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Franco Zeffirelli, semplicemente Franco

28 Giugno 2019 Author :  

di Francesco Apicella

Il 15 giugno si spegneva nella sua casa di Roma, all’età di 96 anni, Franco Zeffirelli, una delle stelle più luminose del firmamento artistico italiano e internazionale, una pietra miliare del mondo dello spettacolo, un artista a tutto tondo, grande regista, nonché scenografo e sceneggiatore e, nei primi vagiti della sua lunga carriera artistica, anche attore cinematografico, nel film “L’onorevole Angelina”, accanto a una strepitosa Anna Magnani che, poi, lui dirigerà a teatro, nel 1965, in un memorabile allestimento de “La lupa” di Verga. Quando chiesero ad Anna Magnani, in un’intervista, quali fossero i suoi registi preferiti, lei rispose senza esitazione:”A cinema Fellini e a teatro senz’altro Zeffirelli”. Memorabili sono le sue regie e le sue scenografie per tantissime opere liriche da lui dirette nei più grandi teatri del mondo, dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York, dall’Arena di Verona al Covent Garden di Londra, tanto per citarne alcuni. Uomo di grande cultura e profondamente religioso, nella realizzazione dei suoi film, Zeffirelli prestò particolare attenzione ai soggetti che ruotavano intorno al melodramma, alle storie d’amore e a quelli di intensa, commossa e intima spiritualità come il bellissimo “Fratello sole, sorella luna” e l’indimenticabile film televisivo, a puntate, “Gesù di Nazareth”. Nella puntata speciale di “Porta a porta” dell’ 8 giugno 2002, dedicata da Bruno Vespa alla figura di Padre Pio, tra gli ospiti presenti in studio, alla vigilia della sua canonizzazione, c’era anche Franco Zeffirelli che raccontò ai telespettatori un simpatico aneddoto accaduto durante il suo primo incontro con il futuro santo di Pietrelcina. “All’età di 17 anni, io e alcuni amici” raccontò Zeffirelli, in studio “andammo in Puglia in bicicletta, il nostro era un viaggio culturale, volevamo andare a vedere le cattedrali pugliesi poi, quando arrivammo lì sentimmo parlare di Padre Pio, un uomo straordinario che viveva a San Giovanni Rotondo e decidemmo, all’unisono, che volevamo conoscerlo per farci confessare e comunicare da lui. All’alba andammo alla chiesa dove diceva Messa ma era impossibile confessarsi perché c’era una moltitudine di fedeli che lo attendeva. Mentre aspettavamo tra la folla, appoggiati alla facciata, incontrammo due ragazze di Milano, più o meno della nostra età. Facemmo subito amicizia e loro ci dissero, frementi ed esaltate, che erano scappate di casa, lasciando un biglietto ai genitori, senza spiegazione alcuna riguardo al motivo della loro fuga; erano cariche di aspettative per quel momento, per loro sublime che, fra poco, emotivamente, le avrebbe coinvolte totalmente. Il loro sogno, la loro aspirazione era di conoscere Padre Pio, di essere confessate e comunicate da lui. Una volta in chiesa, mentre eravamo tutti inginocchiati davanti alla balaustra, in attesa di ricevere la Comunione, arrivò Padre Pio, un uomo che, solo a vederlo era uno spettacolo, una figura eccezionale e carismatica, aveva modi bruschi, pratici, diretti; ogni tanto interrompeva i suoi ritmi, seguiva qualche suo pensiero e, poi, riprendeva. Io lo osservavo attentamente mentre dava la Comunione ai fedeli inginocchiati; arrivato alla ragazza che era accanto a me, completamente assorta in uno stato di esaltazione assoluta, stava per darle l’Ostia ma, improvvisamente, la ritirò e non gliela diede più, passò a me, mi diede la Comunione ed ebbe lo stesso comportamento con l’altra ragazza, non le dette l’Ostia, la diede, invece, al nostro amico, che era dopo di lei. Le due ragazze, costernate, scoppiarono a piangere disperatamente. Ritornarono alla Messa successiva, si misero inginocchiate davanti alla balaustra e una di loro trovò il coraggio di dire a Padre Pio “Perché non vuole comunicarmi?” e lui rispose “Prima di tutto l’ubbidienza ai genitori!”. Le ragazze scoppiarono a piangere, corsero a cercare un telefono e chiamarono la mamma “Mamma, perdonaci!” dissero in lacrime, “siamo venute qui per incontrare Padre Pio, non per disubbidire, sapevamo che. Se ve avessimo chiesto, non ci avreste dato il permesso e, così, siamo venute da lui, di nascosto. Perdonaci, mamma!”La mattina seguente erano di nuovo inginocchiate davanti alla balaustra per ricevere l’Ostia e Padre Pio, senza fare nessun commento diede loro la Comunione. Vi ho raccontato questo piccolo episodio” concluse Zeffirelli “ per farvi conoscere quanto grande fosse quest’uomo che aveva la capacità di penetrare la mente e l’anima della gente.” E io vi ho raccontato questo aneddoto, poco conosciuto, per omaggiare la memoria di un grande maestro, che tante emozioni ha regalato al suo pubblico, nel corso della sua lunga, intensa e prestigiosa carriera. Un artista che, nonostante il successo, i numerosi riconoscimenti e la fama internazionale raggiunti, era rimasto un uomo semplice, modesto e alla mano, non si era mi montato la testa e non aveva piacere che i giornalisti lo incensassero con aggettivi superlativi e ingombranti, a volte insinceri e ruffiani. Io so che, con le parole del mio articolo, non ho rispettato pienamente questo suo modo di pensare ma, senza rendermene conto, scrivendo di un uomo di spettacolo, così grande e geniale, non ho potuto fare a meno, parlando di lui e della sua arte, di usare, spesso, quegli aggettivi “superlativi”, a lui poco graditi. L’ho fatto, però, sempre con grande rispetto, stima e affetto. Grazie, Franco, ci manchi già tantissimo!