Nel cuore del territorio di Sarno, accanto alle sorgenti del fiume, sorge uno dei luoghi di culto più antichi e suggestivi dell'Agro Nocerino-Sarnese. Un santuario dove storia, archeologia, fede e tradizione popolare si intrecciano da secoli, tra antichi culti pagani, apparizioni miracolose, alluvioni, eruzioni del Vesuvio, grandi fiere e pellegrinaggi notturni.
A nord di Sarno, in località Foce, accanto alle sorgenti dell'omonimo fiume, sorge il Santuario e convento della Madonna di Foce, appartenente alla diocesi di Sarno-Nocera.
Dal 1892, dopo alterne vicende, il Santuario appartiene all'Ordine dei Frati Minori.
Il luogo nel quale sorge il complesso religioso, però, racconta una storia molto più antica della devozione cristiana. Qui, infatti, già nell'antichità esisteva un'area sacra e il territorio rappresentava un importante punto di passaggio tra la montagna e il fiume.
Perché si chiama Foce?
Il nome Foce non avrebbe origine direttamente dalle sorgenti o dal fiume.
Il termine viene ricondotto al latino fauces, che significa "gola", "stretto passaggio" o "passo angusto".
La particolare conformazione del territorio spiega perfettamente questo nome: il passaggio era infatti stretto tra il monte e il corso d'acqua e costituiva una sorta di gola naturale.
Proprio per la sua posizione strategica, il passaggio venne fortificato nel corso dei secoli con torri e strutture difensive e chiuso da una porta ben custodita, rendendo difficile il transito.
Dagli antichi Romani e fino al Medioevo, la zona fu inoltre chiamata "Foruncolo", termine riconducibile al latino forum, cioè "piccolo foro".
Il nome sarebbe legato alla presenza di una piazza nella quale, ogni anno, si teneva una grande fiera.
Foce fu dunque per secoli non soltanto un luogo di passaggio, ma anche uno spazio di incontro, commercio e scambio.
Un santuario prima del santuario
La storia religiosa di Foce affonda le proprie radici in un'epoca molto più antica del cristianesimo.
Nel 1965, in località Foce-Sarno, venne casualmente rinvenuto un notevole quantitativo di materiale fittile votivo risalente alla fine del IV secolo a.C. fino al II secolo a.C.
I reperti sono riferibili a un luogo di culto, un santuario extraurbano dedicato a una divinità di carattere agreste.
Non è stato possibile stabilire con certezza se il materiale provenisse da una stipe votiva originariamente collocata nello stesso punto del ritrovamento oppure se fosse stato trasportato a valle da uno scivolamento del terreno.
Durante il rinvenimento venne inoltre messa in luce parte di un piccolo teatro di tipo ellenistico-romano.
Il dato archeologico è particolarmente importante perché dimostra come l'area di Foce fosse già frequentata e considerata sacra molti secoli prima della nascita del santuario cristiano.
L'apparizione della Madonna e la leggenda di Narsete
È proprio su questo antico scenario che si innesta la tradizione cristiana.
Secondo una leggenda non storicamente verificata, nel 553, mentre il generale bizantino Narsete combatteva contro i Goti sulle opposte sponde del Sarno, ad alcune donne che si trovavano alle sorgenti per attingere acqua sarebbe apparsa la Madonna con il Bambino.
L'apparizione sarebbe avvenuta sotto l'ottava arcata, ossia al centro delle quindici sorgenti di Foce.
Secondo la tradizione, l'apparizione della Vergine, unita alla vittoria dei Bizantini sui Goti, sarebbe stata interpretata come un segno divino.
Da qui sarebbe nata la devozione alla Regina delle Vittorie e Madonna della Foce e, secondo il racconto tramandato nei secoli, la costruzione di un primo tempio cristiano.
La leggenda racconta anche la trasformazione del luogo: l'antico bosco che circondava il sacello pagano sarebbe stato abbattuto dai primi cristiani affinché scomparissero le tracce del precedente culto.
È una storia suggestiva, ma va ricordato che l'episodio dell'apparizione e la sua connessione con la battaglia di Narsete appartengono alla tradizione e non sono documentati come fatti storici contemporanei al 553.
San Guglielmo e la nascita del nuovo santuario
Secondo la tradizione, quel primo tempio sarebbe stato trovato ormai in rovina da San Guglielmo da Vercelli.
Nel 1134, su invito del conte di Sarno Enrico di Riccardo e del vescovo Pietro, il fondatore di Montevergine sarebbe arrivato a Foce per fondare un nuovo santuario dedicato alla Madonna Assunta.
Il tempio sarebbe stato costruito sulle rovine dell'antico edificio, che secondo la tradizione era stato sommerso da un'alluvione intorno all'anno Mille.
San Guglielmo avrebbe edificato una nuova chiesa a tre navate irregolari, destinata a diventare in breve tempo uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio della zona vesuviana.
La chiesa di San Guglielmo sotto quella attuale
La chiesa medievale non è completamente scomparsa.
Una parte dell'antico edificio si trova infatti sotto l'attuale Santuario di Foce, sul lato sinistro della chiesa moderna.
Vi si accede attraverso una scala di circa quindici gradini e l'antico ambiente si trova a circa quattro metri al di sotto del livello dell'attuale edificio.
È una delle testimonianze più suggestive della lunga storia architettonica del complesso: una chiesa nascosta sotto un'altra chiesa, testimonianza delle continue trasformazioni che hanno interessato Foce nel corso dei secoli.
Gualtieri di Brienne, tra storia e tradizione
Una tradizione vuole che nel 1205 sia stato sepolto nel santuario il cavaliere Gualtieri di Brienne, appartenente alla potente famiglia feudale dei Conti di Brienne, originaria della Champagne.
Gualtieri fu uno dei protagonisti della cavalleria medievale nell'Italia meridionale ed è ricordato anche per l'ammirazione che, secondo la tradizione, gli avrebbe riservato San Francesco d'Assisi.
È certo che Gualtieri di Brienne venne ucciso a Sarno.
Gli studi storici, tuttavia, non hanno confermato che il suo corpo sia stato sepolto nel Santuario di Foce.
Anche questo episodio va quindi inserito nel più ampio patrimonio di tradizioni e racconti che nei secoli hanno accompagnato la storia del santuario.
Dai monaci di Montevergine ai Francescani
Il Santuario ha conosciuto nel tempo la presenza di diversi ordini religiosi.
Inizialmente fu officiato dai monaci di Montevergine, per poi passare ai Canonici della Cattedrale.
Nel 1576 venne affidato ai Padri Conventuali di San Francesco, dopo che questi erano stati allontanati dal convento cittadino.
La presenza dei religiosi contribuì a mantenere vivo il culto e a rafforzare il ruolo del santuario come punto di riferimento spirituale per Sarno e per i paesi circostanti.
Verso la fine del Cinquecento la popolarità del santuario era ormai consolidata.
Nel giorno dell'Assunta, il vescovo della diocesi vi si recava infatti per celebrare il pontificale, assistito dal Capitolo della Cattedrale e dal clero cittadino.
Quando Foce era una "Basilica"
Il Santuario cinquecentesco era più grande di quello attuale.
Aveva infatti dimensioni maggiori e portava anche il titolo di "Basilica".
Il prospetto era rivolto verso il Rio Foce e l'edificio si trovava a un livello più basso rispetto alla chiesa attuale, di circa un metro e mezzo.
Nel XVI secolo la comunità religiosa era composta da quattro religiosi e due novizi, impegnati nella cura spirituale della popolazione.
L'alluvione e l'eruzione del Vesuvio
La storia del Santuario di Foce è stata più volte segnata dalla forza della natura.
Dopo una nuova ricostruzione legata ai danni provocati da un'alluvione nel Cinquecento, il complesso venne nuovamente distrutto dalla terribile eruzione del Vesuvio del 1631.
Per ricostruire il tempio furono utilizzate soprattutto le offerte della popolazione.
I fedeli volevano un santuario ancora più grande e bello di quello precedente, ma le difficoltà economiche e i tempi calamitosi resero molto lento il completamento dei lavori.
Solo nel 1720 la nuova chiesa venne riaperta alla devozione dei fedeli.
La Madonna dell'Assunta
L'attuale chiesa, dal 1959 elevata a parrocchia, presenta un'unica navata ampia e decorata con gusto e sobrietà.
Lo sguardo viene immediatamente attirato verso l'altare maggiore, sul quale si trova il maestoso trono di marmo che custodisce l'antica statua lignea della Madonna incoronata con il Bambino, risalente al XVI secolo.
È davanti a questa immagine che ancora oggi si raccoglie la devozione dei fedeli, soprattutto nel periodo della festa dell'Assunta.
La grande Fiera di mezzagosto
Foce non era soltanto un luogo di culto.
Per secoli rappresentò anche un importante centro commerciale grazie alla grande Fiera di mezzagosto, che si svolgeva per dieci giorni in preparazione della festa dell'Assunta.
Alla fiera arrivava una grande quantità di persone provenienti dai paesi vicini, dal Nolano e dall'area vesuviana.
La manifestazione aveva un'importanza tale da possedere persino una propria forma di amministrazione della giustizia.
Durante i giorni della fiera, infatti, le controversie non venivano giudicate dal governatore della città, ma dal "maestro della Fiera", nominato ogni anno dal conte, alternativamente tra nobili e popolani.
Il nuovo maestro veniva scelto il giorno prima dell'inizio della manifestazione e accompagnato con un corteo dalla propria abitazione fino al campo della Foce, dove riceveva solennemente il possesso della carica.
Da quel momento cominciava ad amministrare sommariamente la giustizia per le controversie che potevano sorgere tra i partecipanti alla fiera.
La grande Fiera di mezzagosto rimase a Foce fino al 1836, quando le autorità decisero di trasferirla in città.
Con il tempo perse progressivamente importanza fino a scomparire.
Il pellegrinaggio notturno: un mese verso la Madonna
Accanto alla grande fiera esisteva una tradizione religiosa altrettanto importante.
Per un intero mese, dal 16 luglio al 15 agosto, i fedeli di Episcopio e Sarno erano soliti recarsi di notte a Foce, cantando inni mariani lungo il percorso.
Era un pellegrinaggio fatto di preghiera, cammino e condivisione, che preparava spiritualmente alla festa dell'Assunta.
Il buio della notte, le strade percorse a piedi e i canti dedicati alla Madonna trasformavano il viaggio verso Foce in una vera esperienza collettiva.
La notte del 14 agosto
Ancora oggi sopravvive l'usanza di recarsi al Santuario di Foce nella notte tra il 14 e il 15 agosto.
Da Sarno molti fedeli raggiungono il santuario a piedi.
Ma il pellegrinaggio coinvolge anche numerosi paesi dell'area vesuviana: San Giuseppe Vesuviano, San Gennaro Vesuviano, Ottaviano, Somma Vesuviana, Poggiomarino, Striano e Palma Campania.
In passato i cortei erano formati non soltanto da persone a piedi, ma anche da carri.
Oggi questi sono stati in gran parte sostituiti dalle automobili, ma il significato del pellegrinaggio è rimasto intatto.
I fedeli raggiungono la piazza antistante la chiesa e partecipano alle celebrazioni religiose.
Dalla sera del 14 agosto fino alla mattina del 15 vengono celebrate messe a intervalli regolari, con una pausa nelle ore più profonde della notte, indicativamente tra le 2 e le 5.
Da Foce a Materdomini, un antico cammino di fede
Nella memoria popolare del territorio esiste anche un'altra tradizione legata al pellegrinaggio.
Dopo aver partecipato alle celebrazioni della notte di Ferragosto a Foce, alcuni pellegrini avrebbero infatti proseguito il cammino a piedi verso il Santuario di Materdomini, a Nocera Superiore.
Si tratta di una tradizione che lega idealmente due importanti luoghi della devozione mariana dell'Agro Nocerino-Sarnese.
Il viaggio da Foce a Materdomini rappresentava una vera prosecuzione del pellegrinaggio: dopo la notte trascorsa ai piedi della Madonna di Foce, i fedeli riprendevano il cammino verso un'altra antica immagine mariana particolarmente venerata nel territorio.
Il percorso attraversava antiche vie di collegamento e, secondo la tradizione, in parte anche il tracciato dell'antica viabilità romana.
Era un pellegrinaggio fatto di fatica e preghiera, nel quale il cammino stesso diventava parte della devozione.
Arrivare a Materdomini significava così completare un lungo itinerario religioso che metteva in comunicazione Sarno, Nocera Superiore e le comunità dell'Agro.
È una consuetudine che appartiene soprattutto alla memoria e alla tradizione orale, ma che restituisce l'immagine di un territorio nel quale i santuari non erano luoghi isolati: erano collegati tra loro da strade, pellegrinaggi e devozioni condivise.
Un santuario dove la storia incontra la leggenda
Il Santuario di Santa Maria della Foce è molto più di un edificio religioso.
È un luogo nel quale convivono epoche diverse: l'antico santuario pagano documentato dai ritrovamenti archeologici, le sorgenti, la leggenda dell'apparizione del 553, la figura di San Guglielmo, le antiche strutture nascoste sotto l'attuale chiesa, la memoria di Gualtieri di Brienne, la grande Fiera di mezzagosto e i pellegrinaggi notturni.
Qui la storia non è confinata nei libri.
È nelle pietre dell'antica chiesa, nei reperti archeologici, nella statua della Madonna, nelle strade percorse per secoli dai pellegrini e nei racconti tramandati di generazione in generazione.
La Madonna di Foce e la memoria di Sarno
Ogni anno, nella notte tra il 14 e il 15 agosto, quella storia torna a vivere.
Da Sarno e dai paesi vicini i pellegrini raggiungono Foce per rinnovare una tradizione che attraversa generazioni.
Un tempo si camminava per ore lungo le strade di campagna, accompagnati dai canti mariani. Oggi molti arrivano in automobile, ma il significato di quel viaggio non è cambiato.
Si va a Foce per pregare, per ringraziare, per chiedere una grazia, ma anche per ritrovare una parte della propria memoria.
E forse è proprio questo il segreto della longevità del culto.
Perché tra le antiche sorgenti, le rovine, le leggende, le fiere e i pellegrinaggi, il Santuario di Foce continua a rappresentare un luogo dell'identità di Sarno e del suo territorio.
Un luogo dove storia, archeologia, fede e tradizione popolare si incontrano, e dove la strada verso la Madonna, ancora oggi, è anche una strada verso le proprie radici