“Masaniello è turnato!”, l'aneddoto sul grande Pino Daniele

01 Ottobre 2018 Author :  

di Francesco Apicella

Quando, nel 1979, uscì il 45 giri “Je so’ pazzo”, tratto dall’album Pino Daniele, io che ero un suo grande ammiratore, nonché affezionato estimatore, lo comprai subito e, ascoltandolo con più attenzione, rimasi affascinato dal testo, dal sound e dalla voce “bianca” di Pino. Il brano fu presentato al Festivalbar dello stesso anno ed ottenne subito un grande successo, che si estese, in seguito, a tutto l’album. Con questo brano nasceva, nel panorama musicale italiano, un nuovo genere musicale, chiamato dallo stesso Pino Daniele “Taramblù”, per indicare un felice e irresistibile mix musicale fra tarantella, blues e rumba. Per anni, mi ero sempre chiesto come mai, Pino, nel comporre quel brano di denuncia e di protesta sociale, portavoce dei fermenti, dei bisogni e dell’inquietudine di una generazione alle prese con un contesto sociale difficile, immobile e senza prospettive future, si fosse ispirato proprio alla figura rivoluzionaria di Masaniello, personaggio storico del 600’, simbolo della rivolta e della ribellione popolare contro la repressione del potere costituente. Poi, grazie a un mio amico musicista, che conosceva bene Pino, ho risolto il mistero.” Quando ero piccolo” racconta Pino “Vivevo con due zie e, poiché ero un ragazzo pieno di energie, in fermento, e di argento vivo, combinavo spesso qualche pasticcio o monelleria che le faceva arrabbiare e le spingeva a punirmi per le mie insubordinazioni e per il mio comportamento indisponente. E qual era la punizione a cui ricorrevano sempre, compiaciute? C’era una stanza sul pianerottolo, isolata dal loro appartamento, completamente buia perché non c’era la corrente elettrica. Era lì che mi rinchiudevano, nonostante le mie proteste, per farmi rinsavire”. Un tempo per correggere e raddrizzare un adolescente ribelle si usavano le botte e provvedimenti drastici, come questo. Ora, è tutta un’altra cosa: per ottenere gli stessi risultati basta sottrarre ai ragazzi il cellulare o isolarli dai videogiochi. Funziona, eccome! “Lì dentro” continua Pino “era buio pesto, pareva che il tempo non passasse mai, che i minuti diventassero ore e le ore giorni. Avevo una gran paura perché, dopo poco tempo che stavo in quella stanz, cominciavo ad avvertire una presenza misteriosa e raccapricciante accanto a me che mi sussurrava frasi poco amichevoli, con marcato e obsoleto accento napoletano “Guaglio’, vavattenne! Ccà nun può stà, nun è casa toja! Ce simmo capite?”Non raccontai mai nulla, a nessuno, di quell’esperienza, e tantomeno alle zie, perché avevo paura che mi pigliassero per pazzo . Quando, dopo un’ennesima marachella, ritornavo, impotente, nella mia prigione, la presenza si manifestava di nuovo col suo minaccioso e perentorio “Guagliò, ma sì tuosto! Ancora ccà staje? Ma comme te l’aggio dicere ca’ chesta nun è casa toja? Sciò, sciò, vavattenne!”. Portai dentro di me quel segreto inquietante e, all’età di diciotto anni, feci delle ricerche e scoprii che quella era stata la casa dello sfortunato Masaniello, capitano generale del popolo napoletano che, con grande coraggio, nel luglio del 1647, si era ribellato ai soprusi e alle vessazioni’ del malgoverno oppressivo e antiliberale del vicerè spagnolo e, da quest’ultimo, che lo accusò di pazzia, fatto giustiziare da alcuni capi popolari e da una piccola parte, ingrata, della plebe. L’aneddoto, raccontato con gusto, al mio amico, da Pino, mi piacque molto e, ora, che ne ho avuto l’opportunità, ho voluto condividerlo con voi, per rivivere, ancora una volta, insieme, il caleidoscopio emozionale dell’immenso e indimenticato cantautore, musicista e compositore napoletano, morto prematuramente, d’infarto, a soli 59 anni, il 4 gennaio del 2015.

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