Stampa questa pagina

Camorra a Somma e nei Vesuviani: spunta il nome di Mocerino e Raia | La denuncia

10 Maggio 2016 Author :  

Subito dopo la diffusione delle notizie riguardanti il blitz della scorsa notte riguardante venti esponenti dei clan D’Avino e Anastasio e soprattutto dei passaggi dell’ordinanza che riguardano la politica locale, Giuseppe Auriemma, consigliere comunale e segretario cittadino del Pd chiede la convocazione immediata di un consiglio comunale straordinario.

“Fatti gravissimi emergono dalle carte dell’inchiesta ‘BluSky’ dove spunta il nome del consigliere regionale Carmine Mocerino (Caldoro presidente) e attuale presidente della Commissione regionale Anticamorra che avrebbe avuto – secondo i magistrati dell’Antimafia - rapporti amichevoli e familiari con la compagna del capo omonimo del clan D’Avino”. Lo dice Valeria Ciarambino, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Trasparenza commentando il blitz delle forze dell’ordine a Somma Vesuviana che ha portato in carcere esponenti di un clan. “Da fonti giornalistiche si apprende – dichiara Ciarambino - che il boss Giovanni D’Avino, nei colloqui in carcere con la compagna, spiega di voler sostenere al Comune l’allora candidata, e all’epoca dei fatti consigliere regionale di FI, Paola Raia in quanto politica vicino a Carmine Mocerino”. “Troviamo allarmante tutta questa vicenda - continua - l’ennesima valanga di sospetti pesanti e ombre investe la Regione Campania e in particolare un consigliere regionale, che tra l’altro presiede l’importante organismo regionale che dovrebbe contrastare la camorra”. “Riteniamo, come già accaduto con il precedente presidente dell’Anticamorra Monica Paolino (indagata per voto di scambio politico-mafioso) che Mocerino, pur se allo stato non risulta indagato, debba lasciare l’incarico – sottolinea – per una questione di opportunità e trasparenza delle istituzioni e per garantire alla Commissione la massima efficacia e serenità di azione”. “La Commissione Anticamorra è già rimasta paralizzata troppo tempo: non possiamo permetterci che quello che dovrebbe essere il faro della legalità in Campania venga ancora ostacolato e turbato nel suo lavoro da simili vicende che vedono allungarsi l’ombra della camorra”. “Senza voler confondere le vicende - conclude Ciarambino –c’è un dato oggettivo e drammatico che viene fuori dalle recenti indagini ancora in corso: il rapporto di alcuni consiglieri regionali con la camorra. Sarebbe il caso che anche le assemblee regionali fossero sottoposte al meccanismo della commissione d’accesso e all’eventuale scioglimento come accade con i comuni. Purtroppo se verrà approvata la riforma della Costituzione, questi consiglieri si ritroveranno senatori coperti dall’immunità”.

Le sospette ingerenze cui si riferisce Auriemma emergono dall’ordinanza dell’inchiesta Blusky, precisamente da alcune conversazioni tra il boss Giovanni D’Avino (o’ bersagliere) con suoi parenti o con la compagna Anna Giuliano anch’ella destinataria di una misura di custodia cautelare. Il clan si interessava alle elezioni amministrative nel comune di Somma Vesuviana, e il “padrino” dal carcere dava istruzioni: ufficialmente fingere di appoggiare la candidatura a consigliere della nipote, ma in realtà parteggiare per lo schieramento opposto, ritenuto più affidabile, grazie anche a un vantato rapporto con la famiglia di Carmine Mocerino, oggi presidente della Commissione anticamorra del Consiglio regionale della Campania.

È quanto emerge dalle intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia eseguita oggi dai carabinieri nei confronti di 21 indagati appartenenti alle cosche D’Avino e Anastasio. Carmine Mocerino - ex esponente dell’Udc, oggi nel gruppo consiliare Caldoro presidente - non è indagato. Del rapporto con lui il boss Giovanni D’Avino parla durante le conversazioni in carcere con la compagna Anna Giuliano. Nelle amministrative del 2013 la nipote del boss, Concetta D’Avino, decide di candidarsi al Consiglio comunale di Somma Vesuviana in una lista collegata al sindaco uscente Raffaele Allocca.  

A Giovanni D’Avino questa decisione non piace, perché a suo dire Allocca non avrebbe mantenuto promesse fattegli in precedenza. Il boss dice quindi alla compagna che la famiglia dovrà fingere di aiutare la nipote, ma la incarica anche di far sapere privatamente ai Mocerino che in realtà l'impegno elettorale dei D’Avino sarà a favore di un’altra candidata sindaco, Paola Raia del Pdl, sostenuta appunto dai Mocerino. A Somma Vesuviana, nel 2013, andranno al ballottaggio Allocca e la Raia, ma sarà il primo a essere eletto. La nipote del boss, riportando solo 110 preferenze, non riuscirà a entrare in Consiglio. Il sindaco Allocca morirà poi l'anno dopo in seguito ad una malatia. Paola Raia, che non è indagata, era all’epoca consigliere regionale del Pdl ma oggi non siede più nell’assemblea. Carmine Mocerino, in quel periodo consigliere regionale dell’Udc, si è ricandidato alle elezioni dell’anno scorso ed è stato rieletto. Attualmente riveste la carica di presidente della Commissione speciale anticamorra del Consiglio regionale.