I PELASGI - Infatti, i Pelasgi-Lido-Tauraniv con l’emigrazione riportata nella Tessagliavi recarono non solo la propria civiltà ai pastori greci, ma anche la parte migliore del loro idioma. Invero, la lingua greca-antica ha assimilato voci e forme dalla tirreno-pelasgavii così come la miglior parte della latina dal grecoviii. Ecco perché la lingua greca parve la madre della lingua latina ed ecco anche perché, Dionisio d’Alicarnasso, quando entrò in Roma e si mise a studiare le antichità italiche, si meravigliò di trovare il più intimo rapporto linguistico fra il pelasgo e il suo greco; tutto ciò che egli conosceva per greco antico, primitivo, ve lo riscontrò infatti, come pelasgico. Della scoperta non ne fece parola per timore che nuocesse ai vanti della sua patria accettati dai Romani, però comunque si tradì scrivendo nel IV libro di Antichità Romane: - [...] ecco qua quei caratteri stessi quali in origine si usavano in Greciaix.
Ritornando ai flussi migratori, in effetti, allora accadde ciò che oggi stiamo indolentemente vivendo da più di un secolo, quasi senza accorgercene: il declino di una cultura, quella Occidentale, che viene rafforzata lentissimamente, come il vento che la pietra strugge, da genti di altre culture sulle quali purtroppo, non smettiamo di specularci sia sul piano socio-ideologico che su quello politico-economico contribuendo alla accelerazione del declino europeo. Quando si parla di declino, si parla contestualmente anche di rinnovamento, ma sempre pescando in quell’unico pozzo che è la tradizione dell’uomo quindi, più esattamente, di rinnovamento da riesumazione e risuscitazione.
I TEMPI MODERNI - A proposito dei tempi moderni, l’editorialista statunitense Christopher Caldwell sostiene nelle sue Reflectionsx - e mi piace evidenziarlo - che: - [...] per difendere la propria cultura e assimilare gli immigrati, bisogna innanzitutto volerlo e aggiunge che: - [...] il livello d’immigrazione extra-comunitaria attuale non è sicuramente compatibile con la sopravvivenza della cultura e della società europea così come oggi si presentano. Infatti, con i probabili pelasgi non accadde neanche ciò che si verificò nelle epoche scorse con gli Europei diretti verso le Americhe e l’Australia, ove questi colonizzatori, pressoché eterogenei per culture ed etnie, approdando in massa diedero impulso a civiltà del tutto alternative a quelle preesistentixi. LaciviltàoriginariadellaValledelSarnoxii, ovvero il cuore della nostra cultura,non è stata rinsaldata da un esclusivo contributo autoctono, ma è evidente dai toponimi e dai dati etnoantropologici, che sia stata il risultato di una progressiva, stratificata, vivificantesimpatia di popoliallogeni, che è lo stesso fenomeno che potremmo osservare in natura, ad esempio in geologia, con la modifica dei territori attraverso la sinergia di vènti, acque e calore. I pelasgi arrivarono a piccole maree nella nostra rigogliosa Valle e vi furono praticamente accolti sistematicamente, senza grandi conflitti; vi si radicarono fruttificando una cultura caratteristica nelle corrispondenze comuni, grazie all’humus distillato attraverso quel vero e proprio melting potxiii, da meglio approfondire anche sociologicamente. In merito a senza conflitti, appare evidente che grandi contese risultano soltanto quelle relative alla fase finale di grecizzazionexiv ma soprattutto di romanizzazionexv. Dopo queste grandi colonizzazioni è accaduto che molti altri hanno tentato di civilizzarci asservendoci con il bisogno nel bisogno; purtroppo, l’uomo resta sempre lo stesso a dispetto delle epoche e dei luoghi, e questa è l’eterna storia del potere che corrompe e distrugge l’umanità. Tuttavia, noi non siamo un popolo di indole guerriera ma guerriglieria e pertanto, è anche accaduto di esserci distinti per esemplari atti storici di passionale coraggioxvi.
L'Origine della Valle del Sarno e la nascita della Cultura Tirrenica - Il melting pot, ha prodotto nel tempo una stratificazione stalattitica, esteriormente omogenea, che nella sostanza ha generato ciò che si chiama Cultura Tirrenicaxvii. Una cultura creativa con prodromi arcaicixviii. Mirsilo Lesbioxix, citato da Dionisio d’Alicarnasso, esaltava la forza vitalexx della cultura tirrenica che, si dice, fosse risalente addirittura all’Era del Diluvio di Deucalionexxi. È da evidenziare, per quello che mi è dato di capire ed alla luce degli ultimi ritrovamenti archeologici effettuati nella Valle del Sarno che i pelasgi, nel caso in cui si volesse tenere anche in considerazione la loro componente iperboreaxxii, potrebbero ivi determinare una nuova faseorientalizzante molto più antica della civiltà terramaricola e di quella villanoviana. Avviandoci alle conclusioni di questo incipit, abbastanza sintetico per la sua vastità e per l’ineffabilità storica dell’argomento, aggiungiamo che vi sono dati che indurrebbero a pensare che i pelasgi con la p minuscola - poiché il termine è da intendere quale attributoxxiii di più popoli - abbiano partecipato con gli indigeni della Valle del Sarno ad un’idea di nuova vita, nel rispetto di una dominanza identitaria coerente: un’idea che, alla fine, ha indirizzato i popoli della Valle del Sarno, nel complesso, verso strade non praticate ma condivise, tracciando una significativa idea di nuova civiltà. Civiltà, che si è distinta sino alla Magna Greciaxxiv e allo sterminio culturale dell’alto impero romano soprattutto per capacità d’integrazione da parte dei multilingui pelasgi e per la struttura culturale degli autoctoni, come se l’insieme di queste civiltà recassero in seno prodromi arcaici, ovvero radici ancora più antiche in comune, che potrebbero portare il concetto di Cultura, molto prossimo a quello di Umanità.
L'IDENTITA' DELLA VALLE DEL SARNO - Ed è in questo modo, mi piace supporre, che la nostra identità si sia calcificata come un diamante, distinguendosi attraverso le sue poliedriche facce. In questo, ha utilizzato la sua primitiva compatibilità già iscritta in alcuni geni, originando i paradossi che costituiscono quelli che oggi la gente del Sarno, in bene o in male è stata, è, ed ancora probabilmente non sa di essere: una resistente genia Mediterraneaxxv, di figli della Terra di mezzo, di avventurieri dell’antico Mare Rosso, di padroni del Mare SuperioreNostrum che, come asserisce lo storico francese Fernando Braudel, è stato: - [...] mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà ma una serie di civiltàxxvi. Pertanto, pelasgi erano tutti i popoli rinvenienti dalla vasta regione che includeva anche la Mesopotamia e traevano origini dai più antichi Sumeri-Akkadi che sono stati, a vista d’uomo, i veri artefici dell’intera Civiltà Mediterranea da noi conosciuta.