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Spettacolo: “fattarielle e ‘nciuce”. “Fellini degli spiriti”

10 Dicembre 2016 Author :  

di Francesco Apicella

Federico Fellini, grandissimo regista italiano, famoso in tutto il mondo per il suo estro creativo geniale, onirico, caleidoscopico e fantasioso, vincitore di 5 premi Oscar, era attratto, in maniera quasi morbosa, dall’esoterismo, dai sogni, dall’iniziazione misterica, dalla magia bianca e dai sensitivi. A raccontare la sua passione per l’occulto, lo spiritismo e i maghi è il grande sceneggiatore e soggettista Filippo Ascione che, da “E la nave va” in poi, ha collaborato con lui a tutti i suoi film, nonché a tanti successi cinematografici di Carlo Verdone e Sergio Rubini. “Fellini degli spiriti” credeva molto nella sincronicità, secondo la quale nulla accade per caso. “La vedeva ovunque” racconta Ascione “e la usava anche per scegliere gli attori dei suoi film. Trovò così Freddie Jones, il protagonista del film “E la nave va”. Il set era pronto e ancora non c’era l’attore che doveva impersonare Orlando, il protagonista. Fino a quel momento Fellini aveva scartato tutti gli aspiranti alla parte. Restava solo da esaminare un attore inglese. Jones arriva, Federico gli fa tre provini e, senza esitazioni, scarta anche lui. Franco Cristaldi, il produttore, era disperato. Per farsi perdonare Federico si offre di accompagnare l’attore all’aeroporto. In auto Jones, stanco, si addormenta e Fellini, quasi parlando tra sé e sé, guardandolo dice: ”Chi sei tu, come ti chiami?”In quel momento passano davanti a un manifesto e vede una scritta enorme: Orlando. Fu una folgorazione: aveva trovato il suo attore! Ci mancò poco che non ordinasse all’autista di fare un’inversione ad “U” sul raccordo anulare”. Fellini aveva un rapporto molto stretto con Gustavo Rol, il più famoso sensitivo italiano e lo consultava sempre sulle sceneggiature, prima di girare un film. Cercava continuamente di apprendere i segreti di Rol e gli chiedeva sempre “la formula segreta”. Finchè un giorno Rol, stanco di sentirsi domandare sempre la stessa cosa, gli disse:” E’ semplicissimo: il colore verde, la quinta musicale e il calore”. “Filippicchio” così Fellini chiamava affettuosamente Filippo Ascione “il cinema mi ha risucchiato ma io volevo fare il mago”:I film erano le sue magie. Fare un film era, per lui, un modo per creare magie. “Nel film brucio tutte le cose che voglio dimenticare” diceva. Ma che cosa voleva dimenticare?  Forse tutti i suoi sogni” racconta ancora Ascione “sognava moltissimo. Nella sua testa c’era una multisala. Anche gli attori li vedeva in sogno, li disegnava e, poi, li cercava”. C’era un film a cui Fellini teneva molto ma che, essendo molto superstizioso, non realizzò mai. Quel film era “Il viaggio di G. Mastorna” e l’interprete principale, ancora una volta, doveva essere Marcello Mastroianni. Il produttore, Dino de Laurentiis, aveva le scenografie già pronte. Ma Rol sconsigliò a Fellini di girarlo, lui si ammalò e attribuì la causa della sua malattia al film. Era convinto che, se l’avesse girato, sarebbe morto. Un’altra delle sue convinzioni, irrazionale e inspiegabile, legata a filo doppio al suo essere superstizioso, era che Los Angeles gli portasse male. Nel 1957, quando vi si era recato per la prima volta, per ritirare l’Oscar per “La strada”, l’aveva sentita molto negativa e aveva deciso di non andarci mai più in futuro. A ritirare i suoi 3 successivi Oscar mandò la moglie Giulietta Masina ma, per il quinto, cambiò idea e decise, a malincuore, di andarlo a ritirare personalmente. Erano anni che volevano darglielo ma lui aveva sempre rimandato perché era fermamente convinto che portasse male. Nel 1993 l’Italia era pervasa dallo scandalo di Tangentopoli; Luigi  Scalfaro, il presidente della repubblica, chiamò Giulietta Masina e le disse che se suo marito accettava di recarsi a Los angeles a ritirare l’Oscar alla carriera, sicuramente per qualche giorno, nel mondo, si sarebbe parlato dell’Italia non più per la corruzione ma per Fellini. Per amor di patria Fellini accettò ma, prima di partire, cominciò a dar via le sue cose, come se avesse il presentimento che, presto, la sua vita sarebbe giunta al termine. Mentre era sul palco per le prove ebbe il primo malore. Martin Scorsese, preoccupato, chiamò subito il suo medico personale che gli consigliò un intervento immediato ma lui non volle e tornò in Italia. Al suo ritorno in Italia ebbe il primo ictus  a cui seguì, poco dopo, il secondo più devastante che gi fu fatale. Forse, Fellini, era anche lui un veggente. Chi può dirlo? E, molto spesso, la veggenza c’era anche nei suoi film. Nella scena finale di “Intervista” gli Indiani tirano su Cinecittà delle frecce a forma di antenne tv. Nessuno a quel tempo poteva mai immaginare che, un giorno, quei nobili e gloriosi studi cinematografici sarebbero stati invasi dalla televisione. Nessuno! Ma Fellini, con le sue premonizioni sì! Grande regista, artista poliedrico, disegnatore esperto, mago in erba, veggente e chi più ne ha ne metta per definire uno dei più grandi, insuperabili e indimenticabili geni del cinema.

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