Una città intera si è fermata per dare l’ultimo saluto a Gaetano Russo, il 60enne ucciso barbaramente con quindici coltellate martedì scorso nella sua salumeria a Sarno. Un delitto che ha scosso nel profondo l’intera comunità. Per l’omicidio è stato fermato il 35enne Andrea Sirica.
I funerali si sono tenuti nel Duomo di Episcopio, gremito in ogni ordine di posto. Fuori dalla chiesa, centinaia di persone hanno seguito il rito in un silenzio carico di dolore e rabbia. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino: serrande abbassate, attività chiuse, volti segnati dalla commozione. Una comunità sotto shock, stretta attorno alla famiglia Russo.
A officiare il rito funebre è stato don Antonio Calabrese, che durante l’omelia ha sottolineato un segno che molti hanno percepito come simbolico: la celebrazione è iniziata sotto la pioggia, mentre all’uscita della bara il cielo si è aperto lasciando spazio al sole. «Anche nella notte più buia c’è la luce di Dio», ha ricordato il sacerdote, invitando i presenti a non perdere la speranza nonostante il dolore immenso.
Sull’altare, durante il rito, la figlia di Gaetano ha trovato la forza di ricordare il padre, raccontando di un uomo straordinario, un lavoratore instancabile, una persona perbene amata da tutti. Le sue parole hanno attraversato la chiesa come un colpo al cuore, restituendo l’immagine di un uomo generoso, sempre pronto ad aiutare chiunque ne avesse bisogno. Proprio come aveva fatto, più volte, anche con il suo aggressore.
“È un dolore condiviso”, è stato ripetuto più volte. Un dolore che non appartiene soltanto a una famiglia improvvisamente distrutta, ma a un’intera città che si sente colpita e ferita. Gaetano il 17 febbraio avrebbe compiuto 61 anni. Un traguardo che non potrà festeggiare, spezzato da una violenza brutale e incomprensibile.
Per Gaetano anche il Vescovo della Diocesi di Nocera-Sarno ha voluto far giungere un segno di vicinanza. Non presente alla cerimonia perché impegnato a Lourdes, ha inviato una preghiera che è stata recitata durante il rito funebre. Un momento di grande commozione, che ha raccolto l’intera assemblea in un silenzio intenso e partecipe.
In tanti hanno indossato una maglietta bianca con la scritta “Vogliamo giustizia per Gaetano”. Sul retro, una sola parola: “Giustizia”. Un messaggio chiaro, silenzioso ma potente, che ha accompagnato l’intera cerimonia.
All’uscita della bara dalla chiesa, sulle note della canzone di Irama “Ovunque sarai”, è partito un lungo e commosso applauso. Lacrime, abbracci, volti rigati dal pianto. Un momento di intensa partecipazione collettiva, che ha trasformato il dolore privato in un dolore condiviso.
Sarno oggi piange uno dei suoi figli migliori. Un uomo semplice, un commerciante stimato, un padre e marito amorevole. Una persona perbene, come in tanti lo hanno definito.
Resta lo sgomento per una morte tanto brutale quanto incomprensibile. Resta la disperazione di una famiglia distrutta. E resta la voce di un’intera città che, nel silenzio carico di lacrime, continua a chiedere una sola cosa: giustizia.