Sant'Alfonso e Pagani

15 Giugno 2018 Author :  

 

Vorrei accompagnarvi in questo piccolo viaggio alla conoscenza di S. Alfonso. Ma per conoscerlo meglio è opportuno anche capire perché scelse Pagani per moririvi. Pagani, e nel suo nome c’è l’origine del suo essere, è una cultura anticamente pagana e questo fantasma eretico del Pagos nel corso dei secoli ha sollecitato la costruzione di ammassi sproporzionati di templi e conventi, ma nello stesso tempo ne ha confermato il pagano Dna. Le scelte di Suor Serafina da Capri, di fondare un convento di clausura detto della Purità, di erigere un Conservatorio per giovanissime educande indigenti e quella dell’illuminato patrono Alfonso Maria de’ Liguori di morire a Pagani, egli che con umiltà si misurava con la storia per infirmare attraverso la comprensione la peste dell’errore, cioè le eresie, compiendo perseveranti missioni di redenzione con maniere accolte sfavorevolmente dalla stessa Chiesa, cadono proprio per tal motivo. Tra l’altro, già secoli prima, nel 1221, il cambio di denominazione di Nuceria Paganorum in Nuceria Christianorum lo conferma, come lo confermano, nello stesso periodo in cui Sant’Alfonso soggiornava a Pagani, le vicende di violenza armata contro il vescovo Benedetto Sanfelice che costrinsero a far pronunciare al vescovo queste dure parole: - […] qui Satanae spiritu ducati haud semel arma sumere, et contra proprium patrem et pastorem impugnare speciosam publice laicorum boni larvam prae se ferentes, cioè: - Lo spirito armato di Satana, che più di una volta ha spinto ad attaccare il Pastore, il proprio padre, arma coloro che operano con la maschera del bene. Sant’Alfonso fece di tutto per far accogliere la Verità nei quartieri popolari sempre pregni d’atavico paganesimo, ma sempre osteggiato dalla stessa Chiesa anche quando sosteneva i riti popolari al passaggio della processione della Madonna del Carmelo detta delle galline, che spaccò in due il paese. Per tal motivo, si dice, nacque il rito del dono o della pace, consistente nel dono di due galline da parte di Sant’Alfonso ricambiate con due colombe dall’Arciconfraternita della Madonna del Carmelo. Sant’Alfonso amava molto la Madonna ma quella del Carmelo per lui faceva la differenza tra tutte le Vergini declinate, proprio come Bernardo di Chiaravalle … Oggi, Pagani è devotamente la Città di sant’Alfonso e vive della sua memoria. Qui converge l’attenzione del mondo con migliaia di pellegrini che vengono per chiedere grazie e per ispirarsi alla sua dottrina morale e ascetica, la stessa dottrina che formò San Gerardo Maiella, Clemente Hofbauer, Giovanni Nepomuceno Neumann, Pietro Donders, Saverio Seelos, Gennaro Maria Sarnelli e il santo paganese Tommaso Maria Fusco che, pur non essendo Redentorista, lo eresse ad esempio.

 

LA PIAZZA

Il rito del dono, avviene ancora in questa piazza, la stessa piazza che accoglie la bellissima statua bronzea eseguita dallo scultore e cesellatore romano Germano Alfonsi, noto nell’arte orafa come Germano. Nella piazza si erge anche il piccolo obelisco in pietra arenaria, per commemorare la visita di Pio IX e di Ferdinando II di Borbone. Su questa piazza si affaccia la basilica pontificia e la casa dei redentoristi, nate su disegno di Sant’Alfonso e costruite nel 1756 dall’architetto Domenico Cimafonte. Gli altari e le colonne sono di pregevolissimo marmo di Carrara ed i lavori furono seguiti dal Sovrintendente arch. Gino Chierici. La cupola invece fu affrescata dal Prof. Paolo Vetri. La mistica atmosfera che regna nella chiesa è anche effetto delle stupende vetrate istoriate policrome e saldate a piombo che illustrano i redentoristi più virtuosi, alcuni dei quali dichiarati Santi come San Gerardo Maiella e San Clemente, oltre che dal suono vibrato del sontuoso organo che consta di circa 3000 canne. Più tardi la basilica è sta poi rivestita con marmi rinvenienti dalla Reggia di Caserta e nel 1820 vi è stato trasporato dai locali della Congrega sottostante al convento la staua lignea del Santo, scolpita dall´artista napoletano Antonio Lebbro.

INTERNO BASILICA

L’interno, a croce latina, si presenta ad una sola navata con 4 cappelle laterali dedicate a san Gerardo Maiella, san Clemente M. Hofbauer, san Giuseppe e alla Madonna del Rosario. La statua di quest´ultima è rivestita con il prezioso abito da sposa di Maria Cristina di Savoia, regina delle due Sicilie, che lei stessa donò inginocchaindosi devotamente. L’altare maggiore, di evidente stile barocco, è sormontato da una stupenda pala raffigurante san Michele Arcangelo. La cappella del Santo, posta lateralmente, alla destra dell’altare maggiore, è in marmi policromi e racchiude nella parte inferiore l´urna del santo, realizzata in argento con la fusione di oggetti preziosi donati dai paganesi.

IL CHIOSTRO DEI LIMONI

Il chiostro è il cuore del convento paganese dei Liguorini. I sacerdoti ancora vi passeggiano di buon mattino e di pomeriggio, nellle giornate tiepide, con il libro delle orazioni aperto, e chiusi nel loro silenzio. Li si ammirano nelle loro vesti nere e pesanti percorrerlo per ore, i vialetti, a volte in circolo e a volte in modo asimmetrico, rincorsi dal profumo dei limoni di Scala che il Santo vi piantò. Nel chiostro c’è anche il pozzo del Santo dove attingeva l’acqua salutare proveniente dalle viscere del Monte Albino, tanto osannata dagli antichi Romani.

IL MUSEO, LA BIBLIOTECA, L’ARCHIVIO

Il Museo Alfonsiano, nasce per documentare e promuovere la conoscenza della figura del Santo e per conservare il patrimonio storico-artistico del monastero paganese. Situato al primo piano della casa religiosa, fu inaugurato il 12 novembre 1990 da papa Giovanni Paolo II. Allestito negli stessi ambienti frequentati in vita da sant’Alfonso, costituisce un agevole itinerario nella biografia e nella spiritualità del santo. L’arredo umile ed essenziale, le vesti dimesse, gli strumenti di penitenza, sono viva testimonianza del suo rigore spirituale. Il clavicembalo, donato dal fratello Ercole, su cui compose la famosa Tu scendi dalle stelle, l’altare sul quale celebrava la messa, la poltrona usata durante la malattia, il letto, i paramenti sacri, la sedia a rotelle, il bastone, e il Presepe (XVIII secolo) in ceramica di Capodimonte, donato al Santo dalla famiglia. Sant’Alfonso fu un illustre protagonista e promotore dell’incentivazione del presepe come forma di devozione popolare. Infatti, contro molti, assecondò sempre le correnti della pietà popolare ed anche quelle che fluivano dal Presepe. Amava fare il Presepio per amore del Bambinello ed ogni anno si accingeva a costruirlo per vivere della sua nascita. Quando alla fine lo terminava, si liquefaceva d’amore e cantava.

Ecco i numeri della Biblioteca alfonsiana: 10 incunaboli della fine del ‘400, 500 cinquecentine e 50.000 volumi. Sono al secondo piano della casa religiosa. La Biblioteca è stata fondata nel 1748 dallo stesso sant’Alfonso e si è arricchita nel tempo grazie a donazioni di privati, fondi di altre case religiose e contributi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tra i testi più preziosi si segnalano 7 incunaboli, 329 cinquecentine, centinaia di pubblicazioni del ‘600 e ‘700 e le edizioni rare delle opere di sant’Alfonso. La sala centrale riveste anche un’importanza storica, perché l’8 ottobre del 1849 papa Pio IX, fermatosi a Pagani per venerare le spoglie del santo, vi fu ricevuto dalla comunità redentorista e dal re Ferdinando II di Borbone.

Al terzo piano è situato l’Archivio Storico, con migliaia di documenti originali riguardanti la storia e le opere dei Redentoristi, del loro Istituto (sino a pochi anni fa, i Redentoristi sparsi in tutto il mondo erano circa 8.000. La famiglia redentorista comprende 38 province, 37 vice-province e otto Missioni o regioni, in tutto il mondo, dall’Oceania all’Australia e dall’Australia all’America Latina, dove i Redentoristi hanno la direzione di numerose stazioni radio. Nel Surinam e nella Tailandia, conducono grandi lebbrosari. Membri dell’ordine dei Redentoristi sono nelle Congregazioni e nei Tribunali Ecclesiastici), preziosi testi antichi sulla storia del Regno di Napoli e interessanti monografie relative a diversi paesi e città collegate a sant’Alfonso.

LA PINACOTECA

La Pinacoteca, inaugurata nel 1996, raccoglie oltre 100 dipinti dal XVI al XX secolo, alcuni di essi ancora sena attribuzione artistica. I dipinti sono per lo più di carattere sacro, tra cui magnifci sono quelli dipinti del Santo come il famoso Gesù Crocifisso, quel Cristo piagato e dilaniato che ha preso il dolore del mondo, e la Madonna Addolorata. Inoltre si contano numerosi ritratti del Santo. Di particolare interesse alcune opere del XVI secolo la Madonna con Bambino di Decio Tramontano; L´Annunciazione e la Madonna del Rosario del fiammingo Hendricksz al secolo Teodoro d´Errico; Gesù coronato di spine attribuito a Polidoro di Caravaggio allievo di Raffaello. Non mancano esempi pregevoli della scuola napoletana del ´700, tra cui l´Adorazione del Bambino di Antonio Sarnelli e due grandi tele raffiguranti La nascita della Vergine e La natività di San Giovanni Battista, attualmente in deposito nel coro della Basilica proprio per le loro grandi dimensioni. Interessanti sono la Divina Pastora di Sant’Alfonso con Paolo De Maio, una Vergine con il cappello della quale esiste una copia a fresco nella tromba delle scale di un antico palazzo paganese di via Marconi, la Madonna dalle dodici stelle, di Paolo De Maio, e le Maddalene di Ciceri e di un autore ignoto. Interessante anche Sant’Alfonso che benedice il Vesuvio di ignoto.

 

tratto da “SANT’ALFONSO PAGANESE PER SCELTA” (Conferenza tenuta presso l’Ente per il Tursismo di Salerno per il F.A.I. Fondo Ambiente Italiano, 9 marzo 2018, editore Punto Agro News)

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