Sarno. Un impianto di compostaggio nell'area PIP di via Ingegno a Sarno in grado di ospitare anche i rifiuti provenienti dai comune di Pagani, San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio oltre che della stessa città di Sarno. Il sindaco Giuseppe Canfora risponde subito all'appello del governatore Vincenzo De Luca dello scorso 16 maggio: il presidente della Regione Campania aveva chiesto ai Comuni collaborazione rispetto alla realizzazione di impianti di compostaggio nei loro territori. Tra i primi comuni ad aver fatto un progetto ad hoc con questo scopo, a firma dell'ingegnere Francesco Santorelli, è stato proprio quello di Sarno che addirittura ha proposto ai comuni limitrofi come Pagani, San Valentino Torio e San Marzano sul Sarno la disponibilità di mettere a disposizione un sito adiacente all'attuale area Pip di almeno 20'000 metri quadri per localizzare un impianto di compostaggio nell'ambito del bando emesso dalla Regione Campania. Nell'ottica della collaborazione tra due esponenti politici dello stesso partito ovvero Canfora e De Luca, il comune di Sarno si dice pronto ad ospitare la maxi area di trattamento e trasformazione dei rifiuti. Si tratta di un progetto di digestione anaerobica della Forsu ( ovvero il recupero della frazione organica). Questo genere di impianti serve ad ospitare rifiuti di tipo organico per poi mettere in moto un processo biologico per mezzo del quale, in assenza di ossigeno, la sostanza organica viene trasformata in biogas (energia rinnovabile), costituito principalmente da metano e anidride carbonica. Parliamo di impianti che trattano umido, scarti di cucina e di giardino per poi dare il via ad un processo di trasformazione. Per far funzionare bene questo impianto, fondamentale è la gestione ed organizzazione della raccolta differenziata e della fase di stoccaggio: se infatti la differenziata non viene fatta in maniera corretta, allora può palesarsi il rischio di cattivi odori. Poi c'è il trattamento: l’attività biodegradativa della digestione anaerobica produce anche il biogas. Il biogas grezzo, sviluppato a seguito della digestione anaerobica della Forsu (prevista nel bando regionale) è parzialmente depurato con la combustione che presenta tuttavia alcune criticità e comporta la produzione e la dispersione in ambiente di numerose sostanze chimiche. Rispetto ai rischi eventuali per la popolazione vicina a questi impianti comunque, gli esperti sono divisi tra allarmisti e ottimisti. Eppure, la sede (Pip) scelta come papabile per il compostaggio dalle amministrazioni comunali di Sarno, San Valentino Torio, San Marzano sul Sarno e Pagani, già ad oggi ospita un centro di raccolta rifiuti comunale in fase di ultimazione ed inoltre al suo interno ci sono ovviamente, le ditte conserviere e non solo. Nel progetto redatto dal tecnico comunale a proposito dell'area, si legge: “Il sito candidato non risulta vincolato dal punto di vista culturale e paesaggistico, infatti ricade fuori dalle fasce di tutela. In particolare, il sito candidato è stato individuato fuori sia dalla fascia di tutela del Rio Foce (ex legge Galasso), sia dall'area di pertinenza del Parco Fluviale del fiume Sarno”. E ancora: “Infine, seppure in presenza di qualche casa sparsa nelle immediate vicinanza, il sito risulta ricadere fuori dal centro abitato e ad una distanza dal più vicino nucleo abitato di circa 1,0 - 1,5 km”. Quindi si tratterebbe di una scelta ponderata nell'interesse della tutela della salute dei cittadini. C'è però da ricordare che Sarno già ospita un impianto di biogas: una struttura molto differente ma che in passato comunque, era già stata raccomandata come “sicura per la salute” fino a che poi non sono arrivate denunce e inchieste che ne hanno più volte messo in discussione la corretta gestione. Quello che non emerge con chiarezza dal progetto comunale è invece, piuttosto, la frequenza della manutenzione che il futuro impianto di compostaggio sarnese dovrebbe avere né tanto meno in che modo saranno verificati i valori di emissione e i conseguenti presunti rischi per la salute. Chi controllerà? Si potrebbe correre il rischio, in futuro, di trovarsi di fronte ad un sistema istituzionale di “scaricabarile”, quindi tanto vale, chiederselo ora: sarà la Regione o il Comune a monitorare le emissioni nell'ambiente di questo impianto che ospita, tratta e trasforma rifiuti organici a ridosso del cento abitato di Masseria della Corte? Che rischi corrono gli abitanti di “quelle case sparse” di cui parla il progetto? Come mai non si è discusso del caso in Consiglio comunale – vista la delicatezza dell'argomento – prima di candidarsi in fretta e furia a questo bando firmato De Luca? La preoccupazione dei cittadini del territorio a ridosso di via Ingegno e masseria della Corte è proprio di trovarsi vittime di possibile inquinamento come in passato è successo a Foce per l'impianto di biogas. Per non parlare della seconda e non meno importante preoccupazione: cosa rischiano i campi coltivati della zona? E le falde acquifere? Resta l'ansia per il futuro dei propri figli già scoraggiati dalle scene di degrado e dalla presenza costante di rifiuti sparsi in strada oramai da mesi: la “giustificazione” di realizzare un sistema del genere nell'area Pip non serve a tranquillizzare i sarnesi. Del resto, la stessa area industriale di via Ingegno già vive nel degrado e finora non ha mai portato lo sviluppo occupazionale sperato, fermandosi sempre ad essere un piano di insediamento mai decollato del tutto. Mentre però in questo senso c'è uno stallo politico, arrivano poi iniziative frettolose per la realizzazione di impianti di compostaggio super-moderni e tecnologici che addirittura fanno diventare Sarno capofila dell'Agro...almeno nel settore rifiuti.