Sfuggire al turismo di massa, tra le mete esotiche l’Europa riscopre il Vietnam

01 Ottobre 2018 Author :  

Non è ancora tra le mete vacanziere più gettonate dagli italiani ma sta scalando rapidamente le posizioni nella speciale classifica, soprattutto se ci riferiamo alle sole mete esotiche. Stiamo parlando del Vietnam, un lingua di terra dalla forma stretta e allungata che i suoi stessi abitanti descrivono come un ramo di bambù che alle estremità sostiene una cesta di riso, quei vietnamiti che desiderano convertire l’immaginario comune associato al loro paese e provano a farlo mostrandosi prodighi di cure verso i turisti stranieri, com’è facile riscontrare nei racconti di molti blog di viaggio.

Secondo i dati diffusi dal Ministero del Turismo del Vietnam relativi agli arrivi nel paese tra gennaio e giugno, l’affluenza tricolore verso il paese indocinese è aumentata del +17,6% rispetto al 2017, 33.183 persone in numeri assoluti. Non si tratta di un boom relativo alla singola rilevazione che, è bene notarlo, comprende la maggior parte dei mesi di “alta stagione” vietnamita (ottobre-aprile, periodo in cui le piogge sono meno frequenti e le temperature quasi sempre miti), ma di un trend almeno triennale: sui dati del 2017 i vacanzieri italiani che scelsero il Vietnam furono 58 mila, +13,22% rispetto al 2016, anno che a sua volta registrò un +27,2% rispetto al 2015.

Il merito di questo successo è ascrivibile sia al grande fascino naturalistico e culturale, sia all’alacre lavoro dei nostri tour operator che hanno cercato di valorizzare questo patrimonio e tutta la regione indocinese, proponendo soluzioni di viaggio che insieme al Vietnam includano anche Laos e Cambogia. Eppure è proprio in quel 2015 che dobbiamo ricercare il reale impulso a queste impennate di arrivi, in quell’anno infatti il governo vietnamita ha stabilito che per i cittadini di 5 paesi europei (Francia, Spagna, UK, Germania e Italia) non sarebbe stato più necessario alcun visto d’ingresso nel paese per soggiorni inferiori a 15 giorni. Come vediamo dai numeri l’iniziativa ha avuto tale successo da portare subito a una proroga di validità fino al 2021.

La legge funziona così: dal primo luglio 2015 i cittadini dei paesi sopraelencati, ritenuti dal governo vietnamita stabili e sicuro, non dovranno più fare domanda di visto una volta atterrati nel paese, a meno che il loro soggiorno non superi i 15 giorni. In questo caso esistono due soluzioni, chiedere un visto da:

  • da 30 giorni con un solo ingresso o multi-ingresso;

  • da 90 giorni con un solo ingresso (per il quale potrebbero essere richiesti documenti aggiuntivi);

  • dopo il primo ingresso senza visto bisognerà aspettare almeno un mese prima di poter rientrare nel paese sempre usufruendo della gratuità del visto.

Che effetto ha avuto sugli altri paesi toccati dal provvedimento? Ebbene, sempre secondo i dati forniti dal ministero vietnamita, tutti i paesi registrati hanno fatto registrare un segno più relativo all’affluenza dei primi sei mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017. L’Italia è il paese con la percentuale più alta, seguono Francia (+12,6%), Spagna (+9,1%), Regno Unito (+9%), Germania (+8,1%). Se guardiamo solo i numeri assoluti, sempre europei, i paesi più fidelizzati al turismo in Vietnam sono proprio Francia (153.298 viaggiatori), Regno Unito (158.048) e Germania (111.561) preceduti, forse per prossimità geografica, dalla sola Russia (338.393).

L’Europa in generale è il secondo bacino d’affluenza per il turismo vietnamita, sono circa un milione in totale i turisti che si sono diretti alle latitudini di Hanoi nei primi sei mesi dell’anno. Molti di meno rispetto ai più di sei milioni arrivati da tutta l’Asia, prova che il Vietnam ha investito bene su se stesso e oggi mette a referto un +27,2% rispetto alla stessa rilevazione del 2017. In totale i turisti giunti da tutto il mondo sono quasi 8 milioni, viste le premesse il paese e in pole position per affermarsi come solida realtà turistica anche nel prossimo futuro.

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