Nei nostri luoghi, ancora sopravvivono antichissime ritualità, come la “Notte di S. Giovanni”, la “Fucarina” o “Scassaria” di Santa Lucia e di Sant’Aniello, il “Ceppo” di Sant’Antonio, di San Biagio, di San Mauro, di San Tauro e il Falò del Carnuvalone. Tutte queste ritualità, hanno in comune la celebrazione del fuoco. Il Fuoco, è uno dei 4 elementi che costituiscono la materia conosciuta. La radice sanscrita di “fuoco” è “pu-“, “purificare”, da cui il greco “pyr”, fuoco, e “phos”, luce. Per gli antichi Persiani, la prima creatura era una goccia d’Acqua, e dall’Acqua furono create tutte le cose, tranne il seme degli uomini e degli animali. Questo seme, infatti, fu un seme di Fuoco. Il Fuoco, è l’evidente rappresentazione di una realtà che appare quando si combinano determinati elementi essenziali della vita. Il fuoco è magico, perché affascina, conforta, rilassa, riscalda, asciuga, brucia, purifica, unisce, fonde, esala, incenerisce e trasforma; è calore, luce e movimento. Il ventre della donna è Fuoco, come lo è, in profondità, la Terra, che regola il suo respiro con eruzioni e terremoti, e in altezza, il Cielo, dove vi genera stelle e saette. Oltre al sole e ad altri astri, le sette stelle più luminose delle Pleiadi sono dette ad esempio “stelle del fuoco”.
Conoscere il Fuoco, significa imparare ad approcciarsi a ciò che non si conosce; i primi suggerimenti dettati dai suoi “ardenti spiriti” sono: “Non giocare con me”, “Attento a non bruciarti”, “Guardami ma non toccarmi”, “Mantieniti a debita distanza”. Infatti, esso pretende distanza e riverenza consapevole del suo forte potere attraente ed eccitante che fomenta danze, canti, feste, pene capitali e cuoce anche piatti prelibati.
La festa di Santa Lucia, che stasera più ci interessa, rievoca, dal punto di vista cattolico, il giorno del sacrificio di una bellissima e giovane fanciulla di Siracusa, nobile e ricca, che amava coltivare lo spirito più del corpo e dei piaceri che esso richiede e dispensa. Infatti, avendo distribuito la sua considerevole dote ai bisognosi e avendo respinto l’amore del giovane nobile a lei designato, venne inizialmente minacciata di essere rinchiusa in un bordello e poi fu violentata dai suoi aguzzini. Dopodiché, il governatore Pascasio, pungolato dalla denuncia dello sposo respinto, la fece torturare con pece e fuoco e perdurando nella sua ostinazione, ordinò di staccarle la testa con un colpo di spada. Nei testi seicenteschi che riportano la sua storia non c’è alcun riferimento agli occhi. Nell’antichità, il giorno di Santa Lucia era da dedicare alle celebrazioni del “Solstizio d’inverno” che nel calendario solare di Giulio Cesare ricorreva proprio il 13 dicembre. Questo giorno, che corrispondeva al più corto dell’anno, era cantato dai poeti come la “mezzanotte dell’anno”. Infatti si diceva: “Santa Lucia, è il giorno più corto che ci sia”, e per tale motivo è chiamato “giorno della luce”. Difatti, dopo Santa Lucia i giorni si allungano e la luce diventa messaggera di abbondanza di messi. Per ciò, Santa Lucia è patrona della vista e non per gli occhi. La tradizione vuole che in questo giorno, non si mangia pane né alcun derivato del grano.
Nei luoghi del sud Italia, la festa viene celebrata dai contadini perché l’essere semplici è la cosa più difficile che ci sia, inoltre sono loro che ancora custodiscono i segreti della natura e tramandano molti fatti sconosciuti sulla natura degli uomini. La festa consiste nel preparare un falò al centro dei cortili o agli angoli delle strade bruciando la scassaria, cioè grosse cataste di legna e fascine. Il rogo viene acceso per ricordare Lucia che ne uscì viva e il fuoco rappresenta la memoria e lo stare insieme, assumendo un significato liberatorio, esorcizzante, purificatorio, rinvigorente e beneaugurante. Nella sua cenere i contadini vi cuociono pigne, castagne e patate che mangiano cantando e danzando come in ogni festa
Ma anche i marinai e i pescatori festeggiavano Santa Lucia come, ad esempio, nel piccolo porto di Santa Lucia al Pallonetto di Napoli, il cui quartiere non prende il nome dalla Santa ma da Lucio Licinio Lucullo che vi aveva fatto costruire la sua villa ben 150 anni prima della morte della Santa, perché nel giorno di Santa Lucia le “paranze” si ritiravano dopo le ultime pescate di aguglie e pesci “sorece” che allora abbondavano nei fondali di Napoli, Salerno e Gaeta. Esiste ancora un proverbio che dice: “A Santa Lucij, ogni varca ‘npuorto sia”.
Santa Lucia, in molti paesi è ritenuta anche la festa dei bambini che, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, aspettano i suoi bellissimi doni e dolcetti e vanno in giro per le case con una calza da riempire, suonando un campanellino da messa. Questa festa è stata in parte travisata da “allowen” che è una festa culturalmente inesistente e fraudolenta il cui nome per intero “All Hallows’Eve” che si traduce alla lettera “Tutte le offerte della vigilia” dove le “offerte” non sono i “doni” ma le “proposte commerciali”, ossia gli “affari”. Allowen non ha nulla a che vedere né con la festa di Ognissanti né con il Capodanno celtico, il Samhain, che cade l’11 novembre a San Martino, perché è un evento studiato dalle aziende americane per scopi economici ed è nato per la prima volta nel 1967 per raccogliere fondi per l’Unicef.
Il Fuoco è il segreto della conoscenza. Illumina le tenebre e allontana il male. Con la sua luce scompaiono l’ansia e la paura ed emerge la speranza, con i doni, i talenti, e il destino che Dio ha messo nel nostro cuore. Bisogna conoscere ogni cosa del mondo, per poter essere, senza dover chiedere nulla. Perché nell’oscurità della notte primitiva, l’uomo era tutto e tutto era in lui, in quella sua grande semplicità che nutriva guardando il fuoco insieme a chi amava.
Che Santa Lucia ve pozza reguardà ‘a vista ‘e ll’uocchie!