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Coniugi uccisi, custodia in carcere e convalida del fermo per il figlio e l'amico

14 Gennaio 2017 Author :  

Convalida del fermo e misura della custodia nel carcere minorile: lo ha deciso il Gip del Tribunale dei minori di Bologna per il 16enne e il 17enne fermati per l'omicidio di Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni, padre e madre del più giovane dei due. Il giudice, dopo l'udienza di convalida, ha così accolto le richieste del Pm Silvia Marzocchi per entrambi, che hanno confessato. I coniugi sono stati uccisi a colpi di scure nella loro casa di Pontelangorino di Codigoro (Ferrara), nella notte tra lunedì e martedì.

Tra gli elementi che hanno portato gli inquirenti alla convinzione che i responsabili dell'omicidio potessero essere il figlio 16enne e l'amico di 17 ci sarebbe stato anche il comportamento dei due, captato da un'intercettazione ambientale nella saletta della caserma dei Carabinieri dove sono stati fatti attendere, per essere sentiti come testimoni nella notte tra martedì e mercoledì. Non è chiaro cosa si siano detti i due complici, che in seguito sono crollati e hanno confessato l'omicidio, ma dall'intercettazione sono emersi atteggiamenti sospetti.

Il 16enne fermato per l'omicidio della madre e del patrigno è "pentito e sconvolto", ha detto l'avvocato Gloria Bacca, nominata difensore d'ufficio del giovane, il quale avrebbe confermato integralmente la confessione. "Non so come la pensano gli investigatori - ha detto all'ANSA il legale - ma per me è una persona che ha gran bisogno di una mano". Trattenuto nel centro di prima accoglienza della struttura minorile del Pratello di Bologna anche l'amico 17enne.

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Liti per il rendimento scolastico. Mille euro il 'prezzo' del delitto
Ottanta euro subito, mille a cose fatte. Termini di un accordo tra ragazzi, stretto per compiere un delitto su commissione. Il più giovane dei due, 16 anni, avrebbe pagato un amico che non ne ha ancora 18 per uccidere la madre e il patrigno, sposati in seconde nozze: Salvatore Vincelli, 59 anni, e Nunzia Di Gianni, 45, massacrati nella loro villetta di Pontelangorino di Codigoro, nella bassa Ferrarese, assassinati nella notte tra il 9 e il 10 gennaio a colpi di ascia in testa.

Dopo aver provato a depistare le indagini, in meno di 24 ore i due sono crollati e hanno confessato: sono stati fermati dai Carabinieri e portati nel carcere minorile di Bologna. L'accusa è duplice omicidio aggravato anche dalla premeditazione. Il movente, come ha detto anche il procuratore di Ferrara Bruno Cherchi, non è ancora del tutto chiaro. Ma sembrerebbe legato ai forti contrasti tra la coppia e il 16enne, probabilmente dovuti anche al rendimento scolastico del giovane (che frequenta la 2/a classe all'Iti di Codigoro), che abitava da solo in una sorta di 'dependance' della villetta.

Ma l'avvocato smentisce: non è stato "per un brutto voto. Il motivo è molto più complesso" ha detto, facendo riferimento a "problemi adolescenziali non trattati con i dovuti modi, da parte di entrambi. Sia dai genitori, che da lui stesso e anche da parte della società".

Era stato lo stesso ragazzo a dare l'allarme, dicendo di essere rientrato e di aver trovato morti madre e patrigno, titolari del ristorante La Greppia di San Giuseppe di Comacchio. Il corpo dell'uomo era in garage, quello di lei in cucina e agli inquirenti è stato subito chiaro che si trattava di omicidio, commesso da qualcuno che conosceva la casa. Secondo quanto emerso in seguito dai racconti dei due fermati, ad entrare inizialmente sarebbe stato solo il 17enne (studente al Centro di formazione professionale di Codigoro), mentre l'amico era altrove anche per fabbricarsi un alibi. Il giovane killer avrebbe dunque colpito i coniugi nel sonno, ma non è riuscito a portare fino in fondo il progetto che prevedeva di gettarne i cadaveri in un canale.

Dopo averli uccisi, si sarebbe accorto che da solo non era in grado di trasportarli e allora ha chiamato l'amico. Nel frattempo la notte stava finendo e i due hanno dovuto in fretta escogitare un 'piano B'. Cioé inscenare una rapina, inquinando la scena, spostando i corpi e mettendo dei sacchi di plastica in testa forse per non lasciare tracce. Nel primo racconto agli investigatori il 16enne avrebbe fatto riferimento anche a macchine sospette avvistate vicino a casa nei giorni precedenti e ad un mazzo di chiavi sparito.

Ma i Carabinieri e il Pm Giuseppe Tittaferrante hanno presto notato contraddizioni e così hanno allertato il procuratore per i minorenni Silvia Marzocchi, che li ha raggiunti. Messi alle strette e sentiti a lungo fino a notte fonda, i giovani hanno ammesso i fatti e hanno indicato dove era finita l'arma, in un corso d'acqua a Caprile, frazione dove vive il 17enne e dove aveva abitato la famiglia Vincelli fino a poco tempo fa (il fratellastro più grande, figlio di Salvatore, vive e studia a Torino). Lì sono stati trovati anche i vestiti sporchi di sangue dei due adolescenti. Il giallo è risolto, ma le indagini proseguono per approfondire i dettagli e soprattutto il contesto familiare e tutto quello che può aver portato due minori a suggellare un patto per un omicidio così brutale.