SAN VALENTINO TORIO. Residenze facili agli extracomunitari tramite una serie di falsi e peculati: una vera e propria organizzazione quella smascherata dai carabinieri e al centro delle indagini concluse dal pm Giuseppe Cacciapuoti della procura di Nocera. Ieri, i carabinieri della stazione di San Valentino Torio hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di sei indagati, per i reati di contraffazione di documenti, falso in atto pubblico, peculato e favoreggiamento della immigrazione clandestina. L'indagine "Easy Residence” è stata coordinata dai carabinieri di San Valentino Torio diretti dal maresciallo Gennaro Corvino.
Nel corso delle indagini è emerso che i coniugi di San Valentino Torio, in concorso con tre procacciatori di origine marocchina e grazie alla complicità della madre dell’uomo, impiegata all'ufficio anagrafe del Comune, avevano messo su una perfetta organizzazione per procurare false residenze e documenti a cittadini extracomunitari, la maggior parte nordafricani. L’organizzazione produceva una falsa documentazione per il rilascio di carte d'identità in base alle quali venivano emessi documenti di permanenza sul territorio italiano e comunitario.
Con il pagamento di 150 o duecento euro, il gruppo, grazie alla comunale che lavorava all’anagrafe, intascavano quelli che venivano prospettati come oneri comunali e formavano false certificazioni di abitabilità, con formale intestazione dell'ufficio tecnico del Comune di San Valentino Torio e del servizio di igiene dell'Asl Salerno, per edifici in realtà fatiscenti o comunque che non avevano i requisiti minimi, tutto senza che i proprietari ne sapessero nulla. Destinatari della documentazione così formata erano extracomunitari che si erano rivolti al Comune per ottenere la residenza anagrafica e il conseguente rilascio della carta d'identità, valida anche in altri paesi dell’Unione europea.
Le indagini hanno accertato 37 casi di peculato di somme di denaro destinate al Comune di San Valentino Torio e all'Asl Salerno, pari a diverse migliaia di euro e decine di casi di falsificazione di ricevute postali di pagamento in favore di Palazzo Formosa e della azienda sanitaria locale.