Le “pacchiane”: custodi delle tradizioni paganesi e eredi di Gioacchino

22 Giugno 2018 Author :  

di Marco Visconti

Ho voluto redigere questo articolo per dare voce a quelle sporadiche donne che fanno ancora sopravvivere certune usanze indotte dalle ricorrenze religiose a Pagani.
Alba, Anna e Raffaella sono comunemente conosciute a Pagani con l’epiteto di “pacchiane di Gioacchino”. Originariamente erano in cinque, ma, purtroppo, Lucia e Concetta sono venute tristemente a mancare.

Manifesto del 2017 in cui è tratta l’ottava edizione di Scio’ Scio’ dedicata al femminiello Gioacchino Moscariello. Scio’Scio’, femmeniell tombola e tammorre è nato nel 2009, uno show di musica popolare partenopea e gioco della tombola, pensato da A.F.A.N (Associazione Femmenell Antiche Napoletane).L’obiettivo  è quello di recuperare la memoria storica della musica popolare ed è anche un motivo di indagine della figura del femminiello. Nel manifesto vi sono rappresentati Gioacchino al centro che è circondato da volatili in cui sono raffigurati i volti delle “pacchiane”
Manifesto del 2017 in cui è tratta l’ottava edizione di Scio’ Scio’ dedicata al femminiello Gioacchino Moscariello. Scio’Scio’, femmeniell tombola e tammorre è nato nel 2009, uno show di musica popolare partenopea e gioco della tombola, pensato da A.F.A.N (Associazione Femmenell Antiche Napoletane).L’obiettivo è quello di recuperare la memoria storica della musica popolare ed è anche un motivo di indagine della figura del femminiello. Nel manifesto vi sono rappresentati Gioacchino al centro che è circondato da volatili in cui sono raffigurati i volti delle “pacchiane”

 

Ho avuto il piacere di intervistare Anna, Alba mentre sfortunatamente Raffaella non ha potuto partecipare. Nel video è presente anche Rita, una “pacchiana” acquisita, che è stata vicina alle “pacchiane” e a Gioacchino. Grazie a questa intervista ho rivisitato alcuni spezzoni della vita di Gioacchino Moscariello, il “leader” del gruppo, che nasceva il 2/11/1932 ed è deceduto a causa di un infarto il giorno 8/10/2005.
Gioacchino era una persona molto vicina alla religione cristiana cattolica e contribuiva a valorizzare i singoli eventi religiosi, al di fuori dei luoghi sacri, che coinvolgevano la chiesa del SS. Corpo di Cristo e il Santuario della Madonna del Carmelo, poste in prossimità di via Striano. Era un continuatore di simili tradizioni, ereditate dalla mamma, che a sua volta aveva collaborato con altre donne del rione. Vi era/è una profonda relazione tra la sfera femminile con le ricorrenze religiose del rione.


La casa in cui viveva Gioacchino Moscariello

 

La religione non dava solo una risposta positiva a quelle persone che erano attanagliate dalla crisi materiale donandole un senso della loro esistenza, ma diveniva anche il mezzo attraverso il quale si manifestava una certa unità e solidarietà tra gli abitanti del posto.
Quando la mamma di Gioacchino era ormai anziana, vi era il protagonismo di Gioacchino nel tramandare simili usanze. Ovviamente bisogna immaginare che vi era anche la partecipazione dei residenti del rione. Gioacchino era spalleggiato dalle sue “seguaci”, le “pacchiane” e Rita. Questi erano uniti, fin dalla giovane età, da una solida amicizia e insieme vivevano nella stessa strada.

Da sinistra a destra: Rita, Alba, Anna. Rita ha tra le mani uno degli strumenti tipici della tammurriata, il triccheballacche; invece Alba tiene un quadro contenente una foto con dedica commemorativa a Gioacchino Moscariello scritta da Francesco Russo. Anna reca tra le mani una tammorra. Gioacchino suonava magnificamente la tammorra, Anna l’ha definito nel seguente modo: “O’ mast ra  tammorr”. Fa da sfondo l’interno della casa di Gioacchino
Da sinistra a destra: Rita, Alba, Anna. Rita ha tra le mani uno degli strumenti tipici della tammurriata, il triccheballacche; invece Alba tiene un quadro contenente una foto con dedica commemorativa a Gioacchino Moscariello scritta da Francesco Russo. Anna reca tra le mani una tammorra. Gioacchino suonava magnificamente la tammorra, Anna l’ha definito nel seguente modo: “O’ mast ra tammorr”. Fa da sfondo l’interno della casa di Gioacchino

 

Gioacchino, Rita e le “pacchiane”, durante il periodo di Natale, preparavano il presepe vivente nei cortili ubicati ai lati della strada. L’intero rione partecipava all’evento, interpretando in ogni cortile una scena della natività. Ai visitatori veniva offerto a titolo gratuito e di ristoro il pane con la soffritta. Da 3 anni, dal 2014 – 2017, è stato riesumato l’evento dal nome “Natale al Borgo” ed è stato presentato da “I cortili della Memoria di Enzo Fabbricatore”. In questi anni c’è stata l’adesione di diverse associazioni, ma non si può non citare l’ ininterrotta partecipazione dell’associazione culturale Tammurrianera e il Gruppo Teatro Zero Due. Anche nel periodo di Natale del 2018 ha avuto luogo l’evento, ma non in via Striano a causa delle lamentele da parte di alcune persone del rione.
Il 17 gennaio, durante la festa di S. Antonio Abate, si celebrava una sentita processione, oramai andata in disuso, della statua del santo proveniente dal Santuario della Madonna delle galline. La statua processava per le vie del paese e veniva seguita anche degli animali. Gioacchino, Rita e le “pacchiane” vestivano alcuni animali, siti nel circondario, prima di farli sfilare. Oggi questo rituale, con le sue varianti, è circoscritto nella chiesa del SS. Corpo di Cristo.

Edicola di S. Antonio Abate ubicata in via Vicoletto Tronato  che si trova in prossimità di via Striano. Oggi l’edicola si presenta in uno stato di deterioramento
Edicola di S. Antonio Abate ubicata in via Vicoletto Tronato che si trova in prossimità di via Striano. Oggi l’edicola si presenta in uno stato di deterioramento

 

Il 19 marzo, nel giorno della festa di S. Giuseppe, Gioacchino preparava o’ gravignl’ di S. Giuseppe. Riscaldava il grano, lo metteva all’interno dei cartocci, poi lo donava ai residenti della via. Quando è morto Gioacchino, l’usanza del rione è morta con lui. Rita mi ha rassicurato dicendomi che dall’anno prossimo, lei e le “pacchiane” rimetteranno in piedi la sopraddetta tradizione.
Una settimana dopo Pasqua c’è la festa della Madonna del Carmelo detta delle galline. Prima di Franco Tiano, Gioacchino aveva il primato nel diffondere la fama della tammurriata al pubblico attraverso i concerti, le gite e grazie ai suoi canti registrati da Roberto De Simone, pubblicati nei Microsolchi. La tammurriata è scandita dal ballo e dai suoni di diversi strumenti musicali con il fine di omaggiare la Madonna.
Gioacchino apprendeva l’amore per la tammurriata da sua madre, che era solita suonare la tammorra mentre le altre signore del posto suonavano e danzavano in via Striano. Quando si praticava la tammurriata durante i concerti o le gite, Gioacchino era affiancato anche dalle “pacchiane”: lui cantava e suonava la tammorra e le “pacchiane” suonavano le nacchere. Le “pacchiane” avevano appreso la passione per la tammurriata da Gioacchino. Proprio dalla suddetta festività nasceva lo pseudonimo delle “pacchiane di Gioacchino”. Pacchiane perché si vestivano a mo’ di “pacchiana”. I vestiti li affittavano in un negozio di abbigliamento di Napoli. Uno dei significati del termine pacchiano che si è addice all’ambiente è il seguente: “ … Contadino, villano; per lo più al femm., contadina nelle vesti tradizionali, colorate e vistose …”.

La tammorra della mamma di Gioacchino Moscariello
La tammorra della mamma di Gioacchino Moscariello

 

Pure l’abitudine di organizzare le gita da parte di Gioacchino, solitamente verso una meta a sfondo religioso, gli era trasmessa dalla madre. La gita diventava rituale e si svolgeva come di seguito descritto: all’andata si praticavano le preghiere dedicate a quel santo o alla Madonna; al ritorno si cantavano diverse canzoni napoletane e una scritta dallo stesso Gioacchino intitolata: “Giuvinò”. La canzone si può ascoltare nel video che ho inserito ed è cantata dalla splendida voce di Alba, detta “Pupatell”. Dopo la morte di Gioacchino, la tradizione della gita è stata ripresa da Enza Fezza, una sua cara amica.
In concomitanza al racconto delle canzoni e delle tammurriate in particolar modo, mi ha colpito il punto di vista delle “pacchiane” in merito alla trasformazione che la danza popolare avrebbe subito nel corso degli anni. Infatti, quando danzavano le “pacchiane” i corpi dei danzatori, non si intrecciavano, ma a stento si sfioravano; un movimento ritmico, ma con i piedi ben saldi a terra, oggi si tende quasi a saltellare. Questo rispetto a non toccarsi durante la danza probabilmente era il riflesso di una società legata ai suoi rigidi costumi.
Durante la festa di S. Rita e del Corpus Domini, rispettivamente il 22 maggio e il 3 giugno, la via viene/veniva riccamente addobbata per il passaggio delle due processioni. Quando Gioacchino era ancora in vita, era interessata l’intera strada. Oggi le usanze sono mantenute in piedi da Rita e le “pacchiane” con l’aiuto di alcune persone del posto, ma sono circoscritte in un’area più ristretta perché non c’è la partecipazione di tutti i residenti. Durante le due suddette ricorrenze sono messi i drappi colorati su delle corde in precedenza, messe dal cortile di Rita fino in prossimità di via Vicoletto Tronato. In onore della processione di S. Rita, un quadro della santa viene posto su un altarino, poi durante il passaggio della statua i residenti lanciano le rose.
Ho avuto modo di vedere la fase preparatoria dell’addobbamento della via in onore del “Corpus Domini”. Vengono presi alcuni oggetti: i drappi, le foglie di limone raccolte in una scatola di cartone, le rose, un antico braciere, il quadro di Gesù.
Le foglie di limone vengono posizione a terra per essere calpestate dalla folla in processione. Durante la processione alcuni residenti, come per la processione di S. Rita, lanciano le rose. L’antico braciere le veniva tramandato dalla mamma di Rita, serve a far disperdere l’incenso. Viene esibito, come per la processione di S. Rita, su un altarino un quadro in cui è raffigurato il sacro cuore di Gesù. Il quadro è posizionato su una tavola circondato da drappi e illuminato da una lampadina.

Dal 15 luglio al 15 agosto, Gioacchino, Rita, le “pacchiane” e alcuni abitanti del rione praticano/vano in un cortile di via Striano delle preghiere antiche in onore della Madonna Assunta. Nel giorno di festa della Madonna Assunta, il 15 agosto, il cortile si presenta riccamente addobbato. Il luogo viene preventivamente preparato da una figura professionale che viene denominata volgarmente: “O’ parature”. Questo viene pagato attraverso un’offerta da parte dei residenti della via.

Nella foto si vede frontalmente un portale e il cortile interno. Questo sito viene addobbato in onore della festa della Madonna Assunta
Nella foto si vede frontalmente un portale e il cortile interno. Questo sito viene addobbato in onore della festa della Madonna Assunta

 

La vita di Gioacchino viene stroncata da un infarto nel 2005. Gioacchino si esibiva per un’ultima volta sul palco del Ritmofestival, il 21/04/2004, in quel momento la Fondazione Comunale gli consegnava il Premio Madonna delle Galline. Questo riconoscimento dipendeva dal suo impegno per tutta una vita a favore delle tradizioni paganesi. Gioacchino donava la sua casa, in mancanza di eredi, alla sua cara amica Enza Fezza. Quest’ultima ha pensato bene di far ospitare nella casa le “pacchiane” e Rita.

La casa storica di Gioacchino. Quando era in vita Gioacchino, generalmente accoglieva gli ospiti in questa casa. Oggi, le “pacchiane” e Rita custodiscono la casa di Gioacchino
La casa storica di Gioacchino. Quando era in vita Gioacchino, generalmente accoglieva gli ospiti in questa casa. Oggi, le “pacchiane” e Rita custodiscono la casa di Gioacchino

 

A onorare il ricordo di Gioacchino, la Fondazione Comunale immortalava il suo ricordo attraverso una foggia di tammorra con l’epitaffio ad opera di Nicola Pepe, che veniva fatta costruire sulla facciata della casa di Gioacchino.

Tammorra con l’epitaffio (Nicola Pepe) che si trova sulla facciata della casa di Gioacchino
Tammorra con l’epitaffio (Nicola Pepe) che si trova sulla facciata della casa di Gioacchino

 

Rita e le “pacchiane” mi hanno ripetuto diverse volte che loro sono i continuatori di Gioacchino e che quando non ci saranno più, queste tradizioni che abbracciano il rione saranno destinate a finire con loro. Effettivamente hanno ben ragione ad affermare ciò, in quanto basta constatare che le persone ancora vicine a queste tradizioni sono composte sostanzialmente da donne anziane.
Viviamo in una nuova epoca, per dirla alla Zygmunt Bauman: “Una società liquida”. Tra le caratteristiche rientra la crisi dello Stato che porta con sé la messa in discussione dei partiti, delle ideologie e dei valori.
La maggior parte delle nuove generazioni si è allontanata dalla chiesa cristiana cattolica, tanto da trovarsi scristianizzata, ma indottrinata ugualmente da un consumismo inappagabile e a uno scientismo che non riesce ancora a dare una spiegazione raziocinante dell’esistenza. Il consumismo insaziabile asseconda il criterio usa e getta nel breve termine ed è agevolato dall’obsolescenza programmata degli oggetti, che si traduce in spreco e aumento esponenziale dei rifiuti. A rispetto di alcune eccezioni, generalmente la solidarietà tra le persone di uno stesso rione cede il passo all’individualismo, il vicino di casa diventa solo un’antagonista. Si abbandona l’amore per il proprio luogo, il rione, e ci si perde nei nonluoghi.
Si pensano poi ad alcuni vecchi e giovani volponi del posto, dei “benpensanti” che vogliono far rivivere la cultura nel paese, ma in realtà la cultura diventa sinonimo di business tanto da realizzare una fredda neo-tradizione per il paese. Tuttavia ci sono ancora alcune mosche bianche che hanno ancora la forza di valorizzare la componente culturale del proprio territorio. Anche via Striano è una parte integrante della cultura del paese, cerchiamo di non farla scomparire.

 

Fonti documentarie:
Marc Augé, Nonluoghi, Elèuthera, 2009
Zygmunt Bauman, Carlo Bordoni, Stato di crisi, Torino, Einaudi, 2004
Nicola Cuccurullo con Pasquale Sorrentino, Gioacchino ‘o tammurraro cuntento, alla sua vita da cantore di Maria, 2005 – 2015 decennale della sua morte
Serge Latouche, Usa e getta, Torino, Bollati Boringhieri, 2015
Vito Mancuso, La vita autentica, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2009
Sitografia
<http://www.treccani.it/vocabolario/pacchiano/ [consultato il 1/06/2018]

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