover essere sempre vigili, presenti e pronti all’azione. Questa velocità però non appartiene all’uomo, il nostro sistema nervoso e gli stessi processi cognitivi hanno bisogno di un tempo di elaborazione. La riduzione dei tempi adeguati all’elaborazione delle informazioni ci costringe ad agire per automatismi quasi sempre legati a schemi disfuzionali (ovvero modalità di azione non ottimali per noi, strutturatesi nel corso della nostra vita) e quindi destinati a indurre profonda frustrazione.
Un piccolo esempio:
Il capo invia a M. una mail con una serie di compiti da portare a termine durante il fine settimana. M. accetta immediatamente per il timore di perdere il lavoro, e allo stesso tempo è dispiaciuto di non poter dedicarsi del tempo. Questa azione impulsiva connotata di paura non ha permesso a M. di valutare oggettivamente il tempo a sua disposizione da dedicare al lavoro, per cui ad esserne inficiate risultano essere le altre aree della sua vita, poiché per portare a termine i compiti predisposti non concede a se stesso del tempo per ricaricarsi, e di conseguenza lo stress aumenta. La costante reperibilità di M., la sua difficoltà ad interagire con il suo capo, e la paura di perdere il lavoro lo costringono a mettere le sue reali esigenze in standby, così da aumentare il suo disagio interiore. Eppure M. continua a porsi nella condizione di dover essere sempre vigile, presente e pronto all’azione.
Con questo esempio diventa chiaro il ciclo vizioso in cui molto spesso di rinchiudiamo. Le esigenze esterne risultano avere sempre maggiore priorità rispetto al proprio benessere psicofisico.
Diverse sono gli studi che sottolineano la necessità di prendersi del tempo dove poter riappropriarsi nel proprio presente al fine di migliorare la nostra salute, attraverso diversi protocolli che vanno dalla Mindfulness al semplice Training Autogeno, o ancora più semplicemente fare una passeggiata nella natura, osservare le onde nel mare. In caso contrario, il prezzo da pagare alla velocità odierna è troppo alto in termini di benessere individuale, per cui bisogna porre dei rimedi. I diversi protocolli, precedentemente indicati, hanno lo scopo di permettere ad ogni individuo di acquisire degli strumenti utili a vivere il presente in modo consapevole e non giudicante, così da permettere il riscoprire della propria serenità.
Come la protagonista nel nostro libro, anche noi possiamo riscoprire il senso della Lentezza, magari seguendo pochi e preziosi suggerimenti. Prima di ogni altra cosa è basilare decidere di ritagliare un’ora al giorno dove autorizzarsi a:
• Scollegarsi dal mondo virtuale (disattivare smartphon, pc, telefoni e tv)
• Radicarsi al momento presente tramite il respiro
• Meditare
• Passeggiare nella natura
• Dedicare delle cure alla propria spiritualità
Con questi piccoli suggerimenti (in aggiunta leggete il libro di Sepùlveda se riuscite), vi saluto con una poesia a me molto cara e vi invito ad inviarmi le vostre riflessioni, oppure chiedere come poter seguire i protocolli sopra indicati, tramite la mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

"Un tempo per nascere, un tempo per morire.
Un tempo per piantare, un tempo per sradicare la pianta.
Un tempo per uccidere, un tempo per guarire.
Un tempo per distruggere, un tempo per costruire.
Un tempo per piangere, un tempo per ridere.
Un tempo per gemere, un tempo per ballare.
Un tempo per scagliare pietre, un tempo per raccogliere sassi.
Un tempo per abbracciare, un tempo per separarsi.
Un tempo per cercare, un tempo per perdere.
Un tempo per conservare, un tempo per gettare via.
Un tempo per strappare, un tempo per ricucire.
Un tempo per tacere, un tempo per parlare.
Un tempo per amare, un tempo per odiare.
Un tempo per la guerra, un tempo per la pace".
Paolo Coelho

Namastè

 

Dottoressa Raffaella Marciano, curatrice Rubrica Namastè
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.
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www.psicologamarciano.it
Studio di Consulenza Psicologica e Psicoterapia via G. Matteorri 16, San Valentino Torio (Sa)

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