Sarno, il terreno comunale di 21 ettari affidato al figlio del boss e la moglie del capoclan nominata nell'organismo di controllo. Così la relazione del Viminale racconta il "sistema" che ha portato allo scioglimento del Comune
Ci sono pagine che spiegano più di tante dichiarazioni politiche perché il Ministero dell'Interno abbia deciso di sciogliere il Comune di Sarno per infiltrazioni della criminalità organizzata. Non servono intercettazioni o immagini spettacolari. Bastano gli atti, le determine, i verbali, le omissioni, le verifiche mai eseguite, le procedure che si fermano e poi ripartono. Anomalie che, una dopo l'altra, finiscono per delineare un quadro che il Viminale ha ritenuto incompatibile con il buon andamento della pubblica amministrazione.
Nella relazione della Commissione d'indagine emergono decine di episodi. Due, però, più di tutti, vengono indicati dagli ispettori come emblematici della gestione dell'ente: da una parte la concessione del terreno comunale di “Piana delle Vacche”, sul Monte Saro, a Salvatore Luigi Graziano, figlio del boss Adriano Graziano; dall'altra la nomina di Rubina Pignataro, moglie del boss Massimo Graziano, all'interno del Nucleo indipendente di valutazione, l'organismo chiamato a vigilare sull'efficienza e sulla trasparenza della macchina comunale. Due vicende diverse, ma accomunate, secondo gli ispettori, da omissioni, verifiche incomplete e scelte amministrative che hanno contribuito a delineare il quadro alla base dello scioglimento.

Il caso Piana delle Vacche: 21 ettari di patrimonio pubblico affidati al figlio del boss
La relazione dedica ampio spazio alla vicenda del fondo rustico comunale di Piana delle Vacche, sul Monte Saro. Non si tratta di un piccolo terreno. Parliamo di oltre 21 ettari, circa 210 mila metri quadrati di patrimonio pubblico, un'area boschiva equivalente a quasi trenta campi da calcio e tra le più estese nella disponibilità del Comune di Sarno.
La sua storia amministrativa parte da lontano. Dopo il riordino seguito allo scioglimento della Comunità Montana Vallo di Lauro-Baianese, il fondo rientrò nella disponibilità pubblica. Per anni quell'area versò in condizioni di progressivo degrado, tra vegetazione incontrollata, rifiuti abbandonati e continue segnalazioni dei proprietari dei terreni confinanti. Gestirla direttamente avrebbe comportato costi elevati per il Comune che, proprio per questo, decise di affidarne la conduzione a soggetti privati.
L'amministrazione fissò un canone di appena 1.754,10 euro l'anno per la concessione dell'intero fondo, della durata di sei anni. Una cifra che, rapportata all'estensione dell'area, appariva particolarmente contenuta: poco più di 146 euro al mese per oltre ventuno ettari di patrimonio pubblico.
Il primo tentativo di affidamento risale al 2018. Il 26 marzo di quell'anno Salvatore Luigi Graziano presenta una richiesta di concessione del fondo. Il Comune pubblica un avviso esplorativo per raccogliere manifestazioni di interesse. L'unica domanda pervenuta è proprio quella presentata da Graziano. L'offerta viene inizialmente dichiarata regolare. Poi la procedura si interrompe.
Secondo la relazione ministeriale, dopo l'acquisizione del certificato dei carichi pendenti emerge una citazione diretta a giudizio per i reati di falso e truffa. È quell'elemento a determinare l'arresto dell'intero procedimento.
Sembrava la conclusione della vicenda. Invece, circa due anni dopo, quella pratica torna improvvisamente sui tavoli del Comune. Lo stesso Salvatore Luigi Graziano presenta una nuova richiesta di affidamento del fondo, impegnandosi alla sorveglianza, alla valorizzazione e alla manutenzione dell'area boschiva.
Il 20 settembre 2021 la commissione di gara si riunisce nuovamente. Questa volta l'esito cambia radicalmente. La commissione dichiara aggiudicatario proprio Salvatore Luigi Graziano e il 21 aprile 2022 viene sottoscritto il contratto di locazione della durata di sei anni.
È su questo secondo procedimento che gli ispettori concentrano le osservazioni più severe. Secondo la Commissione d'indagine, durante la nuova istruttoria il Comune acquisisce il certificato del casellario giudiziale e dei carichi pendenti presso la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, ma non richiede gli stessi accertamenti alla Procura della Repubblica di Avellino. Una circostanza che, secondo la relazione, determina la mancata emersione della citazione diretta a giudizio del 2018 che aveva già impedito la definizione della precedente procedura amministrativa. Gli ispettori scrivono che quella omissione avrebbe "verosimilmente" consentito di superare l'ostacolo che aveva bloccato il primo tentativo di assegnazione.
Non è l'unico rilievo. La relazione evidenzia infatti che, una volta affidato il terreno, gli unici controlli effettuati dall'amministrazione comunale sulla gestione del fondo risultano essere quelli eseguiti soltanto dopo l'insediamento della Commissione d'accesso prefettizia. Un particolare che gli ispettori inseriscono tra gli elementi sintomatici delle criticità riscontrate nella gestione del patrimonio comunale.
La moglie del boss nominata nell'organismo che doveva vigilare sul Comune
L'altra vicenda ritenuta altamente significativa riguarda il Nucleo indipendente di valutazione, l'organismo incaricato di verificare il corretto funzionamento della macchina amministrativa.
Nel gennaio 2023 il Comune pubblica l'avviso per raccogliere le candidature. Il 7 ottobre 2024, dovendo sostituire uno dei componenti dimissionari, il sindaco Francesco Squillante firma il decreto con cui nomina Rubina Pignataro, moglie del boss Massimo Graziano, quale componente del Nucleo.
La Commissione d'indagine richiama innanzitutto il rapporto di stretta coniuganza con il capo del clan locale. Ma è soprattutto la posizione giudiziaria richiamata nella relazione ad attirare l'attenzione degli ispettori.
Secondo il documento ministeriale, al momento della nomina Pignataro era stata raggiunta da una misura cautelare interdittiva consistente nel divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali per nove mesi, in quanto nei suoi confronti sussistevano, secondo il provvedimento richiamato, gravi indizi in relazione a un reato tributario. La relazione aggiunge inoltre che nei suoi confronti era stata avanzata richiesta di rinvio a giudizio anche per riciclaggio e ulteriori violazioni della normativa tributaria.
Sulla base di tali circostanze, successivamente il Comune provvederà alla revoca dell'incarico in autotutela. Ma anche in questo caso gli ispettori vanno oltre. La Commissione scrive infatti che Rubina Pignataro non possedeva già al momento della nomina i requisiti professionali richiesti per ricoprire quell'incarico. E aggiunge un ulteriore elemento ritenuto significativo: pochi mesi dopo quella nomina, l'amministrazione comunale avrebbe deliberato un incremento del compenso previsto per i componenti del Nucleo indipendente di valutazione.
In conclusione, quella di Piana delle Vacche e quella della nomina nel Nucleo indipendente di valutazione non sono le uniche vicende ricostruite dalla Commissione d'indagine. Sono però quelle che meglio sintetizzano il giudizio espresso dagli ispettori: procedure amministrative caratterizzate da anomalie, controlli ritenuti insufficienti e decisioni che, secondo il Viminale, hanno progressivamente affievolito quella distanza che deve necessariamente esistere tra istituzioni e ambienti riconducibili alla criminalità organizzata.