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Cosa fare per aiutare un tuo caro che sta soffrendo

22 Aprile 2016 Author :  

Molto spesso nella mia pratica clinica mi è capitato di accogliere familiari di pazienti gravemente malati. Il dolore manifestato da questi ultimi era insopportabile, un dolore che fisicamente non gli apparteneva, ma che avvertivano come proprio, un dolore riflesso.
Tante sono state le storie di vita che mi hanno attraversata in seduta, il dolore di figli, di genitori, di parenti e amici.... il dolore dei partner. È un dolore che inizialmente ti congela.
Quando un nucleo familiare viene investito da un evento così traumatico e destabilizzante si osserva una prima fase di disorientamento seguita da una seconda fase di riorganizzazione delle priorità dei membri che decidono di prendersi cura del paziente in funzione delle priorità dell’ammalato. Tutto l’assetto familiare muta.
Nella stragrande maggioranza dei casi si assiste al capovolgimento di ruoli, ad esempio il rapporto di coppia potrebbe in qualche modo essere posto in secondo piano rispetto alla funzione assistenziale, e via discorrendo. A questi cambiamenti organizzativi sussegue la nascita di sentimenti di impotenza, di frustrazione in ogni membro appartenente del nucleo familiare. Questi sentimenti non esulano purtroppo l’ammalato, che si identifica come origine e causa delle sofferenze dei suoi cari.
In effetti anche la letteratura nazionale e internazionale riporta che a lungo andare, e senza un corretto supporto, chi si prende cura dei propri cari origina una serie di sintomi (ricerca svolta dalla Center on Aging Society di Washington nel 2005):
il 16% dei familiare si sente esausto;
il 26% avverte come imponente il peso emotivo del suo compito;
il 13% vive una profonda frustrazione vedendo l'assenza di miglioramento del proprio caro;
il 22% arriva a fine giornata spaventato dal timore di non essere in grado di saper fronteggiare le responsabilità del ruolo, spaventato dal futuro che lo attende, dalla propria impotenza e dal senso di colpa nel desiderare che tutto possa finire.
Come stiamo vedendo insieme, le dinamiche che si instaurano in questi casi sono molto complesse e soprattutto estremamente dolorose.
Per tutto questo che ci siamo detti è essenziale che chi decida di farsi carico delle cure del proprio congiunto sappia delle difficoltà psicologiche e organizzative a cui incorre.

Quindi per proteggere la sua salute e soprattutto la qualità delle sue cure, lo stesso dovrebbe imparare ad aver cura prima di se stesso per poi dicarsi all’altro, cercando:
1. il giusto equilibrio tra le proprie necessità e le richieste dell’assistenza al proprio caro. È bene sapere che orientare tutta l’attenzione sulla malattia potrebbe aumentare ansie e frustrazioni, che indubbiamente potrebbero influenzare anche l’umore del malato stesso;
2. di ritagliarsi degli spazi dove staccare la spina. Trovare uno spazio dove riappropriarsi dei propri interessi, che esulano dalle cure per l’altro, permetterebbe di ricaricare le forze e scaricare eventuali tensioni. Questo aiuterebbe infine anche la relazione con il malato stesso;
3. di chiedere aiuto. Identificare nel nucleo familiare altri membri che possano aiutare tramite piccoli compiti nell’assistenza alleggerendo il carico di impegni, come ad esempio pagare le bollette, passare dal medico per prescrivere farmaci, ecc.;
4. di avere attenzione verso la propria persona, così come la si ha per l’ammalato. Ascoltare le proprie reazioni fisiche (come la stanchezza, i dolori fisici); ma soprattutto ascoltare le proprie reazioni emotive (come il sentirsi soli, la frustrazione, la rabbia, ecc.) piuttosto che silenziarle.
Se vi siete riconosciuti nei sintomi che abbiamo elencato in precedenza ricordatevi che chiedere aiuto e supporto vi permetterà di aiutare ancora meglio i vostri cari ammalati. La consulenza psicologica vi permetterà di elaborare il vostro dolore, accoglierlo e trasformarlo in forza da condividere con chi amate. A tal fine vi invito a scrivermi privatamente per avere ulteriori informazioni o prenotare la vostra consulenza, anche via skype.
Inoltre vi presento un percorso di ascolto da fare in gruppo “Come accogliere il dolore riflesso”. In questi gruppi condotti da me, composti da un minimo di 5 persone e un massimo di 8, si potranno affrontare quei sentimenti di frustrazioni inquadrandoli in un ottica di condivisione, con persone che hanno le stesse difficoltà, nel massimo rispetto della privacy. Ogni membro potrà essere un punto di riferimento per l’altro.

 

Dottoressa Raffaella Marciano
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.
Esperta in tecniche per la gestione dello stress.
Segue il Modello Metacognitivo Interpersonale per i Disturbi di Personalità.
Socia della Società Italiana Terapia Cognitivo Comportamentale (SITCC).
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Studio di Consulenza Psicologica e Psicoterapia corso Amendola 71 Sarno.