In INDACO Sinatore non parla solo a se stesso e con se stesso, ma anche a tutti noi, invitandoci a riappropriarci della nostra originaria e autentica dimensione, di quella Humanitas, di terenziana memoria (alterità, solidarietà), messa a dura prova in una società proiettata unicamente verso l’utile, il successo, il culto di sé, il potere. Società tecnologicamente avanzata, ma umanamente ed eticamente arretrata; scaduta anche sul piano religioso, se usa la religione come strumento o alibi per guerre di conquista e di sopraffazione. Nella sua opera Gerardo Sinatore spazia tra la terra e il cielo, canta la bellezza del mondo e celebra al contempo la grandezza di Dio creatore. E canta la donna, di fronte alla cui bellezza il suo corpo freme, il cuore palpita, l’anima sua vola verso il cielo. Alcune pagine del libro echeggiano come appassionato Inno all’Amore: Desiderio di bellezza, che si manifesta all’uomo attraverso le dolci sembianze di una donna … dagli occhi di gatto. Intensa e delicata visione neostilnovistica della donna come epifania del divino, che non rinnega il mondo sensibile e terreno. La pagina di Gerardo Sinatore, infatti, sa di terra, calda e sanguigna; sa di cielo … INDACO; sa di anima, la sua, che egli va raccontando scoprendone i più reconditi anfratti, spesso sul filo della memoria. E sul filo della memoria scorrono elegiache pagine appena sussurrate, cariche di pathos e di lirismo, ispirate ai ricordi e alla figura del padre, con il quale l’Autore, come la maggior parte dei figli, ebbe, quando era in vita, un rapporto conflittuale, che solo in età matura si rivela nella sua autenticità ed essenza di amore ed ammirazione. A lui Gerardo Sinatore si racconta, squadernando pagine della sua vita e moti dell’anima prima mai manifestati. In forma epistolare Egli traccia qui un sofferto ritratto di sé ed il suo percorso interiore di vita, da bambino chiuso, emotivo, insicuro, assetato d’amore e deportato d’amore a giovane ribelle ai cliché, alla ricerca del senso della vita e del suo frammento di felicità. Un essere dimidiato tra la paura di diventare uomo e l’angoscia di rimanere bambino. Un uomo perennemente in fuga, un clandestino, un ladro, che, dopo aver toccato il fondo della solitudine e della disperazione, ha trovato in sé la forza di rinascere, grazie all’arte, alla creatività, alla scrittura. E oggi si sente conciliato con il mondo intero e parte integrante di esso ed anela unicamente a respirare all’unisono con l’Armonia dell’Universo.
Ancora una volta in queste pagine la Parola appare come rivelazione, come apertura dell’io dell’Autore dinanzi al padre; come elaborazione del perenne e doloroso senso di inadeguatezza di un figlio di fronte al padre e alle sue aspettative. La Parola come scoperta dell’Io adulto, maturo; ponte tra figlio e padre, che va oltre la morte.
INDACO - di Gerardo Sinatore - Edizioni Punto Agro News 2017
Anna Buonocore
Docente di Lettere Classiche, Critico letterario, Editor, Conferenziera, Ideatrice e Curatrice di Premi Letterari.