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Sarno avvelenato, Sirica (Con Noi): "Non possono essere sempre i cittadini a pagare, chi inquina deve risponderne fino in fondo"

04 Agosto 2026 Author :  

Il fiume Sarno continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali del territorio. Nonostante gli ingenti investimenti pubblici destinati alla bonifica e al risanamento del bacino, gli episodi di inquinamento continuano a ripetersi, come dimostra la recente presenza di schiuma nelle acque all'altezza di Scafati.

Sul tema interviene Vincenzo Sirica, del gruppo politico "Con Noi", che punta il dito contro chi continua a sversare illegalmente reflui nel fiume e chiede un deciso cambio di passo sul fronte dei controlli e delle sanzioni.

«Il Sarno nasce limpido ma arriva a Scafati coperto di schiuma. Evidentemente, lungo il suo percorso, qualcuno continua a utilizzarlo come una fogna. E mentre gli scarichi abusivi proseguono, il conto viene presentato ai cittadini, chiamati a finanziare con risorse pubbliche interventi che dovrebbero invece essere a carico di chi inquina.

Sul bacino del Sarno sono programmati interventi per oltre 680 milioni di euro: 273,2 milioni destinati a fognature, depuratori e collettori, e altri 406,9 milioni per opere di sicurezza idraulica, dragaggi e sistemazione degli alvei. Si tratta di investimenti fondamentali, ma che rischiano di trasformarsi in un ciclo infinito se, parallelamente, non si impedisce che nuovi scarichi abusivi continuino ad alimentare l'inquinamento.

I risultati raggiunti nel 2025, con l'eliminazione di 38 scarichi e il convogliamento ai depuratori dei reflui di oltre 140 mila abitanti, dimostrano che il lavoro produce effetti. Tuttavia, la schiuma comparsa ancora una volta nel fiume evidenzia una verità che non possiamo ignorare: le opere infrastrutturali, da sole, non bastano.

Occorre chiedersi quanti controlli vengano effettuati nelle ore notturne, quanti impianti siano monitorati durante gli eventi piovosi, quante condanne definitive siano state pronunciate e soprattutto quanto denaro sia stato realmente recuperato da chi ha tratto profitto dall'inquinamento del Sarno.

Le norme esistono. Per gli scarichi industriali più gravi sono previste pene fino a tre anni di arresto e ammende che possono arrivare a 120 mila euro. Nei casi di inquinamento ambientale, quando viene provocato un deterioramento significativo delle acque, la legge prevede la reclusione da due a sei anni. Il vero problema, però, non è tanto la severità delle pene sulla carta, quanto la certezza dei controlli, la rapidità dei sequestri e l'effettività delle condanne.

È necessario interrompere un meccanismo che vede gli inquinatori continuare a scaricare, il fiume morire e la collettività sostenere i costi della bonifica. Chi avvelena il Sarno deve perdere l'impianto utilizzato per commettere il reato, il profitto illecito ottenuto e, nei casi previsti dalla legge, anche la libertà.»

Sirica conclude ribadendo che la tutela del Sarno non può limitarsi agli investimenti infrastrutturali, ma deve fondarsi su un sistema di vigilanza costante e sull'applicazione rigorosa delle norme, affinché il principio "chi inquina paga" trovi finalmente concreta attuazione