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Sul riflesso di Dorian Gray: il Disturbo Narcisistico di Personalità

29 Giugno 2019 Author :  

Namastè cari lettori!
“Sentirsi oscillare tra essere un dio e cadere nel baratro. Decidere di spegnersi per non sentire il vento freddo che sferza quando gli altri smettono di ammirarti. Il narcisismo è questo.”
Giancarlo Dimaggio
Viviamo in una società narcisistica, dove la spinta edonistica spiana un solco e ci obbliga a perseguirlo. Per chi è datato come la sottoscritta, ricordate Vanitoso, uno dei protagonisti della serie fumetto i Puffi? Era l’unico dei puffi ad essere interessato particolarmente alla sua persona tanto da girovagare per il villaggio con uno specchio in mano, mirandosi e rimirandosi mostrandosi estremamente egoista, in questo modo Peyo, l’ideatore del fumetto, ha descritto in modo semplice e diretto la personalità narcisistica.
Il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) rientra nel Cluster B, insieme al Disturbo Borderline, Disturbo Istrionico e il Disturbo Antisociale di Personalità (vedi DSM-V). Tra tutti i disturbi di personalità esso assume dei connotati sociali molto particolari. Per l’opinione pubblica parlare di narcisismo vuol dire parlare di uomini che guardano il resto del mondo dall’alto in basso, che pretendono ammirazione costante e rispetto incondizionato, insomma come Vanitoso circolano con uno specchio in mano, godendo nel loro stesso riflesso. A tutto questo però si contrappone un’altra visione dello stesso perchè tali personalità vengono osannate ed invidiate dalle masse, perché capaci di raggiungere vette molto alte. C’è un’aura di ambiguità che circonda questa personalità, che non sempre ci permette di osservarla come realmente è. Andiamo per ordine, un po' di mitologia non guasta mai!
Tale disturbo trae il nome da Narciso, personaggio mitologico che Ovidio descrive nelle sue Metamorfosi. La storia narra di Eco, una ninfa che non poteva parlare per prima perché punita da Giunone, che si innamorò follemente di lui. Narciso la rifiutò bruscamente e Nemesi, la dea della vendetta, decise di punire il giovane, condannandolo ad un amore impossibile. Di fatti mentre si specchiava in un laghetto, Narciso si innamorò della sua stessa immagine, tanto da consumarsi nel fuoco di un amore irrealizzabile. La sua morte diede vita a fiori dai candidi petali, che tutti oggi conosciamo con il nome di narcisi (dal greco: stupore per la propria immagine). Ritornando sul piano psicologico la personalità narcisistica a primo impatto appare come carismatica, di successo, personalità invidiabile, che ha scoperto il segreto del successo e ne mostra la via a chi non è stato in grado di farlo. Ma la realtà è ben diversa da ciò che sembra.
Proviamo ad andare oltre lo specchio.
La caratteristica principale di tale personalità è la tendenza a non considerarsi realmente degni, come se vi fosse una costante ferita nel proprio valore. La risoluzione, a tutto questo dolore, diventa l’assumere atteggiamenti sprezzanti per tutto ciò che viene percepito come una minaccia al proprio valore, già messo in dubbio da se stesso. La persona con tale funzionamento si aspetta, e in taluni casi quasi pretende, di ricevere costante ammirazione e rassicurazioni sul proprio valore, così da dimostrare a tutti i costi la sua grandiosità. Se tale apprezzamento viene disatteso, anche se solo minimamente, il proprio stato interno vive un profondo turbamento che cerca di gestire attraverso una serie di comportamenti guidati da determinati stati mentali (di cui parlerò dettagliatamente in seguito). Insomma lo scopo è quello di tenere agganciato su di sé la luce del palcoscenico, e se ciò non dovesse accadere si cerca in modo rimuginativo (ovvero il meccanismo cognitivo che ha la tendenza a cercare quasi ossessivamente una soluzione) il perché di tale mancanza di approvazione. Questo non fa altro che innescare una serie di emozioni, quali vergogna, rabbia, paura e dolore, che non riescono ad essere ben contenute. Di fatti in alcuni casi possiamo osservare la caduta in fasi profondamente depressive oppure, la reazione opposta, nel disprezzare rabbiosamente gli altri ponendosi in un gradino più elevato. Insomma è una vita costantemente in bilico!
La ricerca di contesti ambientali dove poter frequentare persone connotate della stessa unicità diventa basilare, perché considerati gli unici contesti all’interno dei quali poter soddisfare le loro grandiosità, al di fuori della competenza delle persone ordinarie. Questo diritto preteso fa sì che attuino strategie manipolatorie per giungere al loro scopo, le stesse amicizie vengono intessute con l’obiettivo che l’altro possa soddisfarli (soprattutto per rinforzare la stima di sé e del proprio valore). In questo gioco di specchi, l’altro assume non solo il ruolo di strumento per raggiungere il proprio scopo, ma durante questo tempo viene idealizzato, dando vita ad un vero circuito di ammirazione, che crolla nel momento in cui il bisogno primario non viene più soddisfatto, passando dalla idealizzazione alla svalutazione totale dello stesso.
Ma perché tutto questo?
Il DNP sembrerebbe avere sia una base genetica che relazionale. La letteratura ha osservato che tali soggetti sperimentano delle esperienze relazionali precoci dove le figure genitoriali sono apparse rifiutanti e incostanti nelle cure, questo non ha permesso agli stessi di sperimentarsi accuditi e amati in modo disinteressato. La mancanza ripetuta di cure e di protezione contribuisce alla costruzione di un’immagine negativa di sé, di profonda nullità. Questa condizione nel tempo origina nella persona la tendenza a non aspettarsi più nulla dagli altri, contando solo sul proprio sostegno e obbligandosi ad un’autosufficienza forzata. Così essa rinuncia a richiedere amore e affetto dagli altri, rifiutandone il sostegno, disimparando ad esprimere le proprie reali necessità, distaccandosi in primis da se stessa. La stessa intimità viene ad essere influenzata perché percepita come una minaccia ad un potenziale rifiuto, per questo si ha la difficoltà nel mostrarsi empatici, e nell’identificarsi con le necessità degli altri.
Come stiamo vedendo personalità narcisistica è ben altro, che il mero riflesso di uno specchio: è il sentirsi costretti a correre senza mai fermarsi, per raggiungere una meta impossibile da raggiungere. Una corsa senza fine per allontanarsi dal baratro del nulla, per mettere quanto più distanza possibile tra ciò che si vorrebbe mostrare e ciò che si percepisce di essere.
Molti la definiscono “la malattia della grande vita” (un po' come nel “Ritratto di Dorian Gray”), sentirsi l’obbligo insano di dover per forza emergere, di risplendere, come unica possibilità di essere visti, o meglio di vedersi. Secondo Modell (1984) l’emozione prevalente nei narcisisti non è solo la vergogna (quando non si arriva all’apice del successo) come osservato da Kohut, ma un profondo Senso di Colpa, in particolare un sottogruppo chiamato del sopravvissuto. Essi sentono di non avere un reale diritto alla vita, pensano che con i loro atteggiamenti possono danneggiare gli altri. In particolare ci riferiamo alle dinamiche sviluppate nella famiglia d’origine, verso la quale sentono di avere un debito insaldabile. È come se la persona non si sentisse mai realmente svincolata dalle sofferenze dei suoi cari, considerandosene la causa unica. Un altro paradosso è il profondo senso di esclusione che vive nei confronti degli altri. Percepirsi costantemente diversi dagli altri, è estremamente doloroso, e rapportarsi con gli altri significa sentire minacciata l’autostima, pur desiderando l’inclusione, non riescono a sostenerla. In questo caso sembra che l’unico modo di proteggere la propria autostima sia appigliarsi al senso di superiorità, così da costruirsi uno scudo, che lo aiuta a dire “sono diverso perché superiore, migliore rispetto agli altri, che mi attaccano perché invidiosi”. Questo impedisce loro di potenziare le abilità metacognitive di rappresentazione della propria e dell’altrui mente, così da poter incentivare la cooperazione. Gli autori più accreditati suddividono i Narcisiti in due tipologie: covert, che vuol dire sommerso, quando la persona vive sentimenti di inferiorità, si percepisce debole e fragile, non riesce a perseguire i propri desideri e scopi, nutre profonda invidia per gli altri perché incapace di portare a termine un compito (come Draco Malfoy!!!); overt, ovvero manifesto, descrive una persona bisognosa di apprezzamento e di ammirazione, profondamente sprezzante verso l’altro, che instaura relazioni superficiali, promiscuo, egocentrico, ambizioso (insomma Dorian!!!).

Altro che “grande vita”!!Secondo vari autori (Dimaggio, Semerari 2003; Dimaggio 2017) esistono degli stati mentali che accompagnano l’esperienza di vita di una Personalità Narcisistica, stati che si alternano l’uno all’altro in base agli stimoli, che vengono percepiti sia dall’esterno che dall’interno della persona stessa, ovvero:
Stato Rabbioso. Ci sono momenti in cui si è profondamente irritati, rabbiosi, specialmente quando si ha la sensazione che gli altri sono di ostacolo al raggiungimento dei propri scopi. La rabbia è utile perché protegge la persona dagli attacchi alla propria immagine di sé. Essa insieme al disprezzo sono gli strumenti attraverso i quali i narcisisti cercando di tenere a bada gli altri. È come se bastasse davvero una piccola disapprovazione per rendere vano tutto lo sforzo profuso nel raggiungimento dei propri scopi. Ma pur essendo utile la rabbia può assumere connotati di impulsività e discontrollo che peggiora le già delicate relazioni della persona. Ecco la corsa impossibile di cui si parlava prima!
Stato di Vuoto Devitalizzato. La percezione di un profondo senso di vuoto, all’interno del quale la vita smette di avere un reale senso. Molti studiosi pensano che questo sia dovuto alla difficoltà di riuscire a generare dei reali desideri come amare, sperare o semplicemente curiosare nel mondo. Il piacere di piacere assopisce la voce di ciò che realmente si desidera. La passività risulta essere il vero problema, l’incapacità di essere agenti verso i propri desideri, perché annebbiati dalla sfida verso l’immagine grandiosa di se stessi. L’esperienza emotiva è totalmente scotomizzata (meccanismo di difesa che tende a nascondere ciò che si prova per difendere la psiche). La persona si percepisce fredda e distaccata, non solo da ciò che prova, ma anche dagli altri. In questo stato ci si percepisce intoccabile da ciò che accade fuori, come se essere rinchiusi in una torre d’avorio garantisse la protezione dal dolore.
Stato Grandioso. Per proteggersi dal vuoto, tale personalità vive la necessità di raggiungere un senso di grandiosità. I pensieri sono connotati da temi di autosufficienza, appartenenza esclusiva al gruppo considerato dei “migliori”, tutti gli altri vengono semplicemente disprezzati. Le emozioni ad esso correlate sono l’euforia, percezione di forza e senso di efficace. Purtroppo la persona stanzia all’interno di questo stato per poco tempo, perché basta un niente per far crollare tutto.
Stato Depresso/Terrifico. Il crollo porta allo stato depressivo/terrifico, vuol dire sperimentare di vivere in un baratro senza uscita. Scatta quando si percepisce scoperto nel proprio autoinganno “hanno visto ciò che realmente sono: il nulla”. La paura di mancare l’obiettivo è connessa con la vergogna, perché chi non riesce a raggiungere vette alte è vulnerabile e debole. Per chi ha questa struttura di personalità il percepirsi deboli equivale al sentirsi totalmente fallimentare. Le emozioni percepite sono vergogna, paura, tristezza e malinconia per aver perso le conquiste ottenute nello stato grandioso.
Come abbiamo finora descritto, la Personalità Narcisistica è estremamente complessa, e difficilmente chiede aiuto, perché è troppo forte la convinzione che chiedere aiuto sia sinonimo di debolezza e quindi considerato debole agli occhi degli altri, nonostante gli alti livelli di sofferenza che molto spesso sperimentano. È una convinzione che molte volte li condanna ad una vita fatta di profonda sofferenza.

Cercando di sintetizzare quanto detto finora, per identificare una personalità narcisistica bisogna osservare pochi elementi: il comportamento che assume e l’eco emotivo che esso ha dentro di noi.
Se abbiamo descritto il Disturbo Borderline di personalità come il salire sulle montagne russe, potremmo paragonare il DNP come essere in ascensore che ci porta in un attimo in cima (autostima ai massimi livelli) e nell’attimo successivo sprofonda al centro della terra (quando il senso di inutilità e fallimento sono altissimi). L’elemento drammatico consiste nell’ altissima velocità con cui avvengono i passaggi da uno stato all’altro.
Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza, ma è riuscire coraggiosamente a prendere il controllo di tutto questo!

Riferimenti bibliografici:
I disturbi di Personalità. Modelli e trattamento. G. Dimaggio e A. Semerari ed. Laterza, 2003.
L’illusione del narcisista. La malattia della grande vita. G Dimaggio ed Baldini & Castoldi, 2017.

Per maggiori informazioni scrivere alla mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dottoressa Raffaella Marciano, curatrice Rubrica Namastè
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.

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