Pagani. Rischio dissesto finanziario: passivi per 4 milioni

13 Agosto 2019 Author :  

Dissesto finanziario: al Comune di Pagani i conti non tornano. Nel documento contabile firmato dal funzionario Antonio Nunziata tutti i numeri della crisi finanziaria dell'Ente. Il documento finanziario ora dovrà passare per il consiglio comunale al rientro dalla ferie, ma la situazione resta piuttosto critica. Il comune di Pagani, dunque, non avrebbe le risorse necessarie per il rispetto degli equilibri finanziari imposti dal riequilibrio finanziario decretato nel 2014 dalla triade commissariale. Come si legge dalla relazione "Rilevante massa debitoria che non trova copertura nel bilancio dell’Ente, per lo più costituita da debiti fuori bilancio per un importo di € 452.990,65, di cui € 564.553,44 da finanziare con procedura da individuarsi, per i quali vi è l’impossibilità di fronteggiarli secondo le modalità di cui all’art. 194 del Tuel, né tantomeno mediante utilizzo di quote libere del risultato di amministrazione, in quanto non ve ne sono; ragguardevole mole di liti pendenti che hanno determinato la necessità, agendo secondo principi che attengono alla prudente valutazione circa il grado di soccombenza dell’Ente, di un accantonamento al fondo rischi contenzioso, in corso di approvazione, per un importo di €1.377.690,00; pignoramenti in atto alla data attuale pari ad € 719.715,20 , presso il Tesoriere Comunale, Il tutto con conseguente esposizione dell’Ente a contenzioso e a conseguenti ulteriori aggravi di spesa; perdite società partecipate pari ad 162.507,14".

Inoltre, sempre il funzionario Nunziata rileva che: "alle note inviate dal Settore Finanziario, non veniva dato alcun riscontro dai Responsabili dei Settori, eccettuata la Polizia Locale, che nulla riferiva in ordine allo stato di accertamento delle entrate, ed il settore Pianificazione LL.PP. che invece rappresentava di non poter quantificare le entrate di competenza per “impossibilità di previsione delle autorizzazioni che si rilasceranno nell’arco dell’anno”; con note Prot. Generale nn. 18100, 20664 e 28850/2019, il Responsabile del Settore Patrimonio comunicava: che le previsioni di entrate derivanti dalla vendita degli alloggi del Parco Arancio non saranno rispettate “a causa dei ritardi che si sono accumulati nell’avvio del procedimento di vendita”; che analoghe considerazioni valgono sia per le previsioni concernenti le entrate derivanti dai servizi cimiteriali che quelle relative ai canoni degli alloggi del Parco Arancio; che “anche sul fronte delle spese occorre prendere in seria considerazione il debito che si è accumulato nei confronti del Consorzio di Bonifica, pari a circa € 200.000,00” (importo non contemplato nel monte debiti di cui sopra, siccome non segnalato al settore finanziario con le modalità ed i tempi di legge; che in mancanza di diverse indicazioni degli altri responsabili apicali, il responsabile finanziario non dispone di elementi conoscitivi utili per confutare l’attendibilità delle altre previsioni di entrate; che alla stregua di quanto precede, sussistono dubbi in ordine al tempestivo accertamento delle entrate dei rispettivi settori.
Pertanto, dagli elementi esaminati oltre che dalle risultanze della verifica amministrativo-contabile deriva l’impossibilità, ad oggi, per l’Ente di ripristinare l’equilibrio di bilancio e dare copertura “credibile, sufficientemente sicura, non arbitraria o irrazionale” alla situazione debitoria complessiva attraverso gli strumenti ordinariamente previsti dagli artt. 188, 193 e 194 TUEL.
Si ritiene, infatti, che le situazioni di sofferenza finanziaria prospettate vadano distinte da quelle riconducibili all’area di applicazione degli ordinari istituti di ripiano del disavanzo ex art. 188 TUEL. Si configura, invero, la concomitante sussistenza di “squilibri strutturali” ed insufficienza delle misure di cui agli artt. 193 (deliberazione di salvaguardia degli equilibri di bilancio) e 194 (riconoscimento di legittimità dei debiti fuori bilancio) del TUEL, per il superamento delle condizioni di squilibrio rilevate.
Emergono con chiarezza le forti criticità sostanziali nel mantenere gli equilibri in termini di competenza e parzialmente di cassa, per le quali si rende oltremodo necessario fare ricorso ad una rivisitazione delle entrate e delle spese dell’ente in modo da poter risollevare la precaria situazione finanziaria illustrata, stante la sussistenza di squilibri economico-finanziari, derivanti dalla persistenza, in via prioritaria, delle seguenti criticità: forte incapacità di riscuotere con adeguata tempestività i propri crediti, specie di natura tributaria, determinando la permanenza in bilancio di poste di dubbia e/o difficile esazione, da cui scaturisce una crescente necessità di accantonare risparmi di spesa; consistente massa passiva per debiti fuori bilancio e/o altre passività potenziali, per i quali non viene eseguito un costante monitoraggio e che non possono trovare copertura con gli ordinari mezzi di bilancio; perdite società partecipate".

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