SCAFATI – Il fiume Sarno continua a raccontare una storia che sembra non avere mai fine. Decenni di denunce, promesse, interventi annunciati e milioni di euro destinati al risanamento del bacino non sono bastati a fermare gli sversamenti abusivi che continuano a deturpare uno dei corsi d'acqua più martoriati d'Italia.
Ogni estate il copione si ripete. Schiuma bianca in superficie, cattivi odori, acque dall'aspetto inquietante e cittadini costretti a convivere con un'emergenza ambientale che sembra non conoscere soluzione. È una vergogna che continua a camminare lungo i 23 chilometri del fiume, alimentando rabbia e preoccupazione tra le comunità che vivono sulle sue sponde.
La scorsa settimana erano stati i cittadini di San Valentino Torio a denunciare il grave stato di inquinamento di Fosso Imperatore, segnalando sversamenti e miasmi tali da rendere l'aria irrespirabile. Nonostante le numerose segnalazioni e la querela contro ignoti presentata dall'Amministrazione comunale, gli sversamenti sembrano non essersi mai fermati. Un fenomeno che continua a ripetersi con preoccupante regolarità e che dimostra come l'emergenza ambientale interessi ormai l'intero comprensorio del Sarno.
L'ultima segnalazione arriva invece da via Francesco Budi, a Scafati, dove residenti hanno documentato la presenza di una densa schiuma bianca sul corso d'acqua accompagnata da un intenso cattivo odore. L'ennesimo episodio che riaccende l'allarme e pone una domanda ormai inevitabile: è davvero possibile che, dopo decenni di battaglie, non si riesca ancora a mettere la parola fine a questo scempio?
Sulla vicenda interviene il capogruppo di Scafati Arancione, Francesco Carotenuto.
«La nuova segnalazione sullo stato del fiume Sarno, in via Francesco Budi a Scafati, con schiuma bianca in superficie e un forte cattivo odore, è l'ennesima fotografia di una situazione che non può più essere tollerata. Ai cittadini che denunciano questo ennesimo scempio va la nostra vicinanza. Però servono fatti e non parole.
La Regione Campania, negli ultimi anni, ha messo in campo interventi importanti sia per il disinquinamento del bacino del Sarno sia per la mitigazione del rischio idraulico. L'ultimo stanziamento annunciato dal presidente Roberto Fico, di oltre 400 milioni di euro per opere strategiche, rappresenta un investimento significativo. Ma è evidente che le infrastrutture, da sole, non bastano. Se i Comuni del bacino non fanno squadra, se non esiste una reale sinergia tra le amministrazioni e se non si individuano e si perseguono con determinazione coloro che continuano a sversare illegalmente nel Sarno, ogni investimento rischia di essere vanificato.»
«A Scafati continuiamo a registrare controlli insufficienti. Lo diciamo da tempo e lo dimostrano anche le interrogazioni consiliari che periodicamente presentiamo, alle quali riceviamo risposte spesso parziali e poco esaustive.
C'è poi un altro aspetto che desta forte preoccupazione: il Comune non si avvale più di una società terza specializzata per supportare l'ente nelle verifiche sugli scarichi. È una scelta che, inevitabilmente, riduce la capacità di controllo del territorio proprio nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.
E così, puntualmente, in alcuni periodi dell'anno sembra che qualcuno si senta libero di fare ciò che vuole, confidando nella scarsità dei controlli.
Ricordo inoltre che la normativa regionale consente gli scarichi nei corpi idrici superficiali solo nel rigoroso rispetto del Testo Unico Ambientale e delle autorizzazioni previste. A Scafati risultano circa una ventina di scarichi autorizzati. La domanda che poniamo è semplice: vengono controllati? Con quale frequenza? Sono state effettuate verifiche sistematiche sul rispetto dei limiti di legge? E soprattutto: il controllo del territorio è davvero efficace, considerato che continuano ad emergere scarichi palesemente abusivi?
Per questo abbiamo chiesto, per ben tre bilanci previsionali consecutivi, l'acquisto di droni dotati di termocamera, uno strumento che avrebbe rappresentato un supporto concreto per individuare gli scarichi illeciti e monitorare il territorio. La nostra proposta è stata puntualmente bocciata.
Chiediamo da anni e con forza l'istituzione di un tavolo permanente tra tutti i Comuni del bacino del Sarno, insieme agli enti competenti e alle forze dell'ordine, per coordinare controlli, monitoraggi e azioni di contrasto agli illeciti ambientali.
Perché senza controlli efficaci, senza collaborazione istituzionale e senza la volontà di colpire chi inquina, nessun finanziamento sarà mai sufficiente a restituire dignità al nostro fiume.
Il Sarno non ha bisogno di annunci, video e foto del sindaco. Ha bisogno di coraggio, controlli e responsabilità. Da parte di tutti. Perché connivenza e complicità sono l'anticamera della condizione in cui ci troviamo da decenni. È arrivato il momento di dire basta a uno scempio che continua a mortificare il nostro territorio e i cittadini onesti.»