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Schermaglie in Forza Italia, dal nazionale al regionale fino a Sarno. Aliberti: «Se parliamo di storia, raccontiamola tutta»

02 Settembre 2026 Author :  

Il dibattito interno a Forza Italia si fa acceso a tutti i livelli, da quello nazionale a quello regionale e provinciale, fino ad arrivare ai territori. A Sarno il confronto si riaccende alla vigilia del congresso regionale del 9 settembre. Al centro della discussione ci sono il ruolo degli iscritti, la democrazia interna, il diritto al dissenso e la storia del centrodestra cittadino. A intervenire è Maria Rosaria Aliberti, ex consigliere comunale di Sarno e già capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, che rivendica la propria appartenenza al partito e, allo stesso tempo, il diritto di esprimere liberamente le proprie posizioni.

Il suo intervento parte dalla rappresentazione di una Forza Italia «aperta, coesa, capace di aggregare», ma mette in discussione l'idea che soltanto alcuni possano essere considerati legittimati a parlare a nome del partito.

Aliberti entra poi nel merito della storia politica di Forza Italia a Sarno e delle scelte compiute negli ultimi anni, con un riferimento particolare alle amministrative del 2024 e alla collocazione dei diversi esponenti dell'area forzista.

Una ricostruzione che l'ex consigliere comunale lega direttamente alla capacità del centrodestra di presentarsi unito e competitivo sul territorio.

Ma la riflessione riguarda anche la vita interna del partito e il prossimo congresso regionale. Aliberti pone interrogativi sulla partecipazione degli iscritti, sulla disponibilità degli elenchi e sulla necessità che un congresso rappresenti realmente un momento di confronto e di scelta.

Una posizione critica, ma non di rottura. Anzi, nella parte finale della sua dichiarazione, Aliberti ribadisce: «Io resto».

E proprio il diritto al dissenso diventa il filo conduttore dell'intervento.

Di seguito la dichiarazione di Maria Rosaria Aliberti:

«Forza Italia a Sarno. Se parliamo di storia, raccontiamola tutta.

In questi giorni ho letto e ascoltato una rappresentazione di Forza Italia a Sarno nella quale, francamente, faccio fatica a riconoscermi.

Un partito aperto, coeso, capace di aggregare. Un “gruppo storico”, una filiera istituzionale e, da ultimo, le parole dell’on. Fulvio Martusciello, secondo il quale soltanto alcuni sarebbero legittimati a parlare in nome di Forza Italia a Sarno.

Indicare i propri riferimenti politici è una cosa. Pretendere di stabilire chi possa parlare in nome di Forza Italia e chi no è tutt’altra.

Questa idea di partito non mi appartiene e non la riconosco nella cultura liberale di Forza Italia. Sono iscritta a Forza Italia, ne condivido i valori e non ho bisogno che qualcuno mi conceda una patente di legittimità per esprimere le mie posizioni.

Forza Italia non è una proprietà privata.

E un partito aperto non può esserlo soltanto con chi applaude. La democrazia interna si misura soprattutto quando qualcuno dissente.

Poi c’è la storia.

E se vogliamo parlare di “gruppo storico” e di capacità di aggregazione, raccontiamola tutta.

È dal 2014 che, a Sarno, divisioni e scelte compiute dal “gruppo storico”di Forza Italia hanno indebolito il centrodestra, finendo per favorire l’affermazione di candidati sindaci di centrosinistra.

Il 2024 è soltanto l’ultimo esempio.

Alle amministrative il centrodestra si presentò con Giovanni Cocca candidato sindaco.

Forza Italia, con il proprio simbolo, in quella coalizione non c’era.

Una parte significativa degli esponenti locali del partito scelse invece di sostenere Francesco Squillante, candidato del centro sinistra. Veronica De Filippo ed Elio Cascella, entrambi iscritti a Forza Italia, furono candidati ed eletti nella lista “Francesco Squillante Sindaco”. Altri esponenti dell’area forzista trovarono collocazione nelle altre liste della stessa coalizione.

Io ho fatto una scelta diversa: scelsi il centrodestra e sostenni Giovanni Cocca.

Non lo ricordo per attribuirmi medaglie. Lo ricordo perché oggi sento parlare di una Forza Italia che a Sarno avrebbe saputo aggregare il centrodestra.

Dov’era quella Forza Italia quando il centrodestra, a Sarno, provava a stare insieme?

Non è una provocazione. È la cronaca di quello che è accaduto.

E non solo. Quando ho aderito a Forza Italia, in Consiglio comunale il gruppo del partito non esisteva. L’ho costituito io, da sola. Solo successivamente vi aderì un’altra consigliera.

Non rivendico primogeniture. Ma trovo quantomeno singolare che oggi qualcuno pretenda di spiegare a chi quel gruppo lo ha costituito se abbia o meno titolo per parlare in nome del partito al quale appartiene.

Il 9 settembre si terrà il congresso regionale di Forza Italia.

Un congresso dovrebbe significare partecipazione, confronto, regole chiare e possibilità reale di scegliere.

A pochi giorni dal voto, a Sarno persino il coordinatore cittadino non dispone dell’elenco completo degli iscritti, mentre circolano elenchi trasmessi da singole componenti. E diverse persone che hanno formalizzato la propria adesione ed effettuato il relativo versamento non hanno ancora ricevuto la tessera né conferma della loro iscrizione.

Dov’è la partecipazione? Dov’è il confronto? Dov’è quel partito aperto di cui tanto si parla?

Chiederlo non significa essere contro Forza Italia.

Significa pretendere di più da Forza Italia.

Non contesto a Fulvio Martusciello il diritto di candidarsi e di vincere il congresso se avrà i numeri per farlo. Contesto che un congresso possa ridursi alla ratifica di equilibri già costruiti. E soprattutto che una maggioranza possa trasformarsi nel diritto di decidere chi è Forza Italia e chi non lo è.

Forza Italia non appartiene a un dirigente, a una corrente o a un gruppo.

Appartiene ai suoi iscritti. A tutti.

A chi è d’accordo e a chi dissente.

E ha bisogno soprattutto di chi dissente e, nonostante tutto, decide di restare.

Io resto.

Con le mie idee, con la mia libertà e senza chiedere a nessuno il permesso di esercitarle.

Perché continuo a credere in una Forza Italia liberale, moderata, popolare, capace di includere e di aggregare davvero il centrodestra anche a Sarno.

Ma per costruire il futuro bisogna avere il coraggio di guardare anche ciò che non ha funzionato. Senza rimuoverlo, senza riscriverlo, senza costruirsi una storia più comoda.

Un partito non diventa più grande decidendo chi può parlare. Diventa più grande quando sa ascoltare anche chi ha il coraggio di dire: non sono d’accordo.»