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Continua a diminuire la popolazione in Italia: 384 mila persone in meno in un anno

08 Maggio 2021 Author :  

Continua a diminuire la Popolazione in Italia- Secondo un report dell'Istat, al 1° gennaio 2021 i residenti ammontano a 59 milioni 259mila, 384mila in meno su base annua. Raggiunto il minimo di nascite e il massimo di decessi: 7 neonati e 13 decessi per mille abitanti. Flussi migratori con l'estero frenati: il saldo e' di +79 mila, pari a 1,3 per mille abitanti, la meta' del 2019. Eta' media in ulteriore rialzo: 46 anni al 1° gennaio 2021. Nel 2020 la pandemia da Covid-19 ha prodotto effetti non soltanto, per quanto prevalentemente, sulla mortalita' ma anche sulla mobilita' residenziale interna e con i Paesi esteri, arrivando a incidere persino sui comportamenti riproduttivi (nell'ultimo mese dell'anno) e nuziali. Ne scaturisce un quadro globale, gia' di per se' fortemente squilibrato da dinamiche demografiche deboli sul versante del ricambio della Popolazione, nel quale le stesse problematiche risultano accentuate e moltiplicate. Alla luce di dati molto consolidati che coprono tutto il 2020 ma che per il momento sono da considerarsi provvisori, le nascite risultano pari a 404mila mentre i decessi raggiungono il livello eccezionale di 746mila.

Ne consegue una dinamica naturale (nascite-decessi) negativa nella misura di 342mila unita'. Gli effetti del lockdown hanno poi determinato inevitabili ripercussioni sul versante dei trasferimenti di residenza. Le iscrizioni dall'estero sono state 221mila e le cancellazioni 142mila. Ne deriva un saldo migratorio con l'estero positivo per 79mila unita', il valore piu' basso degli anni 2000 e in grado di compensare solo in parte l'effetto negativo del pesante bilancio della dinamica naturale. Per quanto riguarda la mobilita' interna si rileva una riduzione del volume complessivo di circa il 12%: sono 1 milione 308mila i trasferimenti registrati tra i Comuni italiani nel 2020 contro 1 milione 485mila dell'anno precedente. Infine, le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) comportano un saldo negativo per ulteriori 121mila unita'. Il riflesso di tali andamenti comporta un'ulteriore riduzione della POPOLAZIONE residente, scesa al 1° gennaio 2021 a 59 milioni 258mila. Ininterrottamente in calo da 7 anni consecutivi, e specificamente dal 2014 quando raggiunse la cifra record di 60,3 milioni di residenti, l'ammontare della POPOLAZIONE registra nel 2020 una riduzione di 384mila unita' sull'anno precedente (-6,4 per mille residenti).

Con l'eccezione del Trentino-Alto Adige, dove si registra una variazione annuale della POPOLAZIONE pari a +0,4 per mille, tutte le regioni sono interessate da un decremento demografico. Il fenomeno colpisce maggiormente il Mezzogiorno (-7 per mille) rispetto al Centro (-6,4) e al Nord (-6,1). Molise (-13,2) e Basilicata (-10,3) sono le regioni piu' colpite; tra quelle del Nord spiccano Piemonte (-8,8), Valle d'Aosta (-9,1) e soprattutto Liguria (-9,9). Scendendo di un livello nell'analisi territoriale, la provincia di Isernia e' quella che evidenzia la situazione maggiormente critica, per via di un tasso di variazione che in un anno le sottrae circa l'1,5% della POPOLAZIONE. Sono comunque numerose, e concentrate nel Nord-ovest, le province che nel 2020 perdono almeno l'1% della POPOLAZIONE. In particolare, le province di Vercelli, Asti, Alessandria e Biella in Piemonte; le province di Savona e Genova in Liguria, quelle di Pavia e Cremona in Lombardia.

Nel Centro del Paese soltanto la provincia di Macerata si trova nelle medesime condizioni mentre nel Sud, oltre alla citata Isernia, figurano anche le province di Benevento, Avellino, Campobasso, Potenza e Crotone. Nelle Isole, infine, il decremento demografico interessa le province di Caltanissetta, Enna, Nuoro e Oristano. La provincia di Bolzano (+2 per mille), al contrario, e' l'unica a vantare un saldo demografico positivo. Per effetto del forte aumento del rischio di mortalita', specie in alcune aree e per alcune fasce d'eta', che ha dato luogo a 746mila decessi (il 18% in piu' di quelli rilevati nel 2019), la sopravvivenza media nel corso del 2020 appare in decisa contrazione. La speranza di vita alla nascita, senza distinzione di genere, scende a 82 anni, ben 1,2 anni sotto il livello del 2019. Per osservare un valore analogo occorre risalire al 2012. Gli uomini sono piu' penalizzati: la loro speranza di vita alla nascita scende a 79,7 anni, ossia 1,4 anni in meno dell'anno precedente, mentre per le donne si attesta a 84,4 anni, un anno di sopravvivenza in meno.

A 65 anni la speranza di vita scende a 19,9 anni (18,2 per gli uomini, 21,6 per le donne). La variazione annuale e' sostanzialmente uguale a quella riscontrata nella speranza di vita alla nascita ma ha un impatto relativo piu' importante, stante l'esiguita' della vita media residua sul quale un individuo puo' contare al 65° compleanno. Tutte le regioni, nessuna esclusa, subiscono un abbassamento dei livelli di sopravvivenza. Tra gli uomini la riduzione della speranza di vita alla nascita varia da un minimo di 0,5 anni (vale a dire 6 mesi di vita media in meno) riscontrato in Calabria, a un massimo di ben 2,6 anni in Lombardia. Le regioni del Centro-sud registrano perdite inferiori, poiche' meno colpite dagli effetti della pandemia ma comunque importanti. In Abruzzo, Puglia e Campania, la riduzione di sopravvivenza per gli uomini e' di oltre un anno rispetto al 2019. Ma e' soprattutto il Nord a pagare il prezzo piu' alto: oltre che nella gia' citata Lombardia, gli uomini registrano riduzioni rilevanti anche in Piemonte (-1,7 anni), Valle d'Aosta (-1,7), Liguria (-1,6), Trentino-Alto Adige (-1,6) ed Emilia-Romagna (-1,5).

Lo schema si ripete tra le donne, anche se a un livello differente. Nelle regioni del Centro-sud si riscontrano variazioni piu' contenute, minime in Calabria e Basilicata (-0,3 anni) cosi' come nel Lazio e in Campania (-0,4). Si tratta comunque di perdite importanti, dell'ordine dei 3-5 mesi di speranza di vita in meno, ma di certo non paragonabili ai 2 anni pieni persi dalle donne in Lombardia o ai 2,3 anni persi in Valle d'Aosta, dove si riscontra la condizione piu' critica. Su base provinciale la correlazione tra la mappa della diffusione della pandemia e quella della sopravvivenza persa in base ad anni vissuti e' ancora piu' netta che su scala regionale. Emerge la specificita' di alcune aree del Paese, piu' colpite dalla pandemia nella sua fase di esplosione iniziale. Tra queste, la provincia di Bergamo, dove per gli uomini la speranza di vita alla nascita e' piu' bassa di 4,3 anni rispetto al 2019, e le province di Cremona e Lodi, entrambe con 4,5 anni in meno. In queste tre specifiche realta' sono ingenti anche le variazioni riscontrate tra le donne: -3,2 anni per Bergamo e -2,9 anni per Cremona e Lodi. Dati, questi ultimi, che arretrano le lancette del tempo al 2003.

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