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Sarno, doppia bocciatura sui divieti ambientali: nuovo impianto rifiuti ottiene il via libera

01 Aprile 2025 Author :  

La gestione politica dell’emergenza ambientale a Sarno è finita al vaglio dei giudici e ne è uscita sconfitta su tutta la linea: due sentenze, del TAR e del Consiglio di Stato, hanno cancellato i provvedimenti con cui il Comune e la Provincia avevano cercato di bloccare l’apertura di un nuovo impianto per il recupero di rottami ferrosi. Una doppia bocciatura che rilancia i dubbi sull’efficacia delle scelte amministrative in un territorio già provato da questioni ambientali e dove la richiesta di regole chiare, anziché divieti mal formulati, appare sempre più urgente.

La società Cr Metalli ha ottenuto due pronunce favorevoli nei confronti del Comune di Sarno e, indirettamente, della Provincia di Salerno, in merito al divieto di avviare un nuovo impianto per il recupero di rifiuti metallici. La società aveva presentato la documentazione necessaria per l’inizio dell’attività, prevista in un’area già destinata allo stoccaggio e alla lavorazione di rottami ferrosi, ma si è vista opporre un diniego fondato su una delibera di Giunta comunale che, insieme alle decisioni di livello provinciale, manifestava una generale contrarietà all’insediamento di nuovi impianti di rifiuti sul territorio di Sarno. Prima il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione staccata di Salerno) e poi il Consiglio di Stato hanno giudicato non sufficientemente motivato il divieto imposto alla società, evidenziando come la stessa Provincia di Salerno avesse escluso espressamente, in una propria deliberazione, gli impianti che trattano rifiuti non generanti impatti odorigene (tra cui i rottami metallici) dai limiti connessi alla definizione di “area satura”. Secondo i giudici, la normativa nazionale in materia di gestione rifiuti e le competenze ripartite tra i vari enti non consentono di introdurre un divieto assoluto privo di fondamento specifico nelle norme urbanistiche o ambientali, specialmente quando la tipologia di impianto non rientra fra quelle più impattanti per emissioni o rischi ambientali. Per questo motivo, il TAR e in seguito il Consiglio di Stato hanno annullato gli atti con cui il Comune e, in misura minore, la Provincia di Salerno avevano ostacolato l’avvio dell’attività, sottolineando che eventuali decisioni restrittive di carattere generale dovrebbero essere recepite nei piani e negli strumenti urbanistici in modo chiaro e coerente, nonché rispettare le eccezioni già previste dalle stesse delibere provinciali. La sentenza di secondo grado, nello specifico, ha precisato che l’insediamento di nuovi impianti deve in ogni caso rispettare le disposizioni in materia di tutela ambientale e conformità urbanistica, ma che nel caso di CR Metalli non è emerso alcun contrasto effettivo con le regole vigenti, poiché l’area risultava già idonea all’uso industriale, mentre il divieto comunale era motivato soltanto da un atto di indirizzo non recepito a livello vincolante. La vicenda solleva alcuni interrogativi sulla gestione delle politiche territoriali, in particolare quando si tratta di rifiuti e tutela ambientale, settori in cui le norme mirano a coniugare il rispetto per il territorio con la necessità di consentire determinate attività imprenditoriali. Da un lato, le amministrazioni ritengono utile mantenere alta la vigilanza per evitare fenomeni di inquinamento o eccessiva concentrazione di impianti, dall’altro i giudici hanno ribadito che ogni limitazione deve trovare fondamento in misure stabilite dalla legge e dagli strumenti di pianificazione territoriale, senza trasformarsi in un divieto indiscriminato. Con la pronuncia definitiva del Consiglio di Stato, quindi, si conferma la possibilità per CR Metalli S.r.l. di operare nel territorio di Sarno secondo le autorizzazioni rilasciate dalla Provincia, mentre l’orientamento politico espresso dal Comune e le previsioni provinciali sulla cosiddetta “area satura” restano valide solo entro i limiti di legge, con esclusione degli impianti che non producono impatti odorigene o che, come in questo caso, dispongono già dei requisiti necessari per l’esercizio regolare dell’attività.

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