SARNO. Una vicenda giudiziaria iniziata con la tragedia del 5 maggio 1998 si traduce oggi in un conto da oltre 4,5 milioni di euro per il Comune di Sarno. La Commissione straordinaria ha riconosciuto il debito fuori bilancio derivante dalla sentenza della Corte d'Appello di Salerno e dal successivo accordo con i creditori. Ma la partita non si chiude con il pagamento: gli atti saranno trasmessi alla Procura regionale della Corte dei conti, mentre i revisori hanno espressamente richiamato la necessità di verificare eventuali responsabilità connesse alla gestione del contenzioso.
La vicenda assume particolare rilievo per il modo in cui si è sviluppato il contenzioso. In primo grado il Tribunale di Salerno, aveva respinto la domanda risarcitoria ritenendo prescritto il diritto fatto valere dagli attori.
Quel risultato è stato però ribaltato in appello. Secondo quanto ricostruito nella deliberazione commissariale, la Corte d'Appello ha ritenuto tardiva l'eccezione di prescrizione formulata dal Comune, in quanto sollevata nelle note di trattazione del 23 dicembre 2020, quando erano già maturate le relative preclusioni processuali.
Ed è proprio questo passaggio a riportare la vicenda alla precedente stagione amministrativa della città. Nel 2020 il Comune era guidato dal sindaco Giuseppe Canfora e nella sua Giunta Eutilia Viscardi ricopriva l'incarico di assessore al Contenzioso, la quale ha seguito per due mandati la complessa partita dei risarcimenti connessi alla frana:
C'è poi un secondo momento della vicenda. Nel 2025 la Corte d'Appello di Salerno ha riformato la pronuncia di primo grado, riconoscendo le pretese risarcitorie. La deliberazione commissariale dà atto che la sentenza fu trasmessa al protocollo comunale il 22 dicembre 2025 e contiene un passaggio particolarmente severo sulla successiva gestione della pronuncia. Contro la decisione non è stato poi proposto ricorso per Cassazione e, al momento della notificazione del marzo 2026, la sentenza risultava ormai definitiva.
Quest'ultima fase ricade invece temporalmente durante l'amministrazione dell'ex sindaco Francesco Squillante. Anche in questo caso, tuttavia, il dato temporale va distinto dall'accertamento di eventuali responsabilità: dalla sola deliberazione non è possibile affermare che la mancata proposizione del ricorso per Cassazione sia personalmente imputabile all'allora sindaco o ad altri amministratori.
Il contenzioso aveva determinato un'esposizione quantificata in 5.555.840,82 euro, tra capitale e interessi. L'accordo raggiunto con i creditori ha ridotto l'importo principale a 4,5 milioni di euro, con una riduzione nominale di 1.055.840,82 euro. A tale importo si aggiungono 79.173,41 euro per competenze legali, portando il debito complessivamente riconosciuto dal Comune a 4.579.173,41 euro.
Sul riconoscimento si è espresso anche il Collegio dei revisori dei conti, composto dalla dott.ssa Maria Donatella Roberto, dal dott. Francesco Di Giacomo e dal dott. Tullio Bongo, che con verbale del 14 settembre 2026 ha reso parere favorevole, accompagnandolo da specifiche prescrizioni in ordine alla copertura finanziaria, alla corretta imputazione delle somme e alla validazione dell'accordo.
Di particolare rilievo è l'indicazione dei revisori affinché l'Ente proceda a una specifica istruttoria volta a verificare l'eventuale sussistenza di responsabilità amministrative, contabili o risarcitorie connesse alla gestione del contenzioso, ferma restando la necessità di accertare puntualmente condotte, nesso causale ed eventuale danno.
A mettere nero su bianco il riconoscimento del debito è stata infine la Commissione straordinaria, composta da Raffaele Cannizzaro, Fulvia Zinno e Plautilla Calvani, alla quale, dopo lo scioglimento del Consiglio comunale, sono attribuiti anche i poteri dell'organo consiliare.
La Commissione ha disposto formalmente la trasmissione della deliberazione alla Procura regionale della Corte dei conti di Napoli.